
Spirit Airlines cessa i voli: primo grande cedimento della guerra in Iran
La bandiera gialla di Spirit Airlines non sventolerà più sui cieli americani. La compagnia low cost, tra le più iconiche degli Stati Uniti per i suoi biglietti a prezzi stracciati e gli aerei color limone, ha annunciato sabato la chiusura immediata delle operazioni dopo trentaquattro anni di attività. La scintilla è stata l’impennata del costo del carburante, più che raddoppiato dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziato a fine febbraio 2026.
Ma il fuoco covava da tempo: Spirit aveva già presentato due istanze di fallimento tra il 2024 e il 2025, e i debiti pregressi avevano eroso ogni margine. Il tentativo del presidente Donald Trump di stanziare un salvataggio pubblico da cinquecento milioni di dollari è naufragato per l’opposizione interna al suo stesso partito e il mancato accordo con i creditori. Dal punto di vista di Washington, si tratta di un colpo politico duro: la proposta era stata avanzata personalmente da Trump per salvare diciassettemila posti di lavoro, e il fallimento delle trattative lo espone alle critiche sia dei falchi repubblicani, contrari all’intervento statale, sia dei democratici, che hanno già puntato il dito contro la senatrice Elizabeth Warren, accusata di aver osteggiato il piano.
Intanto i passeggeri si sono trovati davanti a banchi vuoti e cartelli che annullavano ogni volo: le compagnie concorrenti – United, Delta, American, JetBlue, Southwest e Frontier – hanno subito imposto tetti ai prezzi per i biglietti di reindirizzamento, mentre il Dipartimento dei Trasporti ha assicurato rimborsi automatici per chi aveva acquistato con carta di credito. Per l’Europa, la vicenda suona come un campanello d’allarme. Il modello ultra-low cost, basato su margini risicati e rotte ad alta densità, è il più esposto agli shock energetici: secondo gli analisti di Bruxelles, se il prezzo del petrolio dovesse restare su livelli elevati, altre compagnie potrebbero seguire la stessa sorte.
In Italia e nel resto del continente, dove vettori come Ryanair e Wizz Air dominano il mercato dei voli economici, la lezione è chiara: la dipendenza dal cherosene rende il settore fragile di fronte a crisi geopolitiche. Guardando al futuro, il fallimento di Spirit Airlines non è solo una storia di debiti e carburante caro, ma il sintomo di una nuova vulnerabilità globale. L’aviazione commerciale, uscita a fatica dalla pandemia, si trova ora schiacciata tra l’instabilità mediorientale e la necessità di una transizione energetica che appare sempre più urgente e, al tempo stesso, sempre più difficile da finanziare.
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