
Tra cooperazione e accuse: la visita di Türk in Messico tra denunce di lesa umanità e militarizzazione
La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha ricevuto ieri a Palazzo Nazionale l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, in un incontro di un’ora e mezza destinato a restare negli annali della delicata partita tra Città del Messico e gli organismi internazionali. Al centro del colloquio, la crisi delle persone scomparse nel Paese – oltre centomila, secondo i dati ufficiali – che il Comitato contro la Scomparsa Forzata (CED) ha recentemente definito “crimini di lesa umanità”. Una definizione che l’esecutivo ha respinto con fermezza, pur dichiarandosi disponibile a collaborare con l’ONU. La riunione, arrivata al termine della visita quadriennale di Türk, ha rappresentato un tentativo di ricucire lo strappo dopo che il rapporto del CED, basato su casi di quattro stati tra il 2009 e il 2017 e poi estrapolato al 2025, era stato bollato dal governo come “parziale e non rappresentativo”.
Ma la tensione non si è placata. Le organizzazioni della società civile – da Amnistia Internazionale Messico a México Unido Contra la Delincuencia, fino a Juicio Justo – hanno colto la visita per chiedere a Türk di raccomandare il ritiro graduale delle forze armate dalla sicurezza pubblica, denunciando una militarizzazione che, lungi dall’essere ridimensionata, si è estesa sotto l’amministrazione Sheinbaum. Un fronte ampio che ha ricordato come le precedenti raccomandazioni internazionali siano rimaste lettera morta. Parallelamente, la fiscal generale Ernestina Godoy ha incontrato Türk per ribadire l’impegno a rafforzare le capacità investigative in materia di diritti umani, con particolare attenzione alla scomparsa di persone, alla tortura e alla protezione dei giornalisti. Una promessa istituzionale che, secondo gli analisti di Bruxelles, si scontra con la realtà di un sistema giudiziario ancora troppo permeabile alle pressioni politiche.
Dall’ottica di Pechino, invece, la vicenda messicana viene osservata con distacco, ma con la consapevolezza che il caso potrebbe diventare un precedente nel dibattito globale sulla sovranità nazionale di fronte ai tribunali internazionali. Per l’Europa e per l’Italia, che segue con attenzione i rapporti dell’ONU in America Latina, la partita messicana è un test: se il governo di Sheinbaum riuscirà a coniugare la retorica del “cambiamento” con una reale cooperazione sugli standard di tutela dei diritti umani, o se prevarrà la logica della contrapposizione. La palla ora passa all’Assemblea Generale dell’ONU, chiamata a pronunciarsi sulle conclusioni del CED. Il rischio, avvertono gli osservatori internazionali, è che il dialogo si trasformi in una schermaglia sterile, mentre le vittime e i loro familiari continuano ad attendere giustizia.
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