
Ottimismo di Trump sull'accordo con l'Iran, ma Teheran frena: 'Nessun progresso tangibile'
Il presidente americano annuncia un'intesa imminente, forse già nel fine settimana, e rivela piani per il recupero congiunto di uranio. L'Iran parla invece di stallo, mentre incombe il nodo del Libano.
Le dichiarazioni contrastanti di Washington e Teheran delineano un quadro di forte incertezza sul destino dei negoziati in corso. Il presidente Donald Trump ha sorpreso annunciando che i colloqui procedono «molto bene» e che un accordo potrebbe essere finalizzato già entro il fine settimana. Una prospettiva subito ridimensionata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il quale, in un'intervista all'emittente libanese Al Mayadeen, ha parlato di canali di comunicazione ancora aperti ma di «nessun progresso tangibile». L'ottimismo americano si scontra così con il realismo di Teheran, che non intende concedere vittorie facili a un interlocutore storicamente inaffidabile come gli Stati Uniti.
Trump ha aggiunto dettagli concreti sulle intese in discussione: oltre alla rinuncia iraniana all'arma nucleare, sarebbe previsto un intervento congiunto per recuperare l'uranio sepolto in siti iraniani. Il presidente ha poi accennato alla riapertura del traffico nello Stretto di Hormuz «subito dopo la firma», un passaggio cruciale per gli equilibri energetici globali che l'Italia e l'Europa seguono con apprensione. Non meno delicato è il tentativo americano di separare il dossier iraniano dal conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano: «Voglio una cosa separata, perché è separata», ha dichiarato Trump, ignorando la richiesta di Teheran di subordinare l'accordo alla pace in Libano.
La divaricazione delle narrative non è casuale. Da un lato, l'Amministrazione Trump cerca un successo diplomatico dopo settimane di tensioni militari, alimentando aspettative anche attraverso indiscrezioni su un possibile incontro con la leadership iraniana, compreso il figlio della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei. Dall'altro, l'Iran mantiene un approccio guardingo, memore dell'esperienza del JCPOA stracciato unilateralmente da Washington nel 2018. Per l'Europa, e in particolare per l'Italia, un'intesa che scongiuri un'escalation è vitale: la stabilità dell'area è direttamente collegata alla sicurezza energetica e alla pressione migratoria. Bruxelles segue con cautela, consapevole che ogni cedimento alle richieste iraniane sul Libano potrebbe riaccendere le fiamme in un Mediterraneo già instabile.
Nel breve termine, lo scetticismo di Teheran sembra destinato a prevalere. Araghchi ha chiarito che senza un cessate il fuoco duraturo in Libano, difficilmente l'Iran accetterà un accordo limitato al proprio programma nucleare. La minaccia militare americana – «potremmo spazzarli via in poche settimane», ha ricordato Trump – resta sullo sfondo, ma la via diplomatica appare l'unica percorribile per evitare un conflitto regionale dagli esiti imprevedibili. Il fine settimana indicato da Trump potrebbe essere solo un'altra illusione temporale, ma rivela l'urgenza di una partita che si gioca su più scacchiere: da Hormuz a Beirut, passando per le cancellerie europee.
| Stampa israeliana | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | −0.30 | critical |
Gli Stati Uniti negoziano da una posizione di schiacciante superiorità militare, con Trump che avverte apertamente che l'America potrebbe facilmente annientare l'Iran se i colloqui fallissero. Sebbene un accordo possa essere annunciato presto, permane un profondo scetticismo sull'affidabilità dell'Iran come partner, e la natura instabile del regime rende fragile qualsiasi intesa.
Trump insiste che i negoziati procedono rapidamente e che una svolta potrebbe arrivare nel fine settimana, ma l'Iran lo smentisce categoricamente, dichiarando che non ci sono stati progressi tangibili. Questa dissonanza rivela l'ampio divario tra le due parti, mentre Teheran sottolinea che un'escalation in Libano rischierebbe di innescare un conflitto più vasto.
La Casa Bianca mostra ottimismo sulla conclusione di un accordo nucleare nel giro di pochi giorni, ma Teheran nega ogni reale passo avanti. Washington vuole separare il dossier nucleare dal conflitto parallelo tra Israele e Hezbollah, un collegamento che l'Iran mantiene deliberatamente, alimentando dubbi sulla possibilità di un accordo autonomo.
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