
Palantir quasi raddoppia i ricavi nel secondo trimestre e alza le stime sull’onda dell’AI sovrana
L’azienda americana ha registrato un utile netto di 1,06 miliardi di dollari e un balzo del 93% dei ricavi, scommettendo sul controllo dei dati come argine ai grandi laboratori di intelligenza artificiale.
Palantir Technologies ha chiuso il secondo trimestre con ricavi per 1,94 miliardi di dollari, in crescita del 93% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superando nettamente le attese degli analisti che si fermavano a 1,8 miliardi. L’utile netto attribuito agli azionisti ordinari è schizzato a 1,06 miliardi, con un balzo del 224,5% su base annua, mentre l’utile per azione rettificato ha raggiunto 0,41 dollari, ben oltre i 0,35 dollari previsti dal consensus. Il margine di profitto si è attestato al 55% e l’Ebitda rettificato ha toccato 1,2 miliardi, con un margine del 62%.
La spinta decisiva è arrivata dal mercato domestico. I ricavi commerciali negli Stati Uniti sono aumentati del 149% anno su anno, toccando 764 milioni di dollari, mentre il business con le agenzie governative – dal Pentagono al Dipartimento per la Sicurezza Interna – è cresciuto del 90% a 809 milioni. L’amministratore delegato Alex Karp ha definito il trimestre «non di questo mondo», sottolineando come la domanda di «sovranità dell’intelligenza artificiale» sia stata finalmente liberata e come Palantir sia l’unica azienda capace di trasformare i token in valore economico reale.
Karp ha usato la conference call con gli analisti per rilanciare la sua offensiva contro i grandi laboratori di AI frontiera, accusandoli di voler «colonizzare le imprese» e di praticare un «tokenmaxxing» che, a suo dire, sottrae alle aziende dati, proprietà intellettuale e vantaggio competitivo senza restituire valore. La tesi commerciale di Palantir – che non costruisce modelli fondazionali ma vende software e lavoro ingegneristico per connettere i modelli ai dati operativi dei clienti – si traduce nella promessa di un controllo massimo su operazioni, dati e decisioni, con la possibilità di cambiare fornitore di AI senza perdere la propria posizione di vantaggio. L’analista di Emarketer, Jacbon Bourne, ha osservato che Palantir rappresenta «il più chiaro controesempio all’affermazione che l’AI aziendale non vada oltre i progetti pilota», pur lasciando aperto l’interrogativo se l’AI finirà per comprimere lo strato software in cui l’azienda opera.
A mercati chiusi il titolo è salito fino al 15%, per poi assestarsi su un rialzo a due cifre. Palantir ha rivisto al rialzo le previsioni di ricavo per l’intero esercizio, portandole da circa 7,65 a circa 8,15 miliardi di dollari, e ha fornito una guidance per il trimestre in corso superiore alle attese. Il prossimo banco di prova sarà la capacità di sostenere questo ritmo di crescita in un contesto in cui il dibattito sulla reale scalabilità dell’AI aziendale resta aperto.
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
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| Stampa europea continentale | +0.80 | aligned |
Alex Karp denuncia i laboratori di IA come colonizzatori, mentre Palantir dimostra con i numeri che la via alternativa è redditizia.
Il blocco adotta la metafora della colonizzazione per trasformare una critica aziendale in una battaglia morale, e poi la contrappone ai dati finanziari positivi per legittimare la posizione di Karp.
Il blocco omette la concorrenza cinese che spinge le aziende americane a cercare modelli più economici, presente in altre fonti, mantenendo il conflitto centrato sugli USA.
Palantir ha trasformato i dati in dollari, e i numeri parlano da soli: quasi raddoppiato il fatturato, crescita esplosiva.
Il blocco seleziona esclusivamente i dati positivi e li presenta con un linguaggio entusiastico, ignorando qualsiasi critica o contesto geopolitico, per costruire una narrazione di puro successo.
Il blocco omette le dichiarazioni controverse di Karp e la competizione cinese, presenti in altri blocchi, per focalizzarsi unicamente sul risultato finanziario.
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