
Paula Blasi trionfa alla Vuelta: la regina del ciclismo femminile spagnolo è nata sull’Angliru
La catalana conquista la Vuelta a España femminile a 23 anni, battendo le favorite. Stiasny vince la tappa sull’Angliru. Una storia di ascesa folgorante.
La Vuelta a España femminile ha una nuova regina, e il suo nome è Paula Blasi. A ventitré anni, dopo appena due stagioni da professionista, la catalana ha vinto la generale della corsa a tappe spagnola, diventando la prima ciclista del suo paese a riuscirci. Il trionfo è maturato sull’Angliru, il mostruoso valico asturiano con pendenze oltre il venti per cento, dove la spagnola ha ceduto la vittoria di tappa alla svizzera Petra Stiasny ma ha difeso la maglia roja con 23 secondi di vantaggio.
Un successo che, nell’ottica di Madrid e Barcellona, segna una svolta epocale per il movimento femminile iberico, fino a ieri privo di una figura così dominante. Per gli osservatori spagnoli, Blasi incarna un talento esplosivo: ex duatleta e mezzofondista, ha scoperto il ciclismo solo due anni fa, eppure ha già vinto la Freccia Vallone e ora la Vuelta, bruciando le tappe di una maturazione che di solito richiede anni. La sua ascesa, infatti, ha sorpreso anche i tecnici dell’UCI, che a Bruxelles seguono con interesse l’evoluzione di un fenomeno capace di ribaltare le gerarchie consolidate.
Sull’Angliru, però, la giornata è stata anche della zurighese Stiasny, ventiquattro anni, cresciuta nei club svizzeri e oggi alla Human Powered Health. Dal punto di vista elvetico, la sua impresa ha un sapore particolare: Stiasny ha descritto la salita come «il luogo della felicità», un paradosso per una parete che terrorizza molti colleghi. La sua accelerazione a due chilometri dal traguardo ha spezzato il gruppo, lasciando dietro le big come l’olandese Van der Breggen e la francese Blunel.
Per il ciclismo femminile europeo, la doppia narrazione di questa Vuelta – la regina spagnola e la regina di tappa svizzera – conferma una crescita di profondità tecnica e spettacolarità. A Roma e a Parigi, dove si discute il futuro del calendario femminile, si guarda con favore a un evento che ha dimostrato come le atlete possano padroneggiare salite mitiche senza bisogno di riduzioni di percorso. L’impatto sull’Italia è indiretto ma significativo: la Vuelta femminile si candida a diventare un modello per il Giro d’Italia Women, ancora alla ricerca di una identità capace di eguagliare il carisma delle corse maschili.
La prossima frontiera, secondo gli analisti di Bruxelles, sarà la capacità di mantenere questo slancio, trasformando le imprese in carriere longeve e il clamore mediatico in investimenti strutturali. Blasi e Stiasny, ciascuna a modo suo, hanno aperto una strada che sembrava impercorribile: ora tocca al ciclismo femminile dimostrare di saperla percorrere fino in fondo.
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