
Parigi denuncia violenze su diplomatici a Teheran, l’Iran smentisce e accusa ingerenze
Il fermo di due funzionari dell’ambasciata francese domenica scorsa ha innescato un duro scontro diplomatico, con minacce di ritorsioni e accuse incrociate di violazione delle convenzioni internazionali.
La crisi tra Francia e Iran si è aggravata dopo che due membri del personale dell’ambasciata francese a Teheran sono stati fermati per diverse ore nella serata di domenica 19 luglio. Secondo la ricostruzione fornita da Parigi, i diplomatici – tra cui l’addetto culturale – sono stati privati dei telefoni, impossibilitati a contattare la sede diplomatica e sottoposti a intimidazioni verbali; uno di loro avrebbe subito violenza fisica. Il ministero degli Esteri francese ha convocato martedì l’incaricato d’affari iraniano e il ministro Jean-Noël Barrot ha avvertito che l’accaduto «non resterà senza conseguenze», lasciando intendere che una risposta ufficiale potrebbe essere annunciata già giovedì 23 luglio.
Teheran respinge ogni addebito. Mohammad Tanhaei, responsabile per l’Europa occidentale del ministero degli Esteri iraniano, ha dichiarato che i due cittadini francesi sono stati brevemente interrogati da agenti di sicurezza perché sorpresi in un incontro con «diversi imputati sotto inchiesta per motivi di sicurezza». Secondo la versione iraniana, non appena le forze dell’ordine hanno appreso del loro legame con l’ambasciata, i funzionari sono stati trasferiti alla polizia diplomatica e, dopo un coordinamento con il ministero e una telefonata all’ambasciatore, riconsegnati alla sede. Tanhaei ha negato qualsiasi aggressione e ha accusato i due di aver violato le leggi dello Stato ospitante e la Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche.
Lo scontro si inserisce in un contesto di crescenti frizioni. Fonti francesi collegano l’episodio a un «modello di intimidazioni» che si sarebbe intensificato negli ultimi mesi, da quando Parigi ha cercato di ampliare i contatti con la società civile iraniana dopo la repressione delle proteste di inizio anno. Teheran, da parte sua, interpreta la rivendicazione francese di sostenere la «società civile» come la prova di un approccio interventista estraneo alle normali funzioni diplomatiche. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi, in un colloquio telefonico con Barrot, ha definito «non convenzionali e poco professionali» le azioni dei diplomatici e ha invitato Parigi a impedire il ripetersi di simili incidenti.
Al momento il dossier resta aperto. La Francia sta valutando diverse opzioni di ritorsione, mentre l’Iran insiste sulla necessità che le missioni straniere rispettino le normative locali. L’attesa è per la giornata di giovedì, quando Parigi potrebbe formalizzare le prime misure, in un braccio di ferro che rischia di allargare la frattura tra l’Europa e la Repubblica Islamica in una fase già segnata dalla guerra con gli Stati Uniti e dalla stretta securitaria interna.
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