
Morte in allenamento, il club accusa il giocatore di negligenza
La difesa dei Manly Sea Eagles sostiene che Keith Titmuss, ventenne deceduto per un colpo di calore nel 2020, non avrebbe comunicato il proprio stato di forma.
La morte di Keith Titmuss, il giovane rugbista dei Manly Warringah Sea Eagles stroncato a vent’anni da un colpo di calore durante un allenamento pre-stagionale nel novembre 2020, è ora al centro di un aspro scontro giudiziario. La famiglia del giocatore ha avviato un’azione per danni da negligenza, e il club ha depositato una memoria difensiva in cui sostiene che Titmuss avrebbe contribuito al proprio decesso non informando lo staff tecnico e medico del peggioramento delle sue condizioni fisiche durante la pausa estiva.
L’inchiesta del coroner, conclusa nel 2024, aveva stabilito che il decesso fu causato da un colpo di calore da sforzo, escludendo il ruolo di una preesistente patologia cardiaca. Secondo il coroner, la sessione di lavoro nel dojo del centro sportivo di Narrabeen – svolta dopo una prima fase all’aperto con 21 gradi e il 92 per cento di umidità – fu «più probabilmente inappropriata che non». I paramedici registrarono una temperatura corporea di 41,9 gradi, la più alta mai riscontrata da uno di loro.
La famiglia Titmuss contesta al club di non aver rispettato il proprio protocollo sul calore, adottato dopo un episodio analogo occorso a un altro giocatore nel 2017, e di non aver acceso i ventilatori a piantana presenti nella palestra, priva di aria condizionata. Il club replica che le porte sul retro erano aperte, che le pause per l’idratazione furono imposte e che dieci membri dello staff sorvegliavano quindici atleti. Aggiunge che un test fisico effettuato quattro giorni prima non aveva mostrato «segnali d’allarme», mentre la famiglia afferma che il livello di forma di Titmuss era il più basso della rosa.
La difesa dei Sea Eagles arriva a sostenere che «l’allenamento nella NRL è intrinsecamente pericoloso» e che il giocatore non avrebbe gestito peso e alimentazione nella pausa, né avrebbe interrotto l’attività quando iniziò a sentirsi male. Fonti non autorizzate a parlare riferiscono che la famiglia abbia già ricevuto un indennizzo di circa un milione di dollari dall’assicurazione del club e dalla lega. Il procedimento civile è in corso presso la Corte Suprema del Nuovo Galles del Sud.
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