
Ormuz, la nave indiana che sfida il blocco: un segnale per i mercati energetici globali
Una nave cisterna battente bandiera delle Isole Marshall, il Sarv Shakti, ha attraversato sabato lo Stretto di Ormuz con un carico di oltre quarantacinquemila tonnellate di gas liquefatto destinato all'India, rompendo di fatto la paralisi che da settimane paralizza una delle rotte energetiche più strategiche del pianeta. Il transito, confermato dai dati di localizzazione satellitare e annunciato via radio con la segnalazione dell’equipaggio interamente indiano, rappresenta la prima traversata osservata di una nave legata a New Delhi da quando il blocco navale imposto dagli Stati Uniti ha ridotto al minimo il traffico nella regione. Secondo gli analisti di Mumbai, la manovra è un tentativo disperato di arginare una crisi energetica interna senza precedenti: il Gpl, utilizzato in milioni di abitazioni indiane per cucinare, è diventato un bene sempre più scarso e caro, e il governo Modi spinge per garantirsi forniture dirette aggirando le maglie del contenzioso tra Iran e Stati Uniti.
Dal punto di vista di Washington, il passaggio di una nave non direttamente riconducibile a Teheran non costituisce una violazione formale dell’embargo, ma la Casa Bianca, nelle parole del presidente Trump, ha ribadito che i raid contro il programma missilistico iraniano restano un’opzione sul tavolo, mentre i negoziati per un cessate il fuoco procedono con cautela. Nell’ottica di Teheran, la scelta di lasciar transitare il Sarv Shakti potrebbe essere letta come un segnale di apertura verso i paesi non allineati, un tentativo di mantenere canali commerciali vitali mentre la pressione americana si intensifica. Per l’Europa e per l’Italia, dipendenti in larga parte dalle importazioni di gas e petrolio dal Golfo, la vicenda suona come un campanello d’allarme: ogni interruzione prolungata dello Stretto di Ormuz rischia di innescare oscillazioni dei prezzi che si ripercuotono su bollette e industrie, mentre Bruxelles osserva con preoccupazione l’evolversi di uno scontro che minaccia la stabilità energetica del Vecchio Continente.
Il viaggio del Sarv Shakti, atteso al porto di Visakhapatnam il 13 maggio, potrebbe rappresentare più di un’eccezione. Se le trattative in corso dovessero allentare la morsa, altre navi potrebbero seguire la stessa rotta, ma se la tensione dovesse riesplodere, la finestra si richiuderebbe rapidamente, lasciando l’India e con essa l’intero mercato globale dell’energia a fare i conti con una fragilità che nessun accordo diplomatico sembra in grado di cancellare del tutto.
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