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Economia e Mercatimercoledì 5 agosto 2026

Nei paesi in via di sviluppo solo il 4,5% dei posti è a rischio automazione, ma la dipendenza dall’AI frena i benefici

Il primo rapporto completo della Banca Mondiale su 6,8 miliardi di persone mostra che l’AI può colmare carenze di competenze, ma senza politiche adeguate il divario con le economie avanzate si allargherà.

Il primo rapporto complessivo della Banca Mondiale sugli effetti dell’intelligenza artificiale nelle economie in via di sviluppo rovescia l’allarme occupazionale che domina il dibattito nei paesi ricchi: solo il 4,5% dei posti di lavoro in questi paesi sarebbe automatizzabile con l’AI generativa, contro il 14,2% delle economie avanzate. La ragione sta nella struttura produttiva, dominata da agricoltura, piccole imprese e lavoro informale, settori in cui la tecnologia agisce più da complemento che da sostituto. Secondo l’economista capo della Banca Mondiale, Indermit Gill, l’AI può aiutare a compensare la cronica carenza di medici, ingegneri e analisti finanziari, aumentando la produttività di lavoratori con meno esperienza.

Nei paesi ricchi, invece, la polarizzazione del mercato del lavoro è già misurabile. Nel Regno Unito, i dati del sito Indeed mostrano che a luglio 2025 gli annunci di lavoro sono calati del 10% rispetto a gennaio, ma quelli per sviluppatori di software sono rimbalzati del 14%, concentrati su posizioni senior e legate direttamente all’AI. Jack Kennedy, capo economista di Indeed, parla di un mercato «sempre più diviso in due binari», con la domanda che si restringe a profili altamente specializzati mentre crollano le offerte nella contabilità, nel marketing e nella manifattura. Negli Stati Uniti, un rapporto di Morgan Stanley rileva che il tasso di disoccupazione nelle occupazioni ad alta esposizione all’AI è salito di 0,5 punti percentuali oltre quanto previsto dall’andamento generale, e la società Challenger, Gray & Christmas segnala che a giugno l’AI è stata la prima causa di licenziamenti, con oltre 14mila annunci.

Eppure, l’impatto non è solo distruttivo. In Australia, un’analisi della consulenza EY stima che l’AI potrebbe aggiungere tra il 2,6% e il 3,2% al Pil entro la metà del prossimo decennio, generando tra 36mila e 44mila posti di lavoro aggiuntivi, trainati dall’edilizia per i data center, dal commercio al dettaglio e dalla logistica. Anche in Brasile, dove solo il 30% delle aziende ha una strategia strutturata per l’AI, i settori industriali, energetici e sanitari iniziano a usare la tecnologia per manutenzione predittiva e gestione amministrativa. Ma la Banca Mondiale avverte che senza un ampliamento dell’accesso alla capacità di calcolo e la produzione di dati locali nelle lingue native, i paesi in via di sviluppo resteranno indietro: l’aumento di produttività nelle economie avanzate potrebbe essere tre volte superiore al loro.

Un ulteriore avvertimento arriva dalla ricerca cognitiva. Trent Cash, dell’Università di Waterloo, in un articolo su Trends in Cognitive Sciences, mostra che delegare sistematicamente compiti come la diagnosi medica o la soluzione di problemi matematici all’AI può atrofizzare le competenze che si mantengono solo con l’esercizio. In uno studio su studenti delle superiori, chi aveva usato ChatGPT per imparare un nuovo concetto di matematica ha poi ottenuto risultati peggiori di chi aveva studiato senza, una volta rimosso lo strumento. Tuttavia, quando l’AI è progettata come tutor che offre indizi senza fornire la risposta, l’apprendimento si preserva. «Se non usi un’abilità, la perdi», sintetizza Cash, suggerendo che la chiave è mantenere l’essere umano «nel circuito cognitivo».

La sfida per i governi, dunque, non è solo regolatoria ma di politica industriale e formativa. La Banca Mondiale mette in guardia dal rischio di dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina, mentre EY sottolinea la necessità di riqualificare i lavoratori per accompagnare la transizione. Il prossimo banco di prova saranno i dati sull’occupazione di luglio negli Stati Uniti, attesi a breve, che potrebbero confermare se la concentrazione dei licenziamenti nei settori esposti all’AI è un fenomeno strutturale.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Ottimismo vs. Cautela
40%Media
3 blocchi · posizioni da −0.10 a +0.80
Iraniana (cautela)Atlantica (ottimismo)
ATLIRNGLF
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera+0.80aligned
Stampa iraniana e affini−0.10neutral
Stampa del Golfo arabo0.00neutral
I soggetti direttamente coinvolti nella storia (lavoratori, datori di lavoro) non sono rappresentati tra i blocchi analizzati.
Stampa atlantica / anglosfera+0.80
Voce

L'IA promette un futuro di prosperità e occupazione, smentendo i profeti di sventura.

Meccanismoribaltamento narrativo

Utilizza una previsione economica autorevole (EY) per ribaltare la narrativa dominante di perdita di posti di lavoro, presentando l'IA come una soluzione piuttosto che un problema.

Omissione

Non menziona i dati sulla disoccupazione in aumento nelle occupazioni esposte, né le previsioni di segmentazione del mercato del lavoro.

TrionfoPragmatismo
Stampa iraniana e affini−0.10
Voce

I paesi in via di sviluppo devono sfruttare l'IA con cautela per evitare una nuova dipendenza tecnologica.

Meccanismoempowerment condizionato

Si appoggia a un rapporto della Banca Mondiale per bilanciare i benefici dell'IA con i rischi di dipendenza, creando una narrazione di empowerment condizionato.

Omissione

Non affronta la segmentazione del mercato del lavoro nei paesi sviluppati, concentrandosi esclusivamente sulle economie in via di sviluppo.

ScetticismoPragmatismo
Stampa del Golfo arabo0.00
Voce

Il mercato del lavoro britannico si sta polarizzando: l'IA crea posti per pochi mentre ne elimina molti altri.

Meccanismooggettivazione statistica

Utilizza dati statistici concreti (Indeed) per mostrare una tendenza oggettiva, senza esprimere giudizi, ma la scelta dei dati (calo del 10% delle offerte) suggerisce una preoccupazione implicita.

Omissione

Non menziona le previsioni positive di crescita economica complessiva o la creazione netta di posti di lavoro a livello aggregato.

DistaccoPragmatismo
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Nei paesi in via di sviluppo solo il 4,5% dei posti è a rischio automazione, ma la dipendenza dall’AI frena i benefici

Il primo rapporto completo della Banca Mondiale su 6,8 miliardi di persone mostra che l’AI può colmare carenze di competenze, ma senza politiche adeguate il divario con le economie avanzate si allargherà.

Il primo rapporto complessivo della Banca Mondiale sugli effetti dell’intelligenza artificiale nelle economie in via di sviluppo rovescia l’allarme occupazionale che domina il dibattito nei paesi ricchi: solo il 4,5% dei posti di lavoro in questi paesi sarebbe automatizzabile con l’AI generativa, contro il 14,2% delle economie avanzate. La ragione sta nella struttura produttiva, dominata da agricoltura, piccole imprese e lavoro informale, settori in cui la tecnologia agisce più da complemento che da sostituto. Secondo l’economista capo della Banca Mondiale, Indermit Gill, l’AI può aiutare a compensare la cronica carenza di medici, ingegneri e analisti finanziari, aumentando la produttività di lavoratori con meno esperienza.

Nei paesi ricchi, invece, la polarizzazione del mercato del lavoro è già misurabile. Nel Regno Unito, i dati del sito Indeed mostrano che a luglio 2025 gli annunci di lavoro sono calati del 10% rispetto a gennaio, ma quelli per sviluppatori di software sono rimbalzati del 14%, concentrati su posizioni senior e legate direttamente all’AI. Jack Kennedy, capo economista di Indeed, parla di un mercato «sempre più diviso in due binari», con la domanda che si restringe a profili altamente specializzati mentre crollano le offerte nella contabilità, nel marketing e nella manifattura. Negli Stati Uniti, un rapporto di Morgan Stanley rileva che il tasso di disoccupazione nelle occupazioni ad alta esposizione all’AI è salito di 0,5 punti percentuali oltre quanto previsto dall’andamento generale, e la società Challenger, Gray & Christmas segnala che a giugno l’AI è stata la prima causa di licenziamenti, con oltre 14mila annunci.

Eppure, l’impatto non è solo distruttivo. In Australia, un’analisi della consulenza EY stima che l’AI potrebbe aggiungere tra il 2,6% e il 3,2% al Pil entro la metà del prossimo decennio, generando tra 36mila e 44mila posti di lavoro aggiuntivi, trainati dall’edilizia per i data center, dal commercio al dettaglio e dalla logistica. Anche in Brasile, dove solo il 30% delle aziende ha una strategia strutturata per l’AI, i settori industriali, energetici e sanitari iniziano a usare la tecnologia per manutenzione predittiva e gestione amministrativa. Ma la Banca Mondiale avverte che senza un ampliamento dell’accesso alla capacità di calcolo e la produzione di dati locali nelle lingue native, i paesi in via di sviluppo resteranno indietro: l’aumento di produttività nelle economie avanzate potrebbe essere tre volte superiore al loro.

Un ulteriore avvertimento arriva dalla ricerca cognitiva. Trent Cash, dell’Università di Waterloo, in un articolo su Trends in Cognitive Sciences, mostra che delegare sistematicamente compiti come la diagnosi medica o la soluzione di problemi matematici all’AI può atrofizzare le competenze che si mantengono solo con l’esercizio. In uno studio su studenti delle superiori, chi aveva usato ChatGPT per imparare un nuovo concetto di matematica ha poi ottenuto risultati peggiori di chi aveva studiato senza, una volta rimosso lo strumento. Tuttavia, quando l’AI è progettata come tutor che offre indizi senza fornire la risposta, l’apprendimento si preserva. «Se non usi un’abilità, la perdi», sintetizza Cash, suggerendo che la chiave è mantenere l’essere umano «nel circuito cognitivo».

La sfida per i governi, dunque, non è solo regolatoria ma di politica industriale e formativa. La Banca Mondiale mette in guardia dal rischio di dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina, mentre EY sottolinea la necessità di riqualificare i lavoratori per accompagnare la transizione. Il prossimo banco di prova saranno i dati sull’occupazione di luglio negli Stati Uniti, attesi a breve, che potrebbero confermare se la concentrazione dei licenziamenti nei settori esposti all’AI è un fenomeno strutturale.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Ottimismo vs. Cautela
40%Media
3 blocchi · posizioni da −0.10 a +0.80
Iraniana (cautela)Atlantica (ottimismo)
ATLIRNGLF
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera+0.80aligned
Stampa iraniana e affini−0.10neutral
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I soggetti direttamente coinvolti nella storia (lavoratori, datori di lavoro) non sono rappresentati tra i blocchi analizzati.
Stampa atlantica / anglosfera+0.80
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L'IA promette un futuro di prosperità e occupazione, smentendo i profeti di sventura.

Meccanismoribaltamento narrativo

Utilizza una previsione economica autorevole (EY) per ribaltare la narrativa dominante di perdita di posti di lavoro, presentando l'IA come una soluzione piuttosto che un problema.

Omissione

Non menziona i dati sulla disoccupazione in aumento nelle occupazioni esposte, né le previsioni di segmentazione del mercato del lavoro.

TrionfoPragmatismo
Stampa iraniana e affini−0.10
Voce

I paesi in via di sviluppo devono sfruttare l'IA con cautela per evitare una nuova dipendenza tecnologica.

Meccanismoempowerment condizionato

Si appoggia a un rapporto della Banca Mondiale per bilanciare i benefici dell'IA con i rischi di dipendenza, creando una narrazione di empowerment condizionato.

Omissione

Non affronta la segmentazione del mercato del lavoro nei paesi sviluppati, concentrandosi esclusivamente sulle economie in via di sviluppo.

ScetticismoPragmatismo
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Il mercato del lavoro britannico si sta polarizzando: l'IA crea posti per pochi mentre ne elimina molti altri.

Meccanismooggettivazione statistica

Utilizza dati statistici concreti (Indeed) per mostrare una tendenza oggettiva, senza esprimere giudizi, ma la scelta dei dati (calo del 10% delle offerte) suggerisce una preoccupazione implicita.

Omissione

Non menziona le previsioni positive di crescita economica complessiva o la creazione netta di posti di lavoro a livello aggregato.

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