
Nicaragua, Ortega annuncia la fine delle elezioni e propone di escludere gli oppositori
Il presidente dichiara che non ci saranno più consultazioni democratiche mentre invia al Congresso un progetto per estendere il mandato a sette anni e vietare la partecipazione ai 'traditori'.
Nel quarantasettesimo anniversario della Rivoluzione sandinista, il presidente Daniel Ortega ha dichiarato che in Nicaragua «non ci saranno più elezioni», per impedire che gli oppositori – definiti «yanquis» e «somocistas» – «catturino il potere». L’annuncio cancella di fatto le elezioni previste per novembre 2027 e consolida un regime già accusato di derive autoritarie.
Parallelamente, il Congresso nicaraguense, controllato dal partito di Ortega, ha ricevuto un progetto di riforma costituzionale che propone di estendere il mandato presidenziale da sei a sette anni rinnovabili e di escludere dalle future competizioni elettorali i «traditori» e i «golpisti». Lo ha reso noto il presidente del Congresso Gustavo Porras, precisando che il testo sarà approvato entro settembre. Una recente modifica costituzionale aveva già allungato il mandato da cinque a sei anni e istituito la figura della co-presidente, ricoperta dalla moglie Rosario Murillo.
L’opposizione nicaraguense in esilio ha reagito definendo l’annuncio non una novità ma la conferma di una deriva autoritaria in atto da anni. Secondo il giornalista e analista Carlos Fernando Chamorro, la dichiarazione di Ortega risponde a una strategia geopolitica precisa: forzare un dialogo con gli Stati Uniti, nel tentativo di rompere l’isolamento internazionale del regime, che vede Washington intrattenere colloqui con altri paesi come Cuba e Venezuela. Chamorro ha inoltre esortato i governi progressisti dell’America Latina, e in particolare la presidente messicana Claudia Sheinbaum, a non restare passivi di fronte a un sistema che ha documentato «crimini contro l’umanità» secondo le Nazioni Unite.
Da Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che «l’amministrazione Trump e la comunità internazionale non resteranno a guardare mentre la dittatura di Murillo-Ortega approfondisce la repressione», annunciando possibili nuove sanzioni economiche, restrizioni sui visti e un’offensiva diplomatica. La repressione delle proteste del 2018, che secondo l’ONU ha causato oltre trecento morti, e la sistematica persecuzione di oppositori, giornalisti e imprenditori hanno progressivamente svuotato le istituzioni democratiche, riducendo il Nicaragua a un regime a conduzione familiare.
L’approvazione definitiva del progetto è prevista per settembre, secondo quanto anticipato da Porras. L’amministrazione statunitense ha annunciato di stare valutando sanzioni più ampie, mentre la reazione dei governi latinoamericani resta per lo più silenziosa, nonostante gli appelli di attivisti e analisti a non delegare la crisi alla sola Washington.
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa africana subsahariana | −0.20 | neutral |
Il regime di Ortega elimina ogni finzione democratica: niente più elezioni, solo una dittatura a vita. La riforma costituzionale serve a blindare il potere, escludendo 'traditori' e oppositori. È la prova che la rivoluzione sandinista è morta, sostituita da un'autocrazia.
Il Nicaragua avvia una riforma costituzionale per estendere il mandato presidenziale e bandire l'opposizione dalle elezioni. La proposta, inviata al Congresso, segue le dichiarazioni di Ortega sull'abolizione delle elezioni. L'approvazione è prevista a settembre.
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