
Scary Movie torna al cinema: satira e nostalgia dopo tredici anni di assenza
La saga parodia horror riporta sul grande schermo i fratelli Wayans, tra umorismo irriverente e una rinnovata coscienza politica. Durata: 95 minuti. Critiche contrastanti tra Europa e America Latina.
Dopo tredici anni di silenzio, la saga di Scary Movie torna nelle sale con un capitolo che rifiuta la numerazione progressiva, replicando il titolo del primo film del 2000. Un ritorno orchestrato dai fratelli Marlon e Shawn Wayans, creatori originali, che riprendono il controllo del franchise dopo un lungo contenzioso legale con i produttori Bob e Harvey Weinstein – una vicenda che, secondo la stampa brasiliana, aveva bloccato ogni nuovo progetto. Il sesto film, diretto da Michael Tiddes, riunisce gran parte del cast storico – Anna Faris, Regina Hall, Jon Abrahams – e si presenta come un reboot che vuole riconquistare il pubblico mescolando parodie dei recenti successi horror con un'ironia amara sulla cultura della cancel culture.
In America Latina, dove la saga ha sempre goduto di un seguito fedele, la critica sottolinea un'evoluzione nel registro comico. I quotidiani argentini parlano di un umorismo “meno bestiale e più certero”, capace di colpire con maggiore precisione le ipocrisie del genere e della società contemporanea. Se da un lato le gag rimangono volutamente grossolane, dall'altro il film dimostra una sorprendente autocoscienza, prendendosi in giro per i propri eccessi passati. La presenza di volti noti – alcuni dei quali interpretano personaggi già morti nelle puntate precedenti – alimenta il gioco meta-cinematografico caro ai fan.
Dall'Europa, invece, giungono reazioni più tiepide. In Svezia, dove il film è stato distribuito con il semplice titolo “Scary Movie”, i recensori riconoscono il valore nostalgico dell'operazione, ma assegnano un voto medio – 3 su 5 – sottolineando come l'ondata di revival anni Duemila non sempre garantisca la qualità. La durata di 95 minuti, confermata da tutte le fonti, sembra pensata per un consumo immediato, senza eccessive pretese autoriali.
Proprio il contesto post-Weinstein e la sensibilità mutata del pubblico offrono una chiave di lettura interessante: il film, secondo analisti brasiliani, tenta di aggiornare la formula inserendo battute esplicite sulla “cultura della cancellazione” e sui limiti dell'umorismo nell'era digitale. Resta da vedere se questa strategia basterà a riportare in auge un franchise che, con oltre due decenni di storia, resta un termometro irriverente delle paure e delle mode del nostro tempo.
| Stampa latinoamericana | +0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | +0.30 | aligned |
La saga torna dopo tredici anni con un umore nostalgico ma autoconsapevole, puntando sulla formula originale e sul cast storico, senza però nascondere che diverse gag risultano già sentite. I commenti oscillano tra il sollievo per un film finalmente decente e l'impressione che la parodia fatichi a rinnovarsi davvero.
La stampa nordica accoglie il ritorno della parodia horror con un misto di affetto e distacco, celebrandone lo status di culto e l'umorismo scatenato, pur assegnando un giudizio misurato. L'accento cade sulla ventata di nostalgia e sulla capacità del film di non prendersi sul serio.
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