
Wall Street tocca nuovi record sulla speranza di riaprire lo Stretto di Ormuz
I listini americani chiudono ai massimi storici, spinti dal possibile accordo per il corridoio petrolifero e dai conti trimestrali superiori alle attese di Palantir e Caterpillar.
I principali indici di Wall Street hanno archiviato la seduta di martedì 4 agosto su nuovi massimi storici, prolungando il rally per la quarta giornata consecutiva. Il Dow Jones ha guadagnato l’1,71% a 54.085,94 punti, il secondo record di fila, mentre l’S&P 500 è salito dell’1,79% a 7.736,52 punti, superando per la prima volta quota 7.700. Il Nasdaq Composite ha messo a segno un balzo del 2,59% a 26.584,99 punti. A innescare gli acquisti è stata la dichiarazione del segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, che in un’intervista a CNBC ha affermato che un’intesa per riaprire lo Stretto di Ormuz – bloccato da cinque mesi alle petroliere del Golfo – potrebbe essere raggiunta «oggi o domani».
La prospettiva di una normalizzazione dei flussi energetici ha immediatamente ridimensionato le quotazioni del greggio: il Brent è sceso del 4,9% a 79,64 dollari al barile, tornando sotto la soglia degli 80 dollari. Il calo ha allentato le pressioni inflazionistiche, favorendo un ripiegamento dei rendimenti obbligazionari: il Treasury decennale è sceso al 4,63% dal 4,70% di lunedì. Secondo Tony Mbiano del Wells Fargo Investment Institute, «la riapertura di Ormuz aiuterebbe a normalizzare l’offerta globale di petrolio e a ridurre le tensioni sui prezzi dell’energia nel breve termine».
A dare ulteriore slancio ai listini hanno contribuito i risultati societari, in particolare quelli legati all’intelligenza artificiale. Palantir Technologies ha registrato un balzo di quasi il 30% dopo aver alzato le previsioni di ricavi annuali e comunicato un incremento del 93% del fatturato trimestrale, definito «ultraterreno» dall’amministratore delegato Alex Karp. Caterpillar, considerata un termometro dell’economia industriale globale, è salita di circa il 6% grazie a un utile che ha quasi doppiato quello dell’anno precedente e a ricavi trimestrali superiori per la prima volta ai 20 miliardi di dollari. Anche McDonald’s ha chiuso in lieve rialzo dopo aver battuto le stime. In Europa, le piazze di Parigi e Milano hanno toccato massimi di sempre, mentre Francoforte e Madrid hanno esteso i record della vigilia; Lufthansa ha invece perso l’8% a causa della volatilità dei costi del carburante.
L’ottimismo resta tuttavia condizionato dalla fragilità del quadro geopolitico. Patrick Munnelly, strategist di Tickmill Group, ha osservato che il mercato sta cercando di prezzare «un percorso geopolitico più sfumato: minor rischio di escalation militare immediata, ma nessuna garanzia che lo Stretto di Ormuz torni a funzionare normalmente». Fonti qatariote citate da Reuters confermano che i negoziati sono in corso, ma in passato annunci simili non hanno avuto seguito. A ricordare la tensione, un membro dell’equipaggio di una nave mercantile colpita da un proiettile a Ormuz risulta disperso. Gli investitori guardano ora ai conti di SpaceX e Advanced Micro Devices, attesi dopo la chiusura, e ai prossimi dati sul mercato del lavoro americano, mentre la probabilità di un rialzo dei tassi a settembre si attesta al 63,4%.
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Il mercato azionario americano riflette la forza reale delle imprese, non illusioni geopolitiche.
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