
La paura di un golpe isola Putin: sicurezza massima, bunker e controlli su fedelissimi
Il Cremlino ha rafforzato la protezione del presidente dopo un rapporto dei servizi europei che segnala timori di attentati e colpi di Stato interni.
Il Cremlino vive settimane di allarme rosso. Secondo un dossier dei servizi segreti di un paese dell’Unione europea, di cui hanno preso visione diverse testate internazionali, Vladimir Putin ha ordinato un inasprimento senza precedenti delle misure di sicurezza personale. Cuochi, autisti, fotografi e guardie del corpo non possono più usare i mezzi pubblici; chi lavora a stretto contatto con il presidente deve rinunciare agli smartphone con connessione internet; ogni visitatore viene sottoposto a due controlli separati. Nelle abitazioni dei collaboratori più vicini sono stati installati sistemi di sorveglianza. Il capo del Cremlino, sempre più chiuso in bunker protetti sul Mar Nero e nella regione di Mosca, ha annullato tutti i viaggi programmati verso le residenze di Stato e le strutture militari. La scintilla che ha innescato questo giro di vite è stata l’uccisione, lo scorso dicembre, di un alto generale russo in un attentato rivendicato dai servizi ucraini, un’azione che ha esposto le falle del dispositivo di sicurezza e acuito le tensioni tra le diverse anime dell’apparato di potere. Ma il dossier europeo va oltre: il vero timore, a Mosca, è un colpo di Stato interno. Nelle carte si legge che il nome dell’ex ministro della Difesa Sergei Shoigu viene associato al rischio di un tentativo di rovesciamento del presidente. Non si tratta di una minaccia esterna, ma di una crepa che si allarga all’interno delle élite russe, dove i conflitti tra i servizi segreti e le forze armate si fanno sempre più aspri.
A Bruxelles l’allarme è duplice. Da un lato, la paranoia crescente di Putin potrebbe tradursi in scelte imprevedibili sul fronte ucraino, dove la guerra è entrata nel quarto anno e le linee di conflitto si sono ormai cristallizzate. Dall’altro, alcuni analisti europei temono che la Russia possa sfruttare un cosiddetto “finestra di opportunità” – con gli Stati Uniti che riducono la loro presenza in Europa e la NATO scossa da divisioni interne – per testare la coesione atlantica. L’ipotesi di un’offensiva di terra contro un paese dell’Alleanza resta per ora remota, ma la tensione sale. Intanto, da Kyiv osservano con attenzione il caos interno al Cremlino, convinti che l’isolamento del presidente russo possa rivelarsi un fattore decisivo nel lungo periodo. Per l’Italia e l’Europa, la deriva autarchica e sospettosa di Putin rappresenta una minaccia ambigua: più difficile da decifrare, ma forse più pericolosa di una guerra di movimento. La domanda che gli analisti si pongono è se questa rete di blindatura non stia in realtà accelerando il processo che intende prevenire, trasformando la paura del potere in un motore di instabilità.
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