
Musk paga 1,5 milioni alla Sec ma resta il più ricco: l’ascesa senza freni
Il miliardario chiude la causa per il ritardo nella comunicazione dell’acquisto di azioni Twitter. Intanto la classifica Forbes lo incorona re della ricchezza.
Elon Musk ha firmato un accordo con la Securities and Exchange Commission, versando una sanzione civile di 1,5 milioni di dollari per mettere fine alle accuse di aver ritardato la divulgazione del suo primo pacchetto azionario in Twitter nella primavera del 2022. Il regolatore statunitense sosteneva che l’imprenditore, attraverso un trust familiare, avesse atteso undici giorni oltre il termine di legge per dichiarare il superamento della soglia del cinque per cento, permettendosi così di accumulare ulteriori azioni a prezzi artificialmente bassi per un guadagno stimato in oltre mezzo miliardo di dollari. Musk non ammette colpe, ma paga: una cifra irrisoria per un patrimonio che, secondo l’ultima classifica Forbes, supera i 676 miliardi di euro, più del doppio del secondo in graduatoria, Larry Page.
L’accordo chiude un capitolo giudiziario che aveva acceso i riflettori sui rapporti tra i super-ricchi e le autorità di vigilanza, con Bruxelles che osserva con crescente attenzione la concentrazione di ricchezza oltre Atlantico: per la prima volta, tutti i primi dieci posti della lista Forbes sono occupati da miliardari statunitensi, mentre l’Europa deve accontentarsi dell’undicesimo posto con Bernard Arnault. Da Pechino intanto si guarda a questa vicenda come a un esempio di come il sistema americano gestisca le controversie finanziarie con pragmatismo, evitando conseguenze patrimoniali significative per i grandi capitali. La sanzione è infatti molto inferiore ai 150 milioni di dollari che la Sec chiedeva come restituzione dei presunti profitti illeciti.
Nel frattempo, a valutare il peso di Musk non è solo il passato ma anche il futuro: il suo compenso in Tesla è interamente legato al raggiungimento di obiettivi ambiziosi, dalla capitalizzazione di 8.500 miliardi di dollari a un margine operativo lordo di 100 miliardi, un piano che potrebbe fruttargli fino a 158 miliardi di dollari. Per l’Italia e l’Europa, il caso solleva interrogativi sulla governance delle grandi piattaforme digitali e sul ruolo dei singoli attori nel mercato globale. Se Musk continua a dominare le classifiche della ricchezza e a testare i limiti delle regole, il vero banco di prova sarà nei prossimi anni: la sua capacità di trasformare ambizioni spaziali e tecnologiche in profitti tangibili, in un contesto normativo sempre più attento agli squilibri di potere economico.
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