
Droni su Mosca alla vigilia del Giorno della Vittoria: la tregua già naufragata
Kiev lancia il secondo più grande attacco di droni contro la Russia. Fallita la tregua proposta da Zelensky, Mosca accusa e Trump media.
Alla vigilia del Giorno della Vittoria che Mosca celebra il 9 maggio, l'Ucraina ha sferrato il secondo più massiccio attacco di droni dall'inizio della guerra, abbattendo secondo il ministero della Difesa russo 347 velivoli senza pilota su venti regioni, compresa la capitale. L'offensiva ha interrotto i voli negli aeroporti moscoviti e ha causato feriti e danni a edifici nelle aree di Brjansk e Mosca. Il Cremlino ha reagito ordinando lo spegnimento della rete internet mobile per le commemorazioni, segno di una tensione che supera la retorica rituale delle ricorrenze.
La sceneggiata delle tregue incrociate ha raggiunto il suo apice nei giorni scorsi. Kiev aveva proposto un cessate il fuoco unilaterale a partire dal 6 maggio, ma accusa Mosca di averlo violato con milleottocentoventi azioni militari nelle prime dieci ore, tra cui bombardamenti aerei e tentativi di assalto costati la vita a un civile e il ferimento di altri tre nelle regioni settentrionali e orientali. Per il presidente Zelensky si tratta di «un disprezzo manifesto per la salvezza delle vite». La Russia ha risposto annunciando una propria tregua per l'8 e il 9 maggio, assicurando di avere il sostegno del presidente americano Donald Trump, che nel colloquio del 29 aprile con Vladimir Putin avrebbe appoggiato l'iniziativa. Secondo la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, la reazione di Kiev sarebbe stata «nervosa e isterica».
Dal punto di vista di Bruxelles, l'offensiva ucraina rappresenta un tentativo di negare a Putin la consacrazione simbolica della parata sulla Piazza Rossa, minacciata persino da un sorvolo di droni nemici. Non è un caso che l'aviazione ucraina abbia diffuso sui social l'avvertimento di poter colpire il cuore di Mosca se le ostilità non cessassero. L'ottica di Pechino, invece, guarda con preoccupazione a questa escalation, che rischia di allontanare ulteriormente qualsiasi ipotesi negoziale, mentre gli analisti europei sottolineano il ruolo ambiguo di Washington: da un lato media una tregua di facciata, dall'altro non frena gli armamenti.
L'Italia e l'Europa si trovano di fronte a un paradosso: la festa della vittoria sul nazifascismo, celebrata sia a Mosca sia a Kiev con significati opposti, diventa il teatro di una guerra di comunicazione in cui i corpi contano meno dei simboli. Il futuro prossimo è segnato dalla sfiducia assoluta. Il presidente russo ha disposto misure di sicurezza straordinarie per la parata, ma l'eco dei droni abbatte ogni illusione di pausa. Se la diplomazia non troverà un aggancio concreto, il 9 maggio potrebbe essere ricordato non come giorno di tregua, ma come l'ennesima data di una guerra senza fine.
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