
Narcotraffico globale: 409 chili di cocaina nel cibo per animali, sabu con i militari e la nuova rotta atlantica
Sequestri in quattro continenti rivelano metodi sempre più ingegnosi e rotte in evoluzione. Le mafie balcaniche puntano sulla 'Highway 10'.
Il ritrovamento di 409 chili di cocaina nascosti in sacchi di mangime per animali, avvenuto in Colombia, rappresenta l'ultimo capitolo di una guerra globale alla droga che si combatte su fronti sempre più insidiosi. Secondo le autorità colombiane, il carico era destinato al Centro e Nordamerica via lance veloci, e il sequestro ha portato all'arresto di due persone. L'ingegnosità dei trafficanti non conosce limiti: in Brasile, una donna è stata fermata mentre trasportava cocaina nascosta nel pannolino di un bambino e capsule ingerite; nel Regno Unito, un autista polacco è stato condannato a tredici anni e mezzo per aver occultato 90 chili di cocaina in un carico di biancheria intima del marchio Skims di Kim Kardashian, in un vano appositamente modificato.
In Europa, il traffico assume proporzioni industriali. Al ponte di Øresund, la dogana svedese ha intercettato cinque chili di cocaina, quasi trenta di 3-CMC (una sostanza simile all'anfetamina) e oltre trentuno di ketamina, nascosti in un furgone diretto in Norvegia. Il conducente, arrestato per contrabbando aggravato, ha dichiarato di essere all'oscuro del carico. Questi episodi confermano l'analisi degli esperti di Bruxelles: le reti criminali balcaniche stanno intensificando l'uso della cosiddetta 'Highway 10', una rotta marittima che dal Sudamerica, attraverso l'Africa occidentale, porta la cocaina in Europa, considerata meno sorvegliata e destinata a diventare il principale corridoio del narcotraffico.
In Asia, l'Indonesia è teatro di operazioni che coinvolgono persino le forze armate. La BNN ha smantellato una rete Aceh-Bogor con 29 chili di sabu (metanfetamina) e ha arrestato un militare TNI, accusato di fare da corriere. La droga viaggiava via terra attraverso Sumatra. Nello stesso paese, la polizia del Sumatera Selatan ha distrutto 200 chili di cannabis provenienti da una piantagione di venti ettari, mentre un'altra operazione ha portato alla distruzione di sabu ed ecstasy per un valore equivalente a 2,8 miliardi di rupie, utilizzando persino un frullatore per rendere le sostanze irrecuperabili.
La molteplicità delle modalità – dai nascondigli hi-tech nei tir ai corrieri umani, dal coinvolgimento di militari alle rotte atlantiche – disegna uno scenario in cui il narcotraffico si adatta con rapidità alle contromisure. Per l'Europa e l'Italia, crocevia del Mediterraneo, la sfida è duplice: intercettare i flussi sempre più diversificati e contrastare la penetrazione delle mafie balcaniche, che sfruttano le nuove rotte con efficienza crescente. La cooperazione internazionale, come dimostrano le operazioni congiunte tra agenzie, resta l'unica arma per arginare un fenomeno che minaccia le società su scala globale.
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I media latinoamericani celebrano le operazioni antidroga coordinate come un successo clamoroso, evidenziando i sequestri massicci di cocaina in Messico e Colombia. I resoconti sottolineano la distruzione di complessi produttivi e lo sconvolgimento delle reti di traffico, con particolare attenzione al colpo economico inferto alle organizzazioni criminali. Il tono è trionfale, enfatizzando l'efficienza e la determinazione delle forze di sicurezza.
I media dell'Africa subsahariana riportano le operazioni di polizia nazionali contro i focolai di droga in Ghana e Kenya con un tono fattuale e distaccato. La copertura si concentra sull'arresto di sospetti e sul sequestro di cannabis, presentando queste azioni come misure di polizia di routine piuttosto che come grandi operazioni internazionali. Non c'è trionfalismo; la narrazione è locale e procedurale, enfatizzando la repressione in corso contro le droghe illecite.
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