
Bondi Beach, nuove accuse per il terrorista: 19 capi d’imputazione aggiuntivi
L’attentatore di Bondi Beach dovrà rispondere di altri 19 reati, tra cui tentato omicidio con arma da fuoco. Sale a 78 il totale delle accuse.
Sei mesi dopo il massacro che ha insanguinato la celebrazione di Hanukkah a Bondi Beach, la giustizia australiana stringe la morsa su Naveed Akram. Il ventiquattrenne, già accusato di 59 reati tra cui quindici omicidi e quaranta tentati omicidi, si trova ora a dover rispondere di ulteriori diciannove capi d’imputazione, tra cui dieci episodi di spari con l’intenzione di uccidere e l’uso di arma da fuoco per resistere all’arresto. L’attacco del 14 dicembre 2025, condotto insieme al padre Sajid Akram – abbattuto dalla polizia durante la reazione – aveva mietuto quindici vittime, tra cui una bambina di dieci anni, e decine di feriti, segnando la più grave strage antisemita nella storia del paese. Le nuove contestazioni, depositate mercoledì, portano a settantotto il totale dei capi d’accusa, mentre il giovane resta rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Goulburn in attesa di un processo che la magistratura di Canberra descrive come “senza precedenti” per portata e complessità giuridica.
Questa violenza non è però l’unica a segnare il continente australiano. Nelle stesse ore, la Corte Suprema dell’Australia Meridionale ha sentito la testimonianza di David Andrew Eldridge, quarantanovenne accusato di aver ucciso il padre settantunenne a coltellate il giorno di Natale del 2022. Secondo quanto emerso in aula, l’imputato avrebbe agito sotto l’effetto di methanfetamina e poi inviato un messaggio a un amico per confessare il delitto, sostenendo tuttavia di essersi difeso da un’aggressione. Un caso che, agli occhi degli osservatori di Sydney, mostra come il dramma della tossicodipendenza e della violenza domestica si intrecci con le cronache giudiziarie del paese.
Oltreoceano, gli Stati Uniti non offrono un quadro più rassicurante. A Edmond, in Oklahoma, una rissa scoppiata durante un party in un parco nei pressi del lago Arcadia ha provocato un morto e ventidue feriti, molti dei quali colpiti da proiettili e schegge. Le autorità locali, pur non avendo ancora effettuato arresti, hanno escluso un pericolo immediato per la collettività, mentre le indagini si concentrano sui partecipanti all’evento pubblicizzato sui social network. Un episodio che sembra riecheggiare la cronica facilità con cui, negli Stati Uniti, conflitti personali degenerano in stragi.
Da Bruxelles a Pechino, l’attenzione resta però concentrata su Bondi Beach. Per gli analisti europei, la parata di accuse aggiuntive rappresenta un segnale di rigore giudiziario in un momento in cui l’antisemitismo torna a preoccupare anche in Italia e nel Vecchio Continente. Il processo, che si preannuncia lungo e complesso, sarà un test cruciale per le leggi antiterrorismo australiane, mentre le altre tragedie – quella di Adelaide e quella di Oklahoma – ricordano che la violenza assume forme molteplici, richiedendo risposte altrettanto articolate: dalla prevenzione della radicalizzazione al contrasto della droga, dalla sicurezza pubblica al controllo delle armi. La giustizia, in tutti i casi, è chiamata a fare la sua parte, senza dimenticare le vittime e le comunità ferite.
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