
Sette alpinisti morti sulle Alpi, tragico bilancio in un fine settimana di sangue
Da Gran Paradiso al Monte Bianco, una serie di incidenti ha causato vittime, mentre altre tragedie in India e Bangladesh allungano l’elenco delle morti improvvise.
Il massiccio del Gran Paradiso, il Cervino e il Monte Bianco hanno conosciuto in ventiquattr’ore una delle sequenze più drammatiche degli ultimi anni. Nella giornata di venerdì, tre alpinisti italiani – Antonio Sardano, Sergio Martinelli e Michael Zenatti, uniti da amicizia e provenienti dal Trentino-Alto Adige – hanno perso la vita sulla parete nord del Gran Paradiso, a circa 3.600 metri di quota. Il direttore del soccorso alpino valdostano, Paolo Comune, ha spiegato che l’incidente, avvenuto intorno a mezzogiorno e senza testimoni, sarebbe stato provocato con ogni probabilità dallo scivolone di uno dei tre, capace di trascinare nella caduta i compagni di cordata per centinaia di metri. I primi soccorritori hanno recuperato i corpi solo nelle ore successive, mentre il resto delle Alpi nord-occidentali si apprestava a vivere un sabato ancora più nero.
Nella sola giornata di sabato si sono registrati altri quattro decessi. Sul Cervino, gli elicotteristi svizzeri di Air Zermatt hanno recuperato il corpo di un alpinista straniero nella zona del Pic Tyndall, uno dei passaggi più delicati della via normale, per poi trasferirlo a Cervinia e affidare l’identificazione ai finanzieri del Sagf. Poco dopo, sul versante italiano del Monte Bianco, un’altra vittima è stata trovata senza vita sul ghiacciaio della Brenva. Oltreconfine, la cresta Kuffner del Mont Maudit ha inghiottito due scalatori, il cui intervento di recupero è stato condotto dalla gendarmeria francese. L’intero arco alpino occidentale, tra Valle d’Aosta, Vallese e Alta Savoia, si è ritrovato così accomunato da un’emergenza transfrontaliera che ha mobilitato uomini e mezzi di tre nazioni.
Mentre le cronache valdostane e savoiarde contavano i caduti tra le cime, altre latitudini aggiungevano lutti altrettanto repentini. Nello Stato indiano del Jharkhand, quattro minatori sono deceduti per probabile asfissia all’interno di un pozzo abusivo di carbone profondo una decina di metri, in una foresta nei pressi di Ramgarh. Le autorità locali hanno recuperato i corpi e aperto un’inchiesta su un’attività estrattiva che sfugge a ogni controllo di sicurezza. Circa ottomila chilometri più a est, la polizia del distretto di Barguna, nel Bangladesh meridionale, ha diffuso la notizia del ritrovamento di cinque cadaveri in ventiquattro ore: tre persone impiccate nelle loro abitazioni, un uomo ucciso a bastonate e un conducente di risciò abbandonato su una strada. Sono scenari lontani, eppure la simultaneità di queste morti improvvise – quattordici in due continenti, sette dei quali oltre i quattromila metri – disegna una mappa della vulnerabilità umana nei contesti più diversi, dalle pareti glaciali ai cunicoli clandestini.
Il tragico fine settimana rilancia, da un lato, la riflessione sulla pressione ambientale e sulle condizioni primaverili tardive che rendono le Alpi particolarmente insidiose, con gli esperti del soccorso alpino valdostano che esortano alla massima prudenza in un periodo di forte traffico alpinistico. Dall’altro, riaccende un dibattito più ampio sulla regolamentazione delle attività estreme in quota, che per l’Europa alpina significa confrontarsi con un turismo della verticalità spesso poco disposto ad accettare limiti. A livello globale, le morti del Jharkhand e di Barguna rammentano come fenomeni di sfruttamento clandestino del territorio producano stragi silenziose fuori dai riflettori. Per la comunità alpina italiana, questo “weekend nero” resterà un segnale doloroso: l’arrivo della stagione estiva, anziché portare solo la gioia della vetta, può nascondere crepacci invisibili nel rapporto tra uomo e montagna.
| Stampa europea continentale | −0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.10 | neutral |
Un fine settimana di sangue sulle Alpi: tre alpinisti trentini, esperti e legati dalla passione per la montagna, sono precipitati per 400 metri sulla parete nord del Gran Paradiso. In sole 24 ore si contano sette vittime sui Quattromila, tra Monte Bianco, Cervino e Gran Paradiso, un bollettino che richiama una strage.
Una serie di incidenti in alta quota sulle Alpi ha causato sette vittime in 24 ore, sollevando interrogativi sulla sicurezza delle condizioni glaciali e sull'effetto dei cambiamenti climatici. Le autorità locali indagano sulla dinamica, mentre gli esperti raccomandano cautela aggiuntiva.
Tre alpinisti italiani sono morti sul Gran Paradiso durante una scalata, un altro episodio di un fine settimana rischioso sulle Alpi. Mentre i soccorritori recuperano i corpi, in India quattro minatori perdono la vita in una miniera di carbone clandestina, ricordando che il pericolo è ovunque, ma spesso per necessità diverse dal piacere.
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