Accedi
Edizione delle 20:00 CETmartedì 4 agosto 2026
320 testate · 17 lingue231 briefing oggi
sabato 25 aprile 2026

Notte di droni e missili sull’Ucraina: strage a Dnipro, la guerra bussa alla porta Nato

La guerra è tornata a divorare il cuore civile dell’Ucraina con una violenza che non si vedeva da settimane. Nella notte tra venerdì e sabato, la Russia ha scatenato un attacco massiccio con almeno seicentodiciannove droni e quarantasette missili – tra balistici e da crociera – contro le città di Dnipro, Karkhiv, Zaporižžja, Odessa e la stessa Kiev. L’epicentro della tragedia è stato un quartiere residenziale di Dnipro, dove un intero spigolo di un palazzo è collassato sotto i colpi, uccidendo almeno cinque persone e ferendone oltre trenta, tra cui una bambina di nove anni e un’adolescente.

Il vicesindaco della città, secondo quanto trapelato, è miracolosamente scampato alla morte mentre i soccorritori scavavano tra le macerie alla ricerca di possibili superstiti. Il presidente Volodymyr Zelensky, in un messaggio accorato, ha parlato di “una notte praticamente interminabile” e ha rinnovato l’appello a “un’azione immediata e decisiva” da parte degli alleati. L’aviazione ucraina ha dichiarato di aver intercettato cinquecentottanta droni e trenta missili, un dato che dice della ferocia della tempesta di fuoco ma anche della resilienza di una difesa aerea ormai logorata da quasi quattro anni di conflitto.

Nell’altra metà del cielo, la replica ucraina non si è fatta attendere: droni a lunghissimo raggio hanno colpito, secondo le autorità locali, la regione di Ekaterinburg, a milleseicento chilometri dal confine, segnale che la profondità strategica russa non è più al sicuro. Ma a rendere questa escalation diversa dalle precedenti è stato il suo riverbero immediato sui confini della Nato. Due caccia Eurofighter Typhoon della Royal Air Force, in missione di pattugliamento aereo in Romania, sono stati fatti decollare d’urgenza perché droni russi si erano pericolosamente avvicinati allo spazio aereo alleato.

Secondo fonti della difesa britannica, per la prima volta i jet avrebbero ingaggiato e abbattuto alcuni di quei velivoli senza pilota, mentre frammenti di droni caduti in territorio romeno avrebbero causato danni materiali. Un incidente che Bruxelles osserva con estrema apprensione: l’effrazione, sia pure indiretta, dello spazio comunitario fa suonare un campanello d’allarme anche per l’Italia, che contribuisce al dispositivo Nato di difesa aerea integrata e che vede nel Mar Nero un bacino di instabilità dai riflessi energetici immediati. Non meno allarmante è il quadro emerso in queste ore sul fronte della tenuta umana dell’esercito ucraino.

La destituzione di un comandante nel settore di Karkhiv, dopo la diffusione di immagini choc di soldati ridotti a scheletri viventi, ha squarciato il velo su carenze logistiche profonde e su uno spossamento che rischia di minare la capacità di resistenza del Paese. Nell’ottica del Cremlino, questa è la conferma che la strategia di logoramento a tappeto – colpire sistematicamente città e infrastrutture civili per fiaccare il morale – sta dando frutti. Sul versante diplomatico e finanziario, l’Unione Europea ha intanto formalizzato un prestito di novanta miliardi di euro all’Ucraina e un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, mentre Zelensky si è recato in Arabia Saudita per consolidare i legami con il Medio Oriente in una partita che va oltre il sostegno militare, toccando la sicurezza alimentare e la diplomazia degli ostaggi.

L’accumularsi di episodi di sconfinamento, l’aggravarsi del costo umano e la corsa dell’Europa a blindare il proprio sostegno finanziario compongono il ritratto di un conflitto che non solo non si spegne, ma allarga progressivamente il suo perimetro di rischio. Per l’Italia, il combinato di pressione migratoria, instabilità delle forniture energetiche e coinvolgimento operativo nella protezione dei cieli orientali rende questa guerra sempre meno lontana.

Ultim'ora
UFC perde 30 milioni di dollari con l’evento alla Casa Bianca, ma i ricavi trimestrali crescono del 29%·Wall Street tocca nuovi record sulla speranza di riaprire lo Stretto di Ormuz·Mohamed Salah a un passo dal Trabzonspor: il lungo addio al Liverpool si chiude in Turchia·Stato del Messico, l'obbligo di reimmatricolazione dei veicoli con condoni fino al 100%·Il 12 agosto l’eclissi totale di Sole torna sulla Spagna continentale dopo oltre un secolo·La FIFA smentisce Infantino: nessuna chiamata a Trump, è pura finzione·Alonso e il Chelsea dei 46: l’enigma della rosa e il ritorno di Mudryk·L'eclissi che spaventava gli imperatori: il 12 agosto l'Europa si ferma per il Sole nero·UFC perde 30 milioni di dollari con l’evento alla Casa Bianca, ma i ricavi trimestrali crescono del 29%·Wall Street tocca nuovi record sulla speranza di riaprire lo Stretto di Ormuz·Mohamed Salah a un passo dal Trabzonspor: il lungo addio al Liverpool si chiude in Turchia·Stato del Messico, l'obbligo di reimmatricolazione dei veicoli con condoni fino al 100%·Il 12 agosto l’eclissi totale di Sole torna sulla Spagna continentale dopo oltre un secolo·La FIFA smentisce Infantino: nessuna chiamata a Trump, è pura finzione·Alonso e il Chelsea dei 46: l’enigma della rosa e il ritorno di Mudryk·L'eclissi che spaventava gli imperatori: il 12 agosto l'Europa si ferma per il Sole nero·
Agg. 19:175 lingue · 15 testate
15 testate|5 lingue|3 min lettura
sabato 25 aprile 2026

Notte di droni e missili sull’Ucraina: strage a Dnipro, la guerra bussa alla porta Nato

La guerra è tornata a divorare il cuore civile dell’Ucraina con una violenza che non si vedeva da settimane. Nella notte tra venerdì e sabato, la Russia ha scatenato un attacco massiccio con almeno seicentodiciannove droni e quarantasette missili – tra balistici e da crociera – contro le città di Dnipro, Karkhiv, Zaporižžja, Odessa e la stessa Kiev. L’epicentro della tragedia è stato un quartiere residenziale di Dnipro, dove un intero spigolo di un palazzo è collassato sotto i colpi, uccidendo almeno cinque persone e ferendone oltre trenta, tra cui una bambina di nove anni e un’adolescente.

Il vicesindaco della città, secondo quanto trapelato, è miracolosamente scampato alla morte mentre i soccorritori scavavano tra le macerie alla ricerca di possibili superstiti. Il presidente Volodymyr Zelensky, in un messaggio accorato, ha parlato di “una notte praticamente interminabile” e ha rinnovato l’appello a “un’azione immediata e decisiva” da parte degli alleati. L’aviazione ucraina ha dichiarato di aver intercettato cinquecentottanta droni e trenta missili, un dato che dice della ferocia della tempesta di fuoco ma anche della resilienza di una difesa aerea ormai logorata da quasi quattro anni di conflitto.

Nell’altra metà del cielo, la replica ucraina non si è fatta attendere: droni a lunghissimo raggio hanno colpito, secondo le autorità locali, la regione di Ekaterinburg, a milleseicento chilometri dal confine, segnale che la profondità strategica russa non è più al sicuro. Ma a rendere questa escalation diversa dalle precedenti è stato il suo riverbero immediato sui confini della Nato. Due caccia Eurofighter Typhoon della Royal Air Force, in missione di pattugliamento aereo in Romania, sono stati fatti decollare d’urgenza perché droni russi si erano pericolosamente avvicinati allo spazio aereo alleato.

Secondo fonti della difesa britannica, per la prima volta i jet avrebbero ingaggiato e abbattuto alcuni di quei velivoli senza pilota, mentre frammenti di droni caduti in territorio romeno avrebbero causato danni materiali. Un incidente che Bruxelles osserva con estrema apprensione: l’effrazione, sia pure indiretta, dello spazio comunitario fa suonare un campanello d’allarme anche per l’Italia, che contribuisce al dispositivo Nato di difesa aerea integrata e che vede nel Mar Nero un bacino di instabilità dai riflessi energetici immediati. Non meno allarmante è il quadro emerso in queste ore sul fronte della tenuta umana dell’esercito ucraino.

La destituzione di un comandante nel settore di Karkhiv, dopo la diffusione di immagini choc di soldati ridotti a scheletri viventi, ha squarciato il velo su carenze logistiche profonde e su uno spossamento che rischia di minare la capacità di resistenza del Paese. Nell’ottica del Cremlino, questa è la conferma che la strategia di logoramento a tappeto – colpire sistematicamente città e infrastrutture civili per fiaccare il morale – sta dando frutti. Sul versante diplomatico e finanziario, l’Unione Europea ha intanto formalizzato un prestito di novanta miliardi di euro all’Ucraina e un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, mentre Zelensky si è recato in Arabia Saudita per consolidare i legami con il Medio Oriente in una partita che va oltre il sostegno militare, toccando la sicurezza alimentare e la diplomazia degli ostaggi.

L’accumularsi di episodi di sconfinamento, l’aggravarsi del costo umano e la corsa dell’Europa a blindare il proprio sostegno finanziario compongono il ritratto di un conflitto che non solo non si spegne, ma allarga progressivamente il suo perimetro di rischio. Per l’Italia, il combinato di pressione migratoria, instabilità delle forniture energetiche e coinvolgimento operativo nella protezione dei cieli orientali rende questa guerra sempre meno lontana.

Divergenza delle fonti

— · 15 testate · 5 lingue

0%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Questa notizia è apparsa su

15 testate · 5 lingue

Allarga lo sguardo

Da Geopolitics & Politics

Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua

2 lingue · 74 testate

Da Economy & Markets

I giganti del petrolio incassano utili record sulla guerra in Iran, Trump accusa le major americane

6 lingue · 21 testate

Da Technology

Gli Emirati Arabi Uniti adottano Aani e Jaywan per i pagamenti federali

1 lingua · 8 testate

Leggi di più