
Salute e lavoro: oltre 55 ore settimanali uccidono, ma la longevità dipende dal sonno e dai limiti
L’Organizzazione mondiale della sanità e l’Organizzazione internazionale del lavoro hanno quantificato per la prima volta il costo umano delle giornate lavorative eccessive: oltre 745.000 morti l’anno per patologie cardiache e ictus sono riconducibili a orari superiori alle 55 ore settimanali. Lo stress cronico innalza il cortisolo e la pressione arteriosa, mentre la sedentarietà d’ufficio moltiplica i rischi metabolici. L’indagine, pubblicata da National Geographic e ripresa dalla stampa iberica, restituisce una fotografia nitida di un fenomeno globale che coinvolge anche l’Italia, dove il part-time involontario convive con picchi di straordinari in settori come la logistica e la sanità.
Ma il corpo umano non dimentica: i danni dell’iperlavoro possono manifestarsi anche dieci anni dopo, avvertono gli specialisti di Madrid. Mentre il mondo del lavoro arranca verso un equilibrio, un altro fronte di fragilità emerge dal versante del sonno. Secondo l’American Academy of Sleep Medicine, un adulto su tre negli Stati Uniti dorme meno di sette ore a notte, con conseguenze documentate dal Centro per il controllo delle malattie: diabete, obesità, disturbi cardiovascolari.
In Medio Oriente, la pneumologa libanese Jocelyne Sassine Fakhoury spiega che il sonno non è una pausa passiva ma un processo biologico attivo di riparazione cellulare, consolidamento della memoria e regolazione ormonale. La sua deprivazione cronica, avverte, si rivela letale quanto la malnutrizione. Anche nella corsa estrema, simbolo di vitalità, si annida un paradosso.
Le ultramaratone, sempre più popolari in Europa e in Italia, sollecitano il corpo oltre i suoi limiti naturali: studi citati dalla testata Open mostrano alterazioni microscopiche nei globuli rossi e rischi cardiaci nascosti. Eppure, come sottolinea il cardiologo Eric Topol, l’obiettivo non dovrebbe essere allungare la vita a tutti i costi, bensì prolungare la «health span», quel periodo di esistenza libero da malattie. Biohacker e influencer della longevità promettono elisir d’immortalità, ma la scienza indica una via meno spettacolare: lavoro moderato, sonno sufficiente, movimento non estremo.
Per l’Europa, dove l’invecchiamento demografico incombe, queste evidenze non sono solo consigli di benessere: rappresentano una priorità di sanità pubblica. La sfida, per i governi e per ciascuno di noi, è riconoscere che il corpo non è una macchina infinita, ma un sistema che chiede pause, ritmi e rispetto.
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