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giovedì 23 aprile 2026

Mordashov da record: l’oro spinge i miliardari russi, ma la ricchezza resta ‘vecchia’

Per la prima volta nella storia del Forbes russo, un imprenditore ha superato la soglia dei trenta miliardi di dollari di patrimonio: Alexey Mordashov, azionista di controllo di Severstal e del gruppo aurifero Nordgold, è stato valutato trentasette miliardi, scalzando Vladimir Potanin e Vagit Alekperov. Il balzo è stato determinato dall’impennata del prezzo dell’oro, cresciuto di quasi l’ottanta per cento in un anno, che ha più che raddoppiato il valore delle partecipazioni di famiglia nella società mineraria. Secondo gli analisti di Mosca, il risultato conferma come le fortune russe restino ancorate alle materie prime e al lascito della privatizzazione post-sovietica: dei quindici miliardari che si sono succeduti al vertice dal 2004, nessuno proviene dall’economia digitale o da settori innovativi.

L’edizione 2026 del ranking conta centocinquantacinque nomi, nove in più rispetto all’anno precedente, con quattordici new entry e tre ex miliardari rientrati in classifica. Tuttavia, quattro imprenditori sono usciti per il calo delle valutazioni e tre hanno perso i loro beni principali per decisione giudiziaria: Dmitry Kamenshchik è stato privato dell’aeroporto Domodedovo, Konstantin Strukov della società aurifera YUGK, e Denis Shtengelov del gruppo alimentare KDV, inserito dal Rosfinmonitoring tra le organizzazioni legate al terrorismo. Arkady Volozh, fondatore di Yandex, ha invece abbandonato la lista dopo aver rinunciato alla cittadinanza russa. La dinamica, osservano gli esperti di Bruxelles, riflette la duplice pressione esercitata dal conflitto ucraino: sanzioni occidentali da un lato, nazionalizzazioni e guerre giudiziarie interne dall’altro.

Il fenomeno russo si inserisce in un contesto globale di accelerata concentrazione della ricchezza. Secondo le stime della società di consulenza Knight Frank, i miliardari nel mondo sono oggi tremilacentodieci e potrebbero avvicinarsi a quattromila entro il 2031, mentre la fascia dei multimilionari – persone con patrimonio superiore a trenta milioni di dollari – è cresciuta del trecento per cento dal 2021. Il motore principale è il settore tecnologico, in particolare l’intelligenza artificiale, che ha moltiplicato le possibilità di scalare le imprese a livello globale. L’Europa, nel frattempo, osserva con cautela: la fuga di capitali russi verso giurisdizioni come gli Emirati Arabi e la Turchia ha ridisegnato i flussi finanziari, mentre l’Italia – storicamente terra di investimenti per gli oligarchi – registra un progressivo disimpegno sotto la spinta delle sanzioni.

Guardando al futuro, la domanda che si pongono gli osservatori internazionali è se il modello russo di accumulo della ricchezza possa mai rinnovarsi. L’oro, che oggi alimenta il primato di Mordashov, resta un bene rifugio in tempi di incertezza geopolitica, ma la mancanza di nuove figure imprenditoriali cresciute al di fuori del ciclo delle materie prime suggerisce una stagnazione strutturale. Come notano gli analisti di Pechino, la Russia rischia di rimanere intrappolata in un’economia estrattiva, mentre il resto del mondo scommette sull’innovazione. La partita, per i prossimi anni, si giocherà sul terreno della diversificazione – o della sua assenza.

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giovedì 23 aprile 2026

Mordashov da record: l’oro spinge i miliardari russi, ma la ricchezza resta ‘vecchia’

Per la prima volta nella storia del Forbes russo, un imprenditore ha superato la soglia dei trenta miliardi di dollari di patrimonio: Alexey Mordashov, azionista di controllo di Severstal e del gruppo aurifero Nordgold, è stato valutato trentasette miliardi, scalzando Vladimir Potanin e Vagit Alekperov. Il balzo è stato determinato dall’impennata del prezzo dell’oro, cresciuto di quasi l’ottanta per cento in un anno, che ha più che raddoppiato il valore delle partecipazioni di famiglia nella società mineraria. Secondo gli analisti di Mosca, il risultato conferma come le fortune russe restino ancorate alle materie prime e al lascito della privatizzazione post-sovietica: dei quindici miliardari che si sono succeduti al vertice dal 2004, nessuno proviene dall’economia digitale o da settori innovativi.

L’edizione 2026 del ranking conta centocinquantacinque nomi, nove in più rispetto all’anno precedente, con quattordici new entry e tre ex miliardari rientrati in classifica. Tuttavia, quattro imprenditori sono usciti per il calo delle valutazioni e tre hanno perso i loro beni principali per decisione giudiziaria: Dmitry Kamenshchik è stato privato dell’aeroporto Domodedovo, Konstantin Strukov della società aurifera YUGK, e Denis Shtengelov del gruppo alimentare KDV, inserito dal Rosfinmonitoring tra le organizzazioni legate al terrorismo. Arkady Volozh, fondatore di Yandex, ha invece abbandonato la lista dopo aver rinunciato alla cittadinanza russa. La dinamica, osservano gli esperti di Bruxelles, riflette la duplice pressione esercitata dal conflitto ucraino: sanzioni occidentali da un lato, nazionalizzazioni e guerre giudiziarie interne dall’altro.

Il fenomeno russo si inserisce in un contesto globale di accelerata concentrazione della ricchezza. Secondo le stime della società di consulenza Knight Frank, i miliardari nel mondo sono oggi tremilacentodieci e potrebbero avvicinarsi a quattromila entro il 2031, mentre la fascia dei multimilionari – persone con patrimonio superiore a trenta milioni di dollari – è cresciuta del trecento per cento dal 2021. Il motore principale è il settore tecnologico, in particolare l’intelligenza artificiale, che ha moltiplicato le possibilità di scalare le imprese a livello globale. L’Europa, nel frattempo, osserva con cautela: la fuga di capitali russi verso giurisdizioni come gli Emirati Arabi e la Turchia ha ridisegnato i flussi finanziari, mentre l’Italia – storicamente terra di investimenti per gli oligarchi – registra un progressivo disimpegno sotto la spinta delle sanzioni.

Guardando al futuro, la domanda che si pongono gli osservatori internazionali è se il modello russo di accumulo della ricchezza possa mai rinnovarsi. L’oro, che oggi alimenta il primato di Mordashov, resta un bene rifugio in tempi di incertezza geopolitica, ma la mancanza di nuove figure imprenditoriali cresciute al di fuori del ciclo delle materie prime suggerisce una stagnazione strutturale. Come notano gli analisti di Pechino, la Russia rischia di rimanere intrappolata in un’economia estrattiva, mentre il resto del mondo scommette sull’innovazione. La partita, per i prossimi anni, si giocherà sul terreno della diversificazione – o della sua assenza.

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