
Putin ad Astana: la Russia consolida l’asse eurasiatico mentre Erevan guarda all’Ue
Visita di Stato inedita per il secondo mandato, summit dell’Unione economica eurasiatica e la spinosa questione armena. Mosca esibisce vitalità diplomatica dopo l’intesa record con Pechino.
La decisione di Vladimir Putin di compiere per la seconda volta nello stesso mandato presidenziale una visita di Stato in Kazakistan – infrangendo un consolidato protocollo che ne prevede una sola – segnala con eloquenza la posta in gioco. Il consigliere diplomatico del Cremlino, Jurij Ušakov, ha spiegato che il gesto, sollecitato dagli «amici kazaki», intende sottolineare il livello «senza precedenti» delle relazioni bilaterali. Dal 27 al 29 maggio, il presidente russo sarà ad Astana per un colloquio con il presidente Kassym-Jomart Tokayev e per presiedere il vertice del Consiglio economico eurasiatico superiore, in un momento in cui la tenuta dello spazio postsovietico è tutt’altro che scontata.
A suggellare la visita, Putin ha affidato a un articolo pubblicato su «Kazakhstanskaja Pravda» – «Russia-Kazakistan: unione nel cuore dell’Eurasia» – la dichiarazione d’intenti. Nelle sue parole, la «turbolenza geopolitica» attuale rende più che mai essenziali i meccanismi di cooperazione regionale, primi fra tutti l’Unione economica eurasiatica. Mosca si impegna a sviluppare rapporti multiformi con Astana, convinta che i negoziati imprimeranno un impulso decisivo al partenariato. È la cornice di una relazione che il Cremlino considera strategica per non perdere influenza in un’area in cui si incrociano gli interessi cinesi, turchi e occidentali.
Proprio il vertice dell’Unione sarà il palco su cui Putin intende sollevare la questione delle aspirazioni europee dell’Armenia, secondo quanto anticipato dal consigliere Ušakov e rilanciato da analisti mediorientali. Dopo anni di attriti – culminati nel mancato intervento dei peacekeeper russi durante il conflitto con l’Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh – Erevan ha approvato una legge che dichiara la volontà di aderire all’Unione europea, pur senza aver ancora presentato una domanda formale e pur continuando a ospitare una base militare russa. Da Mosca la mossa è stata criticata apertamente: il timore è che l’Armenia possa replicare la traiettoria dell’Ucraina, allontanandosi dall’orbita russa proprio mentre l’organizzazione regionale avrebbe bisogno di compattezza.
La missione kazaka giunge a pochi giorni dalla visita in Cina, conclusa il 20 maggio con un bilancio che Mosca descrive come trionfale. Mentre il recente incontro tra Donald Trump e Xi Jinping si chiudeva senza alcun documento firmato, Russia e Pechino hanno sottoscritto decine di progetti – dall’energia alle infrastrutture, fino ai viaggi senza visto e alla cooperazione mediatica – e adottato una dichiarazione congiunta per un mondo multipolare, in cui si respingono le pressioni sugli Stati sovrani. Secondo l’ottica di Pechino, l’intesa serve a consolidare un fronte non allineato alla supremazia americana; per Mosca è la dimostrazione che l’isolamento occidentale può essere aggirato con nuovi assi.
Agli occhi di Bruxelles, il doppio movimento del Cremlino – rinsaldare il vincolo con Astana mentre cerca di arginare l’emorragia armena – offre uno spaccato delle difficoltà russe nel mantenere coesa la propria area di influenza. L’Italia e l’Europa osservano con interesse il graduale riposizionamento di Erevan, che potrebbe aprire spazi per un partenariato energetico e politico nel Caucaso meridionale. Ma il vero banco di prova sarà la capacità dell’Unione di offrire una prospettiva credibile a un Paese ancora militarmente esposto, senza innescare un conflitto con una Russia sempre più determinata a difendere ciò che considera il suo «cuore eurasiatico».
| Stampa russa e CSI | +0.80 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.30 | critical |
Il Cremlino presenta la visita di Putin in Kazakistan come un nuovo capitolo di un'alleanza strategica nel cuore dell'Eurasia. L'eccezionale secondo viaggio di Stato in un solo mandato sottolinea la profondità del partenariato, mentre Mosca mette in contrasto i concreti accordi raggiunti con gli alleati rispetto ai fallimenti diplomatici dell'Occidente.
La visita di Putin in Kazakistan è vista anche come un'occasione per affrontare il riavvicinamento dell'Armenia all'Unione Europea, una mossa che Mosca critica apertamente. L'articolo evidenzia le tensioni crescenti tra Erevan e il suo tradizionale alleato russo, aggravate dalla percezione di un mancato sostegno durante il conflitto del Nagorno-Karabakh.
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