
Pogačar ipoteca il Tour: dominio record al Tour de Suisse
Lo sloveno chiude con 6'32'' su Carapaz la corsa elvetica; tre tappe su cinque e condizione straripante in vista del Tour
Con un affondo sulla salita finale verso Villars-sur-Ollon, Tadej Pogačar ha suggellato il suo primo Tour de Suisse, lanciando un messaggio che risuona fino ai Campi Elisi. Domenica, sull’ultima delle cinque tappe, il fuoriclasse sloveno ha staccato di netto il gruppo dei migliori, ha riassorbito uno dopo l’altro i fuggitivi e, sotto l’ultimo chilometro, ha superato il francese Lenny Martinez, andando a vincere con 7 secondi di margine. Il trionfo di tappa ha completato una cavalcata solitaria: nella generale, il due volte campione del mondo ha inflitto distacchi che non si vedevano da decenni, chiudendo con 6 minuti e 32 secondi di vantaggio sull’ecuadoriano Richard Carapaz, medaglia d’oro olimpica. Il podio è stato completato dal ceco Mathias Vacek, a quasi sette minuti.
La supremazia di Pogačar era già emersa con prepotenza fin dalla prima giornata, quando un suo assolo di 72 chilometri in terra italiana – la tappa con partenza e arrivo a Sondrio – aveva annichilito la concorrenza, regalandogli un vantaggio immediato in classifica. La seconda metà della settimana ha poi mostrato un’altra sfaccettatura del suo talento: nella cronometro individuale della quarta tappa, sotto un caldo torrido, ha battuto l’olandese Mathieu van der Poel per meno di un secondo, consolidando il primato e aggiudicandosi il secondo successo parziale. La stampa emiratina, che segue da vicino il team UAE, ha riferito le sue parole a caldo: «Mi sentivo bene, avevo buone gambe. Non sapevo di essere in lotta per la vittoria, ho spinto al massimo fino alla fine e sono felicissimo».
Il dominio dello sloveno assume contorni storici se confrontato con gli albi d’oro della corsa elvetica. Secondo i calcoli dei media svizzeri, un margine così ampio non si registrava dal 1959, quando il tedesco Hans Junkermann si impose con oltre dieci minuti di scarto. Negli ultimi venticinque anni, il distacco medio del vincitore era stato di poco superiore ai due minuti. Con appena sedici giorni di gara alle spalle nel 2026, Pogačar è già a quota tredici vittorie – una media che gli osservatori francesi definiscono «cannibalesque» – e supera nei bilanci provvisori il rivale danese Jonas Vingegaard, fresco vincitore del Giro. Il Tour de Suisse si conferma quindi laboratorio ideale in vista della Grande Boucle, che scatterà tra due settimane: per il ventisettenne di Komenda, l’obiettivo è eguagliare il record di cinque successi, finora appannaggio di Merckx, Anquetil, Hinault e Indurain. L’unica incognita riguardava l’avvio di stagione a basso chilometraggio, ma la risposta fornita sulle strade svizzere sembra sciogliere ogni dubbio.
Il trionfo di Pogačar impreziosisce un’edizione che ha fatto da apripista a una formula innovativa, con tappe a circuito e la compressenza di competizioni maschili e femminili nello stesso giorno, un formato inedito per il WorldTour. Mentre Marlen Reusser vinceva tra le donne, il dominio del capitano di UAE ha regalato alla squadra emiratina il terzo successo consecutivo nella classifica generale elvetica, dopo quelli di João Almeida nel 2025 e Adam Yates nel 2024. Un’egemonia che parla la lingua del ciclismo moderno.
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