
Petrolio alle stelle: Brent supera 107 dollari tra tregua fragile e blocco navale
Il prezzo del greggio Brent è tornato a superare la soglia dei 107 dollari al barile, un livello che non si vedeva dall’inizio di aprile, in una giornata di montagne russe per i mercati energetici. Dopo aver toccato un minimo di 97 dollari appena due giorni fa, il barile ha invertito la rotta con un balzo del cinque per cento, trainato dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran e dalle incertezze su una possibile tregua definitiva. Il rimbalzo è stato alimentato dalle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che da un lato ha prorogato il cessate il fuoco con Teheran, dall’altro ha ordinato di mantenere il blocco navale nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.
Secondo gli analisti di Washington, la strategia della Casa Bianca è chiara: tenere alta la pressione militare ed economica mentre si valuta l’ipotesi di un nuovo round diplomatico. Pechino osserva con apprensione, consapevole che il passaggio di Hormuz è vitale per le proprie forniture energetiche. Il blocco, infatti, ha già portato al dispiegamento di trentuno navi — per lo più petroliere — da parte delle forze statunitensi nel Golfo Persico, un’azione senza precedenti che rischia di far schizzare i costi di trasporto e assicurazione.
Sul fronte opposto, Teheran ha lasciato intendere di non voler cedere alle pressioni, mentre i segnali contraddittori provenienti dalla capitale iraniana — tra raid aerei mai confermati e aperture negoziali — tengono il mercato in bilico. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la volatilità del greggio è un campanello d’allarme: il nostro Paese importa oltre l’ottanta per cento del petrolio consumato, e ogni oscillazione del barile si riflette immediatamente sui prezzi dei carburanti e sulle bollette energetiche. Bruxelles, dal canto suo, segue con attenzione l’evolversi della crisi, consapevole che una lunga chiusura di Hormuz potrebbe riaccendere la fiamma dell’inflazione e costringere la Banca Centrale Europea a rivedere le proprie politiche monetarie.
La domanda che gli operatori si pongono è se il cessate il fuoco annunciato da Trump sia reale o solo una pausa tattica in attesa di un’escalation più decisa. In questo quadro, il petrolio balla al ritmo delle dichiarazioni: ogni parola, ogni movimento navale, diventa una variabile capace di far oscillare il prezzo di cinque dollari in poche ore. L’unica certezza, per ora, è che la finestra di tregua è stretta e che i mercati non hanno ancora scontato il rischio di una chiusura prolungata dello Stretto.
Se i negoziati fallissero, il rally potrebbe essere solo all’inizio.
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