
Nona notte di attacchi sull’Iran, Trump invoca i caduti mentre lo Stretto di Hormuz diventa fronte aperto
L’escalation militare tra Stati Uniti e Iran si intensifica dopo la morte di tre soldati americani, con raid su infrastrutture civili e navali che spingono il petrolio sopra i 90 dollari.
Per la nona notte consecutiva le forze armate statunitensi hanno condotto una nuova ondata di attacchi contro l’Iran, un’operazione che il presidente Donald Trump ha esplicitamente legato all’«onore» dei tre militari americani uccisi negli ultimi giorni in Giordania e in Iraq. Il Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha dichiarato che i raid mirano a «degradare le capacità militari iraniane utilizzate per colpire navi commerciali e marinai civili in transito nello Stretto di Hormuz», mentre fonti iraniane riferiscono di esplosioni in almeno cinque città, tra cui Tabriz, Chabahar e Bandar Mahshahr.
Secondo Washington, l’offensiva è una risposta diretta all’attacco iraniano del 17 luglio contro una base in Giordania, costato la vita a due soldati e la scomparsa di un terzo, i cui resti non identificati sono stati recuperati domenica, e alla morte di un altro militare in Iraq durante la detonazione controllata di un drone iraniano abbattuto. Dal punto di vista di Teheran, invece, i bombardamenti americani – che avrebbero colpito anche il cantiere della centrale nucleare di Darkhovin, in fase iniziale di costruzione – rappresentano una violazione della sovranità nazionale e hanno spinto le Guardie della Rivoluzione a rivendicare attacchi di ritorsione contro basi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Siria, oltre al lancio di missili verso la Giordania.
La posta in gioco immediata è il controllo dello Stretto di Hormuz, dove transita circa un quinto del petrolio mondiale. Secondo gli analisti di Bruxelles, il progressivo blocco della navigazione imposto di fatto da entrambe le parti – con gli Stati Uniti che rafforzano il blocco navale sui porti iraniani e l’Iran che minaccia le petroliere ritenute non autorizzate – sta già producendo conseguenze tangibili per l’Europa e l’Italia: il Brent ha superato i 90 dollari al barile, il livello più alto da metà giugno, mentre le autorità europee per l’aviazione sconsigliano il sorvolo di ampie porzioni del Golfo, allungando rotte e costi per i vettori del continente. Kuwait, Bahrein e Giordania, paesi che ospitano basi americane, hanno attivato ripetutamente le difese aeree e denunciato danni a infrastrutture civili, tra cui impianti di desalinizzazione e generazione elettrica.
Il conflitto, iniziato il 28 febbraio con attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro i programmi nucleari e missilistici iraniani, ha già causato migliaia di vittime, in gran parte in Iran e Libano, e 17 caduti tra le fila americane. Il fragile cessate il fuoco negoziato a giugno è collassato nelle ultime due settimane, senza che sia emersa una nuova iniziativa diplomatica. Al momento, il dossier resta affidato alla dinamica militare: gli Stati Uniti stanno dispiegando ulteriori aerei da combattimento e rifornimento nella regione, mentre la Guida suprema iraniana ha avvertito che gli attacchi subiti non resteranno senza «lezioni indimenticabili». Per l’Italia e l’Europa, la prospettiva immediata è quella di una pressione prolungata sui prezzi energetici e di un’instabilità regionale che potrebbe riverberarsi sui flussi migratori e sulla sicurezza mediterranea.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
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| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
| Stampa israeliana | −0.50 | critical |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
Il conflitto è presentato come un problema economico interno: il rialzo della benzina ricorda agli americani il costo della guerra, e la narrazione si concentra sugli impatti finanziari piuttosto che sulla strategia militare.
Dopo nove notti di bombardamenti, Stati Uniti e Iran sono in rotta verso una guerra totale, con lo Stretto di Hormuz nuovo fronte. L'Europa vede questa escalation pericolosa e chiede una diplomazia urgente.
L'Iran sposta gli attacchi verso la Giordania, minacciando un alleato chiave degli USA e uccidendo soldati americani. Israele vede questa espansione calcolata e chiede una risposta decisa.
Il conflitto è raccontato come una serie di eventi: un gruppo filo-iraniano chiude una rotta petrolifera e Trump promette vendetta per i soldati caduti. La narrazione resta fattuale e distaccata.
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