
Papa Leone XIV chiede sospensione degli attacchi e dialogo in Terra Santa
Durante l'Angelus a Castel Gandolfo, il pontefice ha espresso apprensione per l'escalation di violenza in Cisgiordania e Gaza, esortando a riaprire spazi di diplomazia.
Domenica 26 luglio, durante la preghiera dell'Angelus a Castel Gandolfo, papa Leone XIV ha lanciato un accorato appello per la sospensione degli attacchi e il ritorno al negoziato in Terra Santa. Il pontefice ha dichiarato di seguire con apprensione il perdurare e l'inasprirsi della violenza, che nelle ultime settimane ha causato numerose vittime civili in Cisgiordania e a Gaza. Ha esortato tutte le parti coinvolte a sospendere gli attacchi e a riaprire con urgenza spazi di dialogo e diplomazia per giungere quanto prima alla pace tanto desiderata. Il Papa ha inoltre chiesto di rigettare nuove azioni militari e decisioni unilaterali, in particolare quelle che violano il rispetto e lo status quo dei luoghi santi di ogni fede religiosa.
Secondo quanto riferito dal pontefice, l'intensificarsi delle operazioni militari ha riportato violenza e distruzione nella regione, mettendo a rischio la vita di numerosi civili e aggravando la carenza di acqua potabile ed elettricità. Le sue parole si inseriscono in un rinnovato appello per l'intero Medio Oriente, dove ha chiesto un ritorno a negoziati per una soluzione politica equa, fondata sulla pari dignità e sugli uguali diritti di ogni persona umana. L'appello è stato pronunciato al termine della preghiera mariana, davanti ai fedeli riuniti nella piazza della residenza estiva pontificia.
Sulla situazione in Cisgiordania è intervenuto padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole di Terra Santa, che in un commento diffuso sui media vaticani ha sottolineato come gli appelli del Papa debbano essere ascoltati da chi provoca la violenza e da chi non interviene per fermare un vortice senza fine. Il francescano ha denunciato una guerra non ufficiale ma costante, con incendi di abitazioni e terreni, checkpoint diffusi e occupazioni illegali di proprietà familiari da parte di coloni. Ha inoltre espresso preoccupazione per le prossime elezioni in Israele e Palestina, auspicando che portino nuovi equilibri e giustizia per entrambi i popoli.
Nel corso della stessa giornata, il pontefice ha anche ricordato la beatificazione in Libano del patriarca maronita Elia Hoyek, avvenuta sabato 25 luglio, definendolo uomo di dialogo e di speranza e invocando il dono della pace per il popolo libanese. Ha infine espresso vicinanza alle popolazioni colpite dai devastanti incendi in Francia e Spagna. L'appello del Papa per la sospensione degli attacchi e la riapertura del dialogo resta, al momento, l'unico passo concreto emesso dalla Santa Sede, in attesa di eventuali sviluppi diplomatici nella regione.
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L'appello del Papa per una soluzione politica viene accolto con scetticismo: la priorità resta la sicurezza di Israele e la lotta al terrorismo. La guerra a Gaza è inquadrata come uno scontro militare legittimo, non come un genocidio.
L'appello del Papa è accolto con urgenza e favore: la guerra a Gaza è una catastrofe umanitaria che va fermata. Si enfatizza la sofferenza palestinese e la necessità di pressione internazionale su Israele.
La notizia è assente o relegata a brevi cenni: l'America Latina ha altre priorità, come le alluvioni e la politica interna. Il Papa è menzionato raramente, senza una linea editoriale definita.
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