
Moody's retrocede il Messico, a un passo dal 'junk': rischi per l'economia latinoamericana
Il rating sovrano scende a Baa3, il gradino più basso del grado d'investimento. Il governo difende la stabilità, ma i mercati temono un effetto domino.
La decisione di Moody's, annunciata mercoledì, ha scosso i mercati finanziari: l'agenzia ha ridotto il rating del Messico da Baa2 a Baa3, il livello più basso del cosiddetto investment grade, lasciando il paese a un soffio dalla categoria speculativa. Il provvedimento è motivato dal progressivo indebolimento delle finanze pubbliche, con un debito in crescita e una base di entrate insufficiente, aggravata dal sostegno continuo a Petróleos Mexicanos (Pemex). L'outlook, tuttavia, è stato rivisto da negativo a stabile, segnale che non sono attese ulteriori modifiche nel breve termine.
Da Città del Messico, il ministero del Tesoro ha cercato di minimizzare l'impatto, sottolineando che il paese conserva il grado d'investimento e che la prospettiva stabile indica una pausa nei tagli. Il segretario Rogelio Ramírez de la O ha espresso fiducia che Moody's non tornerà a ridurre il rating nei prossimi 18 mesi, citando la solidità del quadro macroeconomico e la diversificazione economica. Tuttavia, gli analisti indipendenti notano che la decisione arriva a pochi giorni dalla revisione dell'outlook di S&P da stabile a negativo, e che l'allineamento con il rating di Fitch (BBB-) non è confortante.
Per l'Italia e l'Europa, la notizia ha un duplice significato. Da un lato, molti fondi pensione e investitori europei hanno esposizioni significative in titoli di Stato messicani, e un eventuale declassamento a junk costringerebbe a vendite forzate. Dall'altro, il Messico è un partner commerciale chiave per l'Unione Europea, con un accordo modernizzato in fase di ratifica. Un deterioramento del rating potrebbe raffreddare gli investimenti diretti europei, che già scontano le incognite del nearshoring e della transizione energetica.
Il nodo centrale è la debolezza fiscale strutturale, che Moody's attribuisce a 'spesa rigida, base di entrate limitata e sostegno a Pemex'. Il governo ha scelto di privilegiare la sovranità energetica e un modello redistributivo, sacrificando la disciplina di bilancio. In un contesto di bassa crescita, la capacità di invertire questa rotta è ridotta. La prospettiva stabile offre una tregua, ma i mercati restano vigili: il Messico si trova in una posizione vulnerabile, in attesa di segnali concreti di consolidamento fiscale.
Allarga lo sguardo
Washington revoca il visto all’ambasciatrice brasiliana: scontro diplomatico a due mesi dal voto
3 lingue · 43 testate
Da Economy & MarketsDazi USA del 15% sul polisilicio: la mossa di Trump per contrastare il dominio cinese
6 lingue · 16 testate
Da TechnologyL’amministrazione Trump esenta i modelli open-weight cinesi dai nuovi test di sicurezza sull’IA
3 lingue · 11 testate