
Ponte sullo Stretto, l'inchiesta svela il tentativo di corrompere la Corte dei Conti
Un ex magistrato, un avvocato e un imprenditore indagati per aver cercato di influenzare il parere negativo sul progetto, in un caso che intreccia politica e affari.
L'inchiesta della procura di Roma sul Ponte sullo Stretto ha portato alla luce un tentativo di condizionare il parere della Corte dei Conti, che lo scorso ottobre aveva bocciato il progetto definitivo. Secondo il decreto di perquisizione, l'ex presidente aggiunto della Corte Tommaso Miele, l'avvocato Francesco Saccomanno e l'imprenditore Vincenzo Virgilio avrebbero cercato di coinvolgere altri due magistrati contabili, offrendo incarichi in cambio di un sostegno favorevole all'opera. Le intercettazioni rivelano inviti a cena con i vertici di Ferrovie e Autostrade, in un clima di promesse e favori che ha spinto i carabinieri del Ros a perquisire gli indagati.
Il caso ha acceso un acceso dibattito politico. Da una parte, il vicepremier Matteo Salvini ha definito il parere della Corte dei Conti "un grave danno per il Paese e una scelta politica", mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di "ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del governo". Dall'altra, gli analisti di Bruxelles osservano con preoccupazione il tentativo di aggirare i controlli indipendenti, in un momento in cui l'Italia cerca di dimostrare la propria affidabilità nella gestione dei fondi europei per le grandi infrastrutture.
L'inchiesta, tuttavia, non sembra destinata a fermare il progetto. L'amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha assicurato che la tabella di marcia non subirà ritardi, sottolineando di non aver mai avuto contatti con gli indagati. Ma secondo gli osservatori italiani, il vero nodo è la crescente difficoltà di perseguire la corruzione in un sistema dove nomine politiche e favori personali si confondono con le procedure legali. Il caso del Ponte diventa così un simbolo di una stagione in cui i confini tra opportunità e illegalità si fanno sempre più sfumati, e i processi sulle "nuove mazzette" rischiano di trasformarsi in missioni impossibili.
In prospettiva, l'esito dell'indagine potrebbe ridefinire i rapporti tra governo e magistratura contabile, in un clima di tensione che va oltre il singolo progetto. Mentre la procura di Roma prosegue le indagini, il governo lavora a una nuova delibera da sottoporre alla Corte dei Conti, sperando di superare i rilievi tecnici. Ma la vicenda lascia in eredità un interrogativo: quanto è ancora possibile separare la valutazione tecnica dalle pressioni politiche, in un'opera che da decenni divide l'Italia?
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