
Putin a Pechino da Xi: l’asse Mosca-Pechino si rinsalda dopo la visita di Trump
A pochi giorni dal presidente Usa, il leader russo a Pechino per rinsaldare il rapporto con Xi. Firmati oltre 40 accordi, resta aperto il nodo del gasdotto Power of Siberia 2.
A pochi giorni di distanza dalla partenza di Donald Trump, Pechino ha accolto con gli stessi onori Vladimir Putin, in una sequenza di visite che consacra la Cina come fulcro della diplomazia mondiale. I due leader hanno ribadito la solidità di un rapporto che Xi Jinping ha definito «incrollabile», mentre Putin ha parlato di un livello di cooperazione «senza precedenti». L’intesa, suggellata dal rinnovo del Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole firmato venticinque anni fa, si inserisce in un contesto di profonda ridefinizione degli equilibri globali, segnato dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni in Medio Oriente.
Al centro dei colloqui, durati due giorni e conclusi con la firma di oltre quaranta documenti bilaterali, vi sono stati soprattutto l’energia e il commercio. Putin ha insistito per ottenere il via libera definitivo al gasdotto Power of Siberia 2, un’infrastruttura da 50 miliardi di metri cubi l’anno che dovrebbe collegare la Siberia alla Cina attraverso la Mongolia. Secondo gli analisti di Bruxelles, però, il progetto resta in sospeso: Pechino, forte della propria posizione negoziale, non ha ancora accettato le condizioni economiche proposte da Mosca. La Cina, dal canto suo, continua a presentarsi come un «consumatore responsabile» di risorse, mentre la Russia si propone come fornitore affidabile in un mercato stravolto dalla crisi del Mar Rosso e dalle sanzioni occidentali.
Sul fronte geopolitico, i due leader hanno condiviso una netta critica verso quello che Xi ha definito il ritorno alla «legge della giungla» nelle relazioni internazionali, in un implicito riferimento alle iniziative unilaterali di Washington. La visita di Trump, che pure aveva ottenuto una accoglienza simile, non aveva prodotto progressi concreti, in particolare sul dossier dello Stretto di Hormuz. Per la Russia, l’appoggio cinese resta cruciale per aggirare l’isolamento occidentale, mentre per Pechino l’alleanza con Mosca funge da contrappeso strategico all’influenza americana. Come osservato da fonti diplomatiche europee, i due Paesi si presentano come campioni di un ordine multipolare, in contrasto con quello che vedono come egemonismo statunitense.
Per l’Europa, l’avvicinamento tra Mosca e Pechino ha implicazioni immediate. La prospettiva di un accordo energetico che dirotti verso la Cina gas che un tempo alimentava il mercato europeo potrebbe aggravare la dipendenza del Vecchio continente da fornitori alternativi. Secondo quanto riferito dal Financial Times, l’Unione europea starebbe valutando il ricorso a mediatori di alto profilo come Mario Draghi e Angela Merkel per tentare un dialogo con Mosca, segno che la spaccatura con la Russia non è considerata insanabile. Tuttavia, la centralità della Cina in questo schema ridisegna le priorità di Pechino, che può permettersi di attendere senza affrettare la firma del gasdotto. In questo scacchiere, l’Italia osserva con attenzione: la visita di Putin dimostra che l’asse tra autoritarismi è più solido che mai, e che l’Europa rischia di restare ai margini delle grandi transazioni energetiche e geopolitiche.
| Stampa sud-est asiatica | +0.70 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
La stampa del Sudest asiatico sottolinea le alte aspettative del Cremlino per la visita di Putin a Pechino, inquadrandola come un rafforzamento della partnership strategica. I media cinesi sono presentati come orgogliosi che Pechino ospiti sia Trump che Putin in rapida successione, consolidando il ruolo della Cina come hub diplomatico globale. La copertura enfatizza i benefici economici e politici dell'asse Russia-Cina.
La stampa latinoamericana riporta la prossima visita di Putin in modo fattuale, notando che avviene subito dopo quella di Trump. Riferisce che i media cinesi celebrano la sequenza e definiscono la Cina un fuoco della diplomazia globale, ma la copertura stessa rimane distaccata e senza commenti. L'enfasi è sulla coreografia diplomatica più che sulle implicazioni geopolitiche.
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