
Pashinyan riscrive la memoria del genocidio armeno e mette in guardia sulle strumentalizzazioni
Alla vigilia del 111esimo anniversario del genocidio armeno, il premier Nikol Pashinyan ha scelto di rompere un tabù. In un discorso solenne ha riconosciuto come fondata la tesi degli studiosi dell’Accademia nazionale delle scienze: il massacro del 1915 fu, tra le altre cause, il risultato del coinvolgimento del popolo armeno nelle «intrighe internazionali» iniziate a metà Ottocento e culminate nel tragico epilogo. L’affermazione, in apparenza storiografica, ha un peso politico immediato.
Da Erevan arriva l’invito a non trasformare quella ferita in un’arma nelle mani di potenze terze, quasi a voler sottrarre la memoria nazionale alle logiche di confronto che oggi oppongono Turchia e Russia, o che vedono l’Armenia stretta tra forze contrapposte. Il messaggio è chiaro: non si può permettere che il genocidio diventi un pretesto per scontri tra attori esterni. Un’uscita che ha suscitato reazioni contrastanti, soprattutto tra la diaspora e i partiti nazionalisti, abituati a vedere nel riconoscimento internazionale del genocidio un punto fermo della politica estera armena.
La scelta di Pashinyan si inserisce in un quadro più ampio di distensione forzata con Ankara, resa urgente dalla necessità di diversificare le alleanze dopo la crisi con Mosca e la perdita del Nagorno Karabakh. In questo clima, il premier ha condannato senza mezzi termini il gesto di alcuni manifestanti che, durante la tradizionale fiaccolata di Erevan, hanno bruciato la bandiera turca. Un’azione definita dalla sua portavoce «provocatoria e inaccettabile» verso uno Stato vicino.
L’asse di Bruxelles guarda con attenzione a queste mosse: una normalizzazione tra Armenia e Turchia ridurrebbe la dipendenza di Erevan da Mosca e aprirebbe corridoi energetici verso l’Europa, ma richiede che la memoria storica non diventi ostacolo alla realpolitik. Pechino, dal canto suo, osserva interessata: un Caucaso più stabile favorirebbe la Via della Seta. Resta da vedere se la scommessa di Pashinyan – separare il dolore del passato dalle esigenze del presente – reggerà allo scetticismo interno e alle pressioni di una regione dove la storia pesa come un macigno.
Allarga lo sguardo
Trump annuncia un accordo per il disarmo di Hamas, ma Israele resta scettico
4 lingue · 103 testate
Da Economy & MarketsIl Messico rimbalza dell’1,5% nel secondo trimestre, il miglior dato in oltre cinque anni
1 lingua · 18 testate
Da TechnologyGIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane
1 lingua · 15 testate