
Porsche, utile giù del 91% e ristrutturazione drastica: l’avanzata cinese scuote il lusso tedesco
Mentre i marchi cinesi di veicoli elettrici conquistano il segmento premium, Porsche affronta una crisi strutturale e taglia posti di lavoro e modelli.
Il 2025 ha segnato per Porsche un punto di svolta: l’utile netto è crollato del 91% a 310 milioni di euro, e all’assemblea annuale degli azionisti, tenutasi in modalità virtuale da Monaco, gli investitori tedeschi hanno descritto la situazione come “un cumulo di macerie” (Scherbenhaufen). Dal collocamento in Borsa del 2022, il titolo ha sottoperformato l’indice Dax di oltre 140 punti percentuali, dividendo incluso. “Non si tratta di un freno congiunturale, ma di un problema strutturale”, hanno dichiarato i rappresentanti dei fondi, puntando il dito contro una strategia elettrica giudicata fallimentare e decisioni tardive del consiglio di sorveglianza.
Alla radice della crisi vi sono la debolezza del mercato cinese, i dazi statunitensi e una domanda di modelli elettrici inferiore alle attese, che ha costretto il costruttore a un costoso dietrofront verso i motori a combustione. Nel frattempo, da Pechino i produttori cinesi di veicoli elettrici di lusso incalzano. Secondo i dirigenti di Zeekr, esiste un divario tra domanda e offerta di auto elettriche di fascia alta che i marchi cinesi sono in grado di colmare, e si prevede che “uno o due brand cinesi entreranno nella top five globale del lusso”. In Cina, i marchi domestici rappresentano ormai oltre il 50% delle vendite di auto sopra i 400.000 yuan, e i cinque SUV di grandi dimensioni più venduti lo scorso anno erano tutti cinesi.
Per rispondere, il nuovo amministratore delegato Michael Leiters, in carica da gennaio, ha avviato una ristrutturazione profonda. Il portafoglio prodotti, giudicato “troppo complesso”, sarà sfoltito riducendo il numero di varianti e derivati, mentre si studiano nuovi modelli nei segmenti a più alta marginalità, anche sopra la 911 e la Cayenne. Leiters ha chiesto “più diligenza” ai dipendenti e ha annunciato che i tagli al personale già previsti (3.900 posti entro il 2029) non basteranno: sono in corso trattative serrate con i sindacati per ulteriori riduzioni, nell’ambito di un piano più ampio del gruppo Volkswagen che punta a eliminare 50.000 posizioni entro il 2030 e a risparmiare oltre 6 miliardi l’anno. La produzione si concentrerà su piattaforme condivise con la casa madre, e Porsche manterrà tutte e tre le motorizzazioni – termica, elettrica e ibrida – puntando su un ibrido performance per la 911.
Nonostante il contesto “molto difficile”, Porsche ha confermato le previsioni per il 2026: ricavi tra 35 e 36 miliardi di euro e un margine operativo del 5,5-7,5%, con oneri straordinari di ristrutturazione per 800-900 milioni e costi legati ai dazi per circa 700 milioni. La strategia completa fino al 2035 sarà presentata il 7 ottobre in occasione di un capital markets day. L’esito dei negoziati sul lavoro e la roadmap di prodotto rappresentano i prossimi passaggi chiave, mentre la pressione competitiva dei marchi cinesi continua a ridefinire gli equilibri del lusso automobilistico globale.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
| Stampa cinese | +0.60 | aligned |
Il mercato si sta aggiustando; i problemi di Porsche sono isolati e la concorrenza cinese è un fattore normale in un ciclo economico.
Tratta il crollo come un evento ciclico prevedibile, normalizzando la minaccia cinese e invitando a non reagire emotivamente.
L'industria automobilistica europea deve svegliarsi; la concorrenza cinese non è più solo per il mercato di massa ma per il lusso, e questo richiede un intervento politico immediato.
Costruisce una gerarchia di minacce in cui la Cina è presentata come un pericolo esistenziale per un settore simbolo, spingendo verso una reazione protettiva.
Mentre i marchi occidentali arrancano, la Russia ha già superato la dipendenza; la nostra produzione interna è sufficiente e non siamo toccati da queste dinamiche.
Personifica lo Stato russo come attore autonomo e autosufficiente, distaccandosi dalle crisi occidentali e rivendicando una traiettoria indipendente.
I costruttori cinesi sono ora leader globali; la perdita di Porsche è il nostro guadagno, frutto di una strategia industriale vincente.
Riproietta il successo commerciale come vittoria nazionale, attribuendo il merito alla pianificazione statale e all'innovazione, e trasformando una notizia negativa per un concorrente in celebrazione.
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