
Nicotina senza confini: divieti divergenti tra Europa, Brasile e Russia
La conferenza di Milano chiede regole uniformi per i nuovi prodotti, mentre Brasile e Russia affrontano mercati neri e pressioni imprenditoriali.
A Milano, la European Conference on Tobacco or Health si è chiusa con un appello netto: stop alle deroghe per sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e nicotine pouches. La “Milan Declaration”, promossa dalla Lilt, chiede che questi prodotti siano regolati con la stessa severità del tabacco tradizionale, smantellando la narrazione della “riduzione del danno”. L’obiettivo è ambizioso: una generazione libera dal tabacco entro il 2040, con un percorso che parte dall’Europa ma che guarda a un coordinamento globale. Secondo gli analisti di Bruxelles, il documento segna una svolta nella lotta al fumo, ma apre interrogativi sulla fattibilità in un contesto normativo già frammentato.
Il contrasto con quanto accade in Brasile è evidente. Nonostante il divieto dell’Anvisa, i sachês di nicotina – come Velo, Zyn e Slapple – vengono venduti liberamente online, con consegne a São Paulo. Il monitoraggio della stampa locale ha rilevato cinque piattaforme attive in una sola settimana. L’Organizzazione mondiale della sanità segnala che le vendite globali di questi prodotti sono cresciute del 50% nel 2024, alimentando un mercato sommerso che sfugge ai controlli. L’ottica di Brasilia è quella di un’emergenza sanitaria pubblica, ma la difficoltà di far rispettare i divieti in un paese vasto e digitalizzato mina l’efficacia della norma.
Sul fronte opposto si colloca la Russia, dove il mondo imprenditoriale preme per evitare un’ulteriore frammentazione del mercato. L’associazione “Opora Rossii” ha inviato una lettera al presidente Putin per chiedere di eliminare dal disegno di legge sulla licenza del tabacco la norma che consentirebbe alle regioni di vietare autonomamente la vendita di vapes e liquidi. La prospettiva di Mosca è duplice: da un lato, il timore che divieti locali spezzino l’unità economica e spingano i consumatori verso il mercato nero; dall’altro, la consapevolezza che la regolamentazione nazionale è già in evoluzione, con il parlamento che discute misure restrittive. Secondo gli analisti russi, la richiesta degli imprenditori riflette una tensione tra esigenze sanitarie e libertà commerciale, destinata a intensificarsi.
In questo scenario globale, l’Italia e l’Europa si trovano a un bivio. Mentre la comunità scientifica spinge per un inasprimento delle regole, il proliferare di mercati illegali e di pressioni lobbistiche rende complessa l’adozione di politiche coerenti. La “Milan Declaration” potrebbe diventare un riferimento per i prossimi negoziati Ue, ma il confronto con le esperienze brasiliana e russa mostra che senza un coordinamento internazionale i divieti rischiano di restare lettera morta, mentre il business della nicotina continua a prosperare nelle zone grigie.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
La stampa europea continentale, in particolare quella mediterranea, sostiene la necessità di regolamentare i nuovi prodotti a base di nicotina con la stessa severità del tabacco tradizionale, respingendo l'idea della riduzione del danno. La Dichiarazione di Milano chiede di porre fine alle deroghe per sigarette elettroniche e tabacco riscaldato, sottolineando che non devono rimanere in una zona grigia normativa e fiscale.
In Brasile, nonostante il divieto dell'Anvisa, i sacchetti di nicotina sono venduti illegalmente online, con un monitoraggio che ha trovato cinque piattaforme attive. L'OMS segnala un aumento delle vendite globali, evidenziando il fallimento del divieto nel fermare il mercato nero.
La stampa russa, in particolare quella economica, riferisce che le associazioni imprenditoriali hanno chiesto a Putin di escludere la possibilità per le regioni di vietare la vendita di sigarette elettroniche. Sostengono che tali divieti frammenterebbero lo spazio economico e spingerebbero il commercio nell'ombra, danneggiando le imprese legali.
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