
Sfiducia negli Stati Uniti: solo il 10% crede che la giustizia abbia fatto il suo corso nel caso Epstein
Un sondaggio Reuters/Ipsos diffuso questa settimana ha rivelato che la stragrande maggioranza degli americani ritiene che il governo federale stia nascondendo informazioni sui clienti di Jeffrey Epstein, l’ex finanziere morto suicida in carcere nel 2019 mentre attendeva il processo per accuse di traffico sessuale. Secondo i dati, il 75% degli intervistati – inclusi due terzi dei repubblicani, l’88% dei democratici e il 73% degli indipendenti – sospetta un occultamento di prove, mentre solo il 10% degli americani ritiene che l’amministrazione Trump abbia contribuito a rendere giustizia. Il dato più eclatante è che persino tra i repubblicani solo il 21% esprime fiducia nell’operato del governo, segno di una sfiducia che attraversa trasversalmente l’elettorato.
La pubblicazione recente di documenti del Dipartimento di Giustizia, che menzionano figure come Donald Trump e Bill Gates – senza che siano state mosse accuse formali – ha riacceso l’attenzione pubblica. Il sondaggio, condotto su un campione di 4.531 adulti tra il 3 e l’8 giugno, mostra che l’84% degli americani è convinto che i potenti raramente vengano chiamati a rispondere delle proprie azioni. Questa percezione di impunità, secondo gli analisti di Washington, mina la credibilità delle istituzioni giudiziarie e alimenta teorie del complotto, mentre le vittime di Epstein continuano a chiedere verità e giustizia.
Da una prospettiva europea, la vicenda Epstein rappresenta un ulteriore tassello nella crisi di fiducia verso le élite transatlantiche. A Bruxelles si osserva con preoccupazione come lo scetticismo verso la giustizia americana possa indebolire la cooperazione giudiziaria internazionale, in particolare nei casi di criminalità finanziaria e sfruttamento minorile. Per l’Italia, il caso richiama alla memoria le inchieste su scandali simili, come quello del cosiddetto “Ruby ter” o le vicende legate alla pedofilia nella Chiesa, e solleva interrogativi sulla capacità dei sistemi democratici di garantire equità di fronte al potere.
Guardando al futuro, gli esperti prevedono che la pressione pubblica costringerà il Congresso ad approfondire le indagini, mentre l’amministrazione Trump – già in campagna elettorale – dovrà gestire un tema che erode il consenso anche tra i suoi sostenitori. La testimonianza attesa di Bill Gates, che ha definito la sua associazione con Epstein un “errore”, potrebbe offrire nuovi elementi, ma il dato di fondo resta la sfiducia radicata: finché la giustizia non sarà percepita come uguale per tutti, il fantasma di Epstein continuerà a ossessionare l’America.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa israeliana | −0.70 | critical |
La stampa atlantica registra il crollo di fiducia nell'episodio Epstein, ma destina la copertura maggiore a intrattenimento e innovazione, rimuovendo di fatto il fallimento sistemico della giustizia statunitense dall'agenda pubblica.
I media israeliani leggono la sfiducia nel caso Epstein come sintomo di una più ampia fragilità delle istituzioni americane, che rischia di incoraggiare Iran e altri nemici, con ricadute dirette sulla sicurezza di Israele e l'ordine regionale.
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