
Stati Uniti aperti al dialogo con l’Iran, ma solo se cessano gli attacchi nello Stretto di Hormuz
Il segretario di Stato Marco Rubio condiziona il negoziato alla fine delle aggressioni alle navi e chiede agli alleati di condividere l’onere della protezione del traffico marittimo.
Gli Stati Uniti restano disponibili a una soluzione diplomatica con l’Iran, ma subordinano qualsiasi passo concreto a un cambiamento verificabile della condotta di Teheran nello Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il segretario di Stato Marco Rubio, precisando che un’intesa deve essere «reale» e rispettata, e che il memorandum d’intesa firmato a giugno per ampliare il cessate il fuoco e ripristinare la libertà di navigazione non può sopravvivere se una delle parti continua a violarlo. Secondo Washington, l’Iran ha attaccato tre navi mercantili negli ultimi giorni, nonostante i segnali di apertura al dialogo, e questo comportamento – ha aggiunto Rubio – rende impossibile qualunque negoziato credibile.
Nella lettura offerta dall’amministrazione statunitense, all’interno del regime iraniano sarebbe in atto una «crescente frattura» tra le frange più militanti, responsabili degli attacchi contro gli Stati Uniti e altri Paesi, e i settori preoccupati per il collasso dell’economia nazionale. Rubio ha accusato Teheran di aver dirottato miliardi di dollari – provenienti da sanzioni alleggerite o da esportazioni petrolifere – verso Hezbollah, Hamas e milizie irachene, invece di investirli nel benessere della popolazione. L’economia iraniana, ha osservato, è «a pezzi», e se le componenti interessate a uno sviluppo produttivo del Paese prendessero il controllo del sistema o dei negoziati, si tratterebbe di uno sviluppo positivo.
Sul piano militare, gli Stati Uniti hanno condotto per la nona notte consecutiva raid aerei contro obiettivi iraniani, mentre il Pentagono ha confermato la morte di tre soldati americani in due distinti episodi: uno in Iraq, durante le operazioni di disinnesco di un drone iraniano abbattuto, e due in Giordania, colpiti da un missile che ha perforato le difese. Il bilancio complessivo dei militari statunitensi uccisi nel conflitto, iniziato circa cinque mesi fa, sale così a diciassette. Rubio ha definito «incidente» l’episodio iracheno e «straziante» la perdita in Giordania, ribadendo al contempo che Washington continuerà a proteggere la navigazione nello Stretto di Hormuz, ma che altri Paesi devono «farsi avanti» con mezzi o risorse finanziarie per condividere l’onere di questo servizio.
Lo Stretto di Hormuz, prima dell’escalation bellica, era attraversato da circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas. La sua chiusura o la minaccia costante alla libertà di transito rappresentano un rischio diretto per la sicurezza energetica europea e italiana, che dipendono in misura significativa dalle rotte mediorientali. Fonti diplomatiche europee sottolineano come la richiesta statunitense di un maggiore contributo alle operazioni di protezione navale possa tradursi in nuove pressioni sui governi del continente, già alle prese con la volatilità dei prezzi energetici. Al momento, nessun nuovo round negoziale è stato annunciato, e la porta diplomatica – ha concluso Rubio – resta aperta solo se l’Iran smetterà di lanciare missili e droni contro le navi.
| Stampa iraniana e affini | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa israeliana | −0.50 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | −0.60 | critical |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
La narrazione iraniana presenta gli Stati Uniti come aggressori che non accettano la legittima vittoria di Teheran nel controllo dello Stretto di Hormuz. Si sottolinea l'incoerenza della strategia americana e si dà risalto agli sforzi diplomatici, come le dichiarazioni del ministro degli Esteri britannico che chiede la fine dell'aggressione contro l'Iran. Il tono è difensivo e accusa Washington di escalation.
La stampa israeliana si concentra sulle minacce iraniane, come gli attacchi alla Giordania e le infrastrutture terroristiche in Libano. Viene enfatizzata la determinazione di Israele a smantellare i tunnel di Hezbollah e si denuncia il programma nucleare iraniano. Il tono è allarmato e mette in guardia contro la debolezza internazionale.
I media del Golfo condannano fermamente gli attacchi iraniani alla navigazione nello Stretto di Hormuz e alle infrastrutture dei paesi vicini. Sottolineano le enormi perdite economiche subite dalla regione e chiedono l'applicazione del diritto internazionale. Pur critici verso l'Iran, mostrano apertura a soluzioni diplomatiche come il cessate il fuoco proposto.
La stampa latinoamericana riporta con tono neutrale la proposta di cessate il fuoco di dieci giorni avanzata dai mediatori tra Stati Uniti e Iran. Viene descritta l'inclusione della riapertura di Hormuz, ma si nota che la Casa Bianca minimizza l'iniziativa. Il focus è sulla dinamica diplomatica senza prendere posizione.
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