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martedì 5 maggio 2026

Sfarzo e proteste: il Met Gala 2026 tra boicottaggi, miliardari e la moda come arte

Jeff Bezos e Lauren Sánchez finanziano l'evento tra polemiche e defezioni eccellenti. La serata celebra il nuovo allestimento del Costume Institute.

La notte del primo lunedì di maggio non è stata, quest'anno, solo una passerella di sfarzo e haute couture. Il Met Gala 2026 è entrato nella storia come l'edizione più controversa, con il fondatore di Amazon Jeff Bezos e la moglie Lauren Sánchez nei panni di presidenti onorari e principali finanziatori. Mentre le celebrità salivano le scale del Metropolitan Museum of Art, a New York si moltiplicavano le proteste: attivisti del gruppo Everyone Hates Elon hanno disseminato il museo con centinaia di bottigliette di finta urina, simbolo delle condizioni igieniche imposte ai lavoratori Amazon, mentre cartelli e manifesti invitavano al boicottaggio. L'adesione è stata plateale: Meryl Streep, Zendaya, Bella Hadid e persino il sindaco di New York Zohran Mamdani hanno disertato, trasformando il tappeto rosso in un campo di tensione politica.

Il tema della serata, «Fashion is Art», intendeva celebrare la nuova mostra del Costume Institute, «Costume Art», che per la prima volta occupa le rinnovate gallerie Condé Nast all'ingresso del museo, un investimento da oltre quaranta milioni di dollari. Secondo gli osservatori di Bruxelles, la scelta di legare il nome di Bezos a un'istituzione culturale segna un ulteriore passo verso la privatizzazione del mecenatismo artistico, mentre in Italia, testate come Domani e Il Fatto Quotidiano hanno sottolineato il paradosso di un evento che raccoglie fondi per l'arte mentre il suo principale finanziatore è accusato di sfruttamento. La stampa di Francoforte ha invece evidenziato come la metamorfosi dell'imprenditore da “ragazzo in felpa” a re del glamour newyorkese rappresenti il trionfo di un'epoca in cui lo stile si compra, non si eredita.

Sul red carpet, nonostante le assenze, non è mancato lo spettacolo. Beyoncé, Venus Williams e Nicole Kidman, co-presidentesse insieme ad Anna Wintour, hanno interpretato il dress code con abiti che fondevano moda e pittura, mentre la rapper Lisa delle Blackpink è diventata la prima star K-pop a far parte del comitato organizzatore, segnale di una strategia di apertura globale voluta dagli analisti di Pechino per intercettare i mercati asiatici. Isha Ambani ha portato l'artigianato indiano con un sari di seta intessuto d'oro, dimostrando che l'identità locale può convivere con l'universo patinato del lusso. Ma la scelta più discussa è stata quella di Timothée Chalamet, che ha preferito la partita dei Knicks alla cena di gala, riaccendendo il dibattito su priorità e autenticità nel mondo delle celebrity.

Guardando al futuro, la domanda che aleggia sulle scalinate del Met è se il gala riuscirà a preservare la sua anima artistica o finirà per diventare un'enclave di miliardari. Con un record di 42 milioni di dollari raccolti e un biglietto a centomila dollari, l'evento è più esclusivo che mai. Ma la lezione di questa edizione, secondo i commentatori europei, è chiara: quando il denaro privato detta le regole, l'arte rischia di perdere la sua funzione di spazio critico. La sfida per i prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra il necessario sostegno economico e la credibilità culturale, un banco di prova che riguarda non solo New York, ma l'intero sistema dell'arte occidentale.

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martedì 5 maggio 2026

Sfarzo e proteste: il Met Gala 2026 tra boicottaggi, miliardari e la moda come arte

Jeff Bezos e Lauren Sánchez finanziano l'evento tra polemiche e defezioni eccellenti. La serata celebra il nuovo allestimento del Costume Institute.

La notte del primo lunedì di maggio non è stata, quest'anno, solo una passerella di sfarzo e haute couture. Il Met Gala 2026 è entrato nella storia come l'edizione più controversa, con il fondatore di Amazon Jeff Bezos e la moglie Lauren Sánchez nei panni di presidenti onorari e principali finanziatori. Mentre le celebrità salivano le scale del Metropolitan Museum of Art, a New York si moltiplicavano le proteste: attivisti del gruppo Everyone Hates Elon hanno disseminato il museo con centinaia di bottigliette di finta urina, simbolo delle condizioni igieniche imposte ai lavoratori Amazon, mentre cartelli e manifesti invitavano al boicottaggio. L'adesione è stata plateale: Meryl Streep, Zendaya, Bella Hadid e persino il sindaco di New York Zohran Mamdani hanno disertato, trasformando il tappeto rosso in un campo di tensione politica.

Il tema della serata, «Fashion is Art», intendeva celebrare la nuova mostra del Costume Institute, «Costume Art», che per la prima volta occupa le rinnovate gallerie Condé Nast all'ingresso del museo, un investimento da oltre quaranta milioni di dollari. Secondo gli osservatori di Bruxelles, la scelta di legare il nome di Bezos a un'istituzione culturale segna un ulteriore passo verso la privatizzazione del mecenatismo artistico, mentre in Italia, testate come Domani e Il Fatto Quotidiano hanno sottolineato il paradosso di un evento che raccoglie fondi per l'arte mentre il suo principale finanziatore è accusato di sfruttamento. La stampa di Francoforte ha invece evidenziato come la metamorfosi dell'imprenditore da “ragazzo in felpa” a re del glamour newyorkese rappresenti il trionfo di un'epoca in cui lo stile si compra, non si eredita.

Sul red carpet, nonostante le assenze, non è mancato lo spettacolo. Beyoncé, Venus Williams e Nicole Kidman, co-presidentesse insieme ad Anna Wintour, hanno interpretato il dress code con abiti che fondevano moda e pittura, mentre la rapper Lisa delle Blackpink è diventata la prima star K-pop a far parte del comitato organizzatore, segnale di una strategia di apertura globale voluta dagli analisti di Pechino per intercettare i mercati asiatici. Isha Ambani ha portato l'artigianato indiano con un sari di seta intessuto d'oro, dimostrando che l'identità locale può convivere con l'universo patinato del lusso. Ma la scelta più discussa è stata quella di Timothée Chalamet, che ha preferito la partita dei Knicks alla cena di gala, riaccendendo il dibattito su priorità e autenticità nel mondo delle celebrity.

Guardando al futuro, la domanda che aleggia sulle scalinate del Met è se il gala riuscirà a preservare la sua anima artistica o finirà per diventare un'enclave di miliardari. Con un record di 42 milioni di dollari raccolti e un biglietto a centomila dollari, l'evento è più esclusivo che mai. Ma la lezione di questa edizione, secondo i commentatori europei, è chiara: quando il denaro privato detta le regole, l'arte rischia di perdere la sua funzione di spazio critico. La sfida per i prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra il necessario sostegno economico e la credibilità culturale, un banco di prova che riguarda non solo New York, ma l'intero sistema dell'arte occidentale.

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