
Nadezhdin abbandona la corsa alla Duma: la tenaglia legale spegne l’ultima voce anti-guerra
Multa per “simboli estremisti” e status di “agente straniero” rendono impossibile la candidatura: l’oppositore denuncia un’asfissia politica senza precedenti.
Boris Nadezhdin ha annunciato la fine della propria campagna per le elezioni della Duma di settembre, piegandosi a una sequenza di misure amministrative e penali che, per stessa ammissione del politico, gli impediscono di fatto qualsiasi attività legale di opposizione. La decisione, comunicata domenica su Telegram, segue di pochi giorni la condanna a una multa di mille rubli per aver condiviso un video contenente una foto di Aleksej Navalnyj – qualificata come “simbolo estremista” – e l’iscrizione nel registro degli “agenti stranieri” da parte del ministero della Giustizia. Secondo la legislazione elettorale russa, entrambi i provvedimenti precludono l’eleggibilità, rendendo superflua la consegna delle firme già raccolte.
La cronologia degli eventi disegna un’escalation calibrata. Il 10 luglio il ministero della Giustizia ha inserito Nadezhdin nella lista degli “agenti stranieri”; il 14 luglio la polizia lo ha brevemente fermato; il 17 luglio un tribunale della regione di Mosca lo ha riconosciuto colpevole di propaganda estremista. In parallelo, un vecchio procedimento esecutivo legato a un fallimento personale è stato riaperto, impedendogli di lasciare il Paese. Fonti vicine all’amministrazione presidenziale, citate da analisti moscoviti, riconducono la stretta a un conflitto tra le “torri” del Cremlino: se in passato Nadezhdin avrebbe goduto della protezione del primo vicecapo di gabinetto Sergej Kirienko, per il quale aveva lavorato come consigliere, oggi a prevalere sarebbe l’ala dei siloviki, determinata a escludere dal voto ogni figura capace di articolare un dissenso sulla guerra in Ucraina.
Nell’inverno 2024, la campagna presidenziale di Nadezhdin – condotta con lo slogan “Per la pace” e la richiesta di porre fine a quella che definiva “un errore fatale” – aveva generato code di sostenitori in decine di città, trasformandosi in un raro canale di protesta legale. La Commissione elettorale centrale lo escluse allora per presunte irregolarità nelle firme; oggi il meccanismo repressivo si fa più esplicito, colpendo la persona ancor prima del voto. Osservatori occidentali e organizzazioni per i diritti umani leggono in questa parabola la volontà di azzerare ogni spazio per un’opposizione non esiliata, non incarcerata e non ridotta al silenzio, in un contesto in cui la quasi totalità dei critici del Cremlino è ormai in prigione, morta o all’estero.
La rinuncia di Nadezhdin priva le legislative di settembre dell’unico candidato che, pur muovendosi entro i margini del sistema, aveva fatto della fine del conflitto il proprio asse programmatico. Per Bruxelles e le capitali europee, l’episodio conferma la chiusura di ogni residua valvola di dialogo interno e rafforza la percezione di un regime che non tollera alternative, neppure quelle provenienti da figure un tempo integrate nell’establishment. Il diretto interessato ha dichiarato di non voler “mettere a rischio” familiari, staff e sostenitori, e ha assicurato che i fondi residui della campagna saranno destinati ai collaboratori. Al momento, le firme raccolte non saranno presentate alla commissione elettorale, e la Duma si avvia a essere eletta senza la presenza di una voce anti-guerra legalmente riconosciuta.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
La notizia della rinuncia di Nadezhdin non viene riportata, a significare che il candidato è irrilevante. Le testate russe preferiscono concentrarsi su successi militari e questioni tecniche. Il silenzio mediatico è una forma di delegittimazione.
La persecuzione legale degli oppositori in Russia continua, come dimostra la multa a un candidato per aver mostrato la foto di Navalny. La legge sulle 'simboliche estremiste' viene usata per bloccare chiunque critichi il Cremlino. I candidati indipendenti vengono eliminati con pretesti legali.
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