
Scorsese sotto accusa per l'IA: il sindacato parla di tradimento, Hollywood si divide
Martin Scorsese, regista simbolo del cinema d'autore, si trova al centro di una bufera che sta lacerando l'industria cinematografica. La sua decisione di diventare consulente per Black Forest Labs, startup tedesca specializzata in intelligenza artificiale generativa per immagini e video, ha scatenato la reazione durissima del sindacato dei direttori artistici (IATSE Local 800), che ha parlato di «tradimento diretto» della natura collaborativa del cinema. La polemica, nata da un video promozionale e da dichiarazioni al New York Times in cui Scorsese sosteneva che «il cinema è un medium giovane, dobbiamo essere aperti alla sua evoluzione», ha acceso un dibattito che va ben oltre il singolo caso.
La frattura è emblematica di uno scontro più ampio che attraversa gli Stati Uniti e l'Europa. Da un lato, le major hollywoodiane e le big tech vedono nell'IA uno strumento per ridurre i costi e accelerare la produzione; dall'altro, sindacati e artisti denunciano il rischio di sostituzione del lavoro umano e di omologazione creativa. In Europa, la posizione è particolarmente cauta: a Bruxelles si discute un regolamento sull'IA che impone trasparenza e limiti, mentre in Italia il dibattito è acceso tra chi teme la perdita di posti nel comparto audiovisivo e chi, come alcuni registi emergenti, vede nell'IA un'opportunità per sperimentare. La vicenda Scorsese diventa così un caso di scuola.
La reazione del sindacato, che rappresenta migliaia di artigiani del cinema, non è solo una difesa corporativa. È il segnale che la fiducia tra i grandi autori e la base produttiva si sta incrinando. Scorsese, che ha sempre difeso la conservazione del cinema classico e il valore dell'artigianato, viene ora accusato di aver voltato le spalle a chi rende possibile la sua arte. La sua risposta, che invita a «non chiudere le porte all'innovazione», non ha placato gli animi. Anzi, ha evidenziato una divisione generazionale e culturale: i maestri del passato guardano al futuro con curiosità, mentre le nuove generazioni temono per la propria sopravvivenza.
Guardando avanti, la controversia potrebbe avere ripercussioni concrete. Se l'IA dovesse essere adottata su larga scala, interi reparti – scenografi, costumisti, animatori – potrebbero vedere ridimensionato il proprio ruolo. In Europa, dove il cinema è spesso finanziato con fondi pubblici, si discute già di come regolamentare l'uso dell'IA per evitare dumping culturale. La posizione di Scorsese, per quanto autorevole, rischia di isolarlo in un'industria che si interroga sul proprio futuro. Il vero nodo, come sottolineano gli analisti di Los Angeles, non è se l'IA entrerà nei set, ma a quali condizioni e con quali tutele per chi il cinema lo fa vivere ogni giorno.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
La stampa atlantica progressista presenta la controversia come un tradimento dei valori artistici da parte di Scorsese, che viene criticato per aver sostenuto l'IA nonostante la sua reputazione di difensore del cinema d'autore. L'attenzione è sulla reazione del sindacato dei direttori artistici, che vede l'IA come una minaccia alla collaborazione umana nel cinema. Il tono è critico verso Scorsese e preoccupato per le implicazioni per i lavoratori creativi.
La stampa latinoamericana progressista descrive la collaborazione di Scorsese con l'IA come un tradimento, sottolineando la sua precedente difesa del cinema d'autore. Il sindacato dei direttori artistici viene presentato come vittima delle scelte del regista, e l'IA come una minaccia per l'industria cinematografica locale. Il tono è fortemente critico e accusatorio, con un focus sulle conseguenze per i lavoratori del settore.
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