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Geopolitica e Politicavenerdì 19 giugno 2026

Obama: «Dopo la guerra con l'Iran, gli Stati Uniti sono in una situazione peggiore»

L'ex presidente avverte che il nuovo memorandum con l'Iran potrebbe lasciare Washington in condizioni più gravi di prima del conflitto, mentre si apre una finestra negoziale di 60 giorni.

All'indomani della firma del memorandum d'intesa tra Washington e Teheran che ha sospeso le ostilità, l'ex presidente Barack Obama ha lanciato un allarme: gli Stati Uniti rischiano di trovarsi «in una situazione peggiore» rispetto a prima del conflitto scatenato dall'amministrazione Trump nel febbraio scorso. In un'intervista rilasciata in occasione dell'apertura del suo centro presidenziale a Chicago, Obama ha ricordato i costi della guerra — «miliardi e miliardi di dollari, una pressione enorme sulle forze armate, molte vite perdute» — e ha messo in dubbio la logica stessa dell'intervento, nato dalla denuncia unilaterale dell'accordo nucleare del 2015 (JCPOA) che, a suo dire, aveva spinto l'Iran ad accelerare il proprio programma atomico.

Il JCPOA, negoziato dall'amministrazione Obama con Teheran e le potenze del P5+1, imponeva limiti precisi all'arricchimento dell'uranio e un regime di ispezioni internazionali. Il ritiro statunitense del 2018, voluto da Trump, ha aperto la strada a un'espansione della capacità nucleare iraniana. Il nuovo memorandum, un documento di una pagina e mezza articolato in 14 punti, non contiene vincoli operativi immediati sul programma atomico: si limita a fissare un impegno generico a non sviluppare armi nucleari e a rinviare a un accordo definitivo entro 60 giorni la definizione di meccanismi di verifica e limiti tecnici. Secondo il testo filtrato, Washington ha già concesso a Teheran autorizzazioni per riprendere le esportazioni di petrolio e ha aperto alla possibile liberazione di fondi congelati, mentre una clausola prevede l'istituzione di un fondo da 300 miliardi di dollari per lo sviluppo, alimentato da Stati Uniti e alleati mediorientali.

La reazione europea è stata di cauto ottimismo: il Consiglio europeo ha salutato l'intesa come «un'opportunità per rafforzare la stabilità regionale» e si è detto pronto a sostenere l'implementazione dell'accordo. Da Israele, invece, sono giunte critiche pubbliche da esponenti del governo, che il vicepresidente statunitense JD Vance ha respinto con durezza, ricordando che «il problema per Israele non è Donald Trump». Sul fronte interno americano, lo stesso Trump ha rivendicato la superiorità della propria intesa rispetto a quella di Obama, accusando il predecessore di aver «tentato di comprarsi una via d'uscita». Analisti statunitensi osservano tuttavia che, al momento, il nuovo quadro concede a Teheran benefici immediati senza le contropartite verificabili che caratterizzavano il JCPOA.

Per l'Italia e l'Unione Europea, che avevano investito nella tenuta del JCPOA e subito le ricadute delle sanzioni extraterritoriali americane, il cessate il fuoco e la prospettiva di un nuovo negoziato rappresentano un sollievo immediato, ma anche un'incognita. La ripresa delle esportazioni petrolifere iraniane potrebbe contribuire a calmierare i mercati energetici, mentre un eventuale accordo permanente con verifiche efficaci ridurrebbe il rischio di proliferazione nel Mediterraneo allargato. I prossimi 60 giorni saranno dedicati a negoziati tecnici e politici: Bruxelles segue con attenzione, pronta a offrire mediazione, mentre resta aperto il nodo del destino dell'uranio già arricchito e del ripristino di un sistema di ispezioni dell'Aiea.

Divergenza — chi la racconta come
50%Media
3 blocchi · posizioni da −0.60 a +0.20
CriticoFavorevole
ATLIRNSEA
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.60critical
Stampa iraniana e affini+0.20neutral
Stampa sud-est asiatica0.00neutral
Stampa atlantica / anglosfera−0.60

Obama avverte che gli Stati Uniti potrebbero trovarsi in una situazione peggiore dopo la guerra con l'Iran, citando gli enormi costi finanziari e umani, e mette in dubbio che l'accordo di cessate il fuoco migliori realmente la condizione rispetto a prima del conflitto. La narrazione sottolinea lo stress sulle forze armate e il ritorno a uno status quo forse ancora più precario.

AllarmeScetticismo
Stampa iraniana e affini+0.20

Obama si è detto felice per il cessate il fuoco tra Teheran e Washington e auspica che sia duraturo, pur osservando che gli Stati Uniti potrebbero trovarsi in una posizione peggiore di prima della guerra. La copertura iraniana mette in risalto il sollievo dell'ex presidente per la fine delle ostilità e il suo cauto ottimismo.

PragmatismoDistacco
Stampa sud-est asiatica0.00

Un confronto tra gli accordi nucleari mostra che, sebbene sia il JCPOA che l'intesa dell'era Trump impegnino l'Iran a non sviluppare armi nucleari, il nuovo accordo manca di disposizioni dettagliate sull'uranio arricchito e sui meccanismi di controllo, attirando critiche. L'analisi evidenzia lacune significative nell'attuale intesa rispetto all'accordo precedente.

ScetticismoDistacco
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venerdì 19 giugno 2026

Obama: «Dopo la guerra con l'Iran, gli Stati Uniti sono in una situazione peggiore»

L'ex presidente avverte che il nuovo memorandum con l'Iran potrebbe lasciare Washington in condizioni più gravi di prima del conflitto, mentre si apre una finestra negoziale di 60 giorni.

All'indomani della firma del memorandum d'intesa tra Washington e Teheran che ha sospeso le ostilità, l'ex presidente Barack Obama ha lanciato un allarme: gli Stati Uniti rischiano di trovarsi «in una situazione peggiore» rispetto a prima del conflitto scatenato dall'amministrazione Trump nel febbraio scorso. In un'intervista rilasciata in occasione dell'apertura del suo centro presidenziale a Chicago, Obama ha ricordato i costi della guerra — «miliardi e miliardi di dollari, una pressione enorme sulle forze armate, molte vite perdute» — e ha messo in dubbio la logica stessa dell'intervento, nato dalla denuncia unilaterale dell'accordo nucleare del 2015 (JCPOA) che, a suo dire, aveva spinto l'Iran ad accelerare il proprio programma atomico.\n\nIl JCPOA, negoziato dall'amministrazione Obama con Teheran e le potenze del P5+1, imponeva limiti precisi all'arricchimento dell'uranio e un regime di ispezioni internazionali. Il ritiro statunitense del 2018, voluto da Trump, ha aperto la strada a un'espansione della capacità nucleare iraniana. Il nuovo memorandum, un documento di una pagina e mezza articolato in 14 punti, non contiene vincoli operativi immediati sul programma atomico: si limita a fissare un impegno generico a non sviluppare armi nucleari e a rinviare a un accordo definitivo entro 60 giorni la definizione di meccanismi di verifica e limiti tecnici. Secondo il testo filtrato, Washington ha già concesso a Teheran autorizzazioni per riprendere le esportazioni di petrolio e ha aperto alla possibile liberazione di fondi congelati, mentre una clausola prevede l'istituzione di un fondo da 300 miliardi di dollari per lo sviluppo, alimentato da Stati Uniti e alleati mediorientali.\n\nLa reazione europea è stata di cauto ottimismo: il Consiglio europeo ha salutato l'intesa come «un'opportunità per rafforzare la stabilità regionale» e si è detto pronto a sostenere l'implementazione dell'accordo. Da Israele, invece, sono giunte critiche pubbliche da esponenti del governo, che il vicepresidente statunitense JD Vance ha respinto con durezza, ricordando che «il problema per Israele non è Donald Trump». Sul fronte interno americano, lo stesso Trump ha rivendicato la superiorità della propria intesa rispetto a quella di Obama, accusando il predecessore di aver «tentato di comprarsi una via d'uscita». Analisti statunitensi osservano tuttavia che, al momento, il nuovo quadro concede a Teheran benefici immediati senza le contropartite verificabili che caratterizzavano il JCPOA.\n\nPer l'Italia e l'Unione Europea, che avevano investito nella tenuta del JCPOA e subito le ricadute delle sanzioni extraterritoriali americane, il cessate il fuoco e la prospettiva di un nuovo negoziato rappresentano un sollievo immediato, ma anche un'incognita. La ripresa delle esportazioni petrolifere iraniane potrebbe contribuire a calmierare i mercati energetici, mentre un eventuale accordo permanente con verifiche efficaci ridurrebbe il rischio di proliferazione nel Mediterraneo allargato. I prossimi 60 giorni saranno dedicati a negoziati tecnici e politici: Bruxelles segue con attenzione, pronta a offrire mediazione, mentre resta aperto il nodo del destino dell'uranio già arricchito e del ripristino di un sistema di ispezioni dell'Aiea.

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Obama avverte che gli Stati Uniti potrebbero trovarsi in una situazione peggiore dopo la guerra con l'Iran, citando gli enormi costi finanziari e umani, e mette in dubbio che l'accordo di cessate il fuoco migliori realmente la condizione rispetto a prima del conflitto. La narrazione sottolinea lo stress sulle forze armate e il ritorno a uno status quo forse ancora più precario.

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Obama si è detto felice per il cessate il fuoco tra Teheran e Washington e auspica che sia duraturo, pur osservando che gli Stati Uniti potrebbero trovarsi in una posizione peggiore di prima della guerra. La copertura iraniana mette in risalto il sollievo dell'ex presidente per la fine delle ostilità e il suo cauto ottimismo.

PragmatismoDistacco
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Un confronto tra gli accordi nucleari mostra che, sebbene sia il JCPOA che l'intesa dell'era Trump impegnino l'Iran a non sviluppare armi nucleari, il nuovo accordo manca di disposizioni dettagliate sull'uranio arricchito e sui meccanismi di controllo, attirando critiche. L'analisi evidenzia lacune significative nell'attuale intesa rispetto all'accordo precedente.

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