
Sinaloa, l'ombra del cartello: il governatore Rocha lascia dopo le accuse degli Stati Uniti
L’improvvisa licenza temporanea chiesta da Rubén Rocha Moya, governatore di Sinaloa, segna un terremoto politico che dalla periferia messicana si proietta fino ai tavoli di Washington e alle cancellerie europee. L’uomo forte del partito Morena, accusato dal Dipartimento di Giustizia statunitense di collusioni con il cartello di Sinaloa e con la fazione dei cosiddetti Chapitos, ha annunciato venerdì scorso di volersi fare da parte per trenta giorni, per “non intralciare le indagini” della Fiscalía General de la República. Nelle stesse ore, il Congresso locale ha ratificato quasi in tempo reale la sua sostituta: Yeraldine Bonilla Valverde, segretaria generale del governo statale, è diventata governatrice interina con un discorso in cui ha definito “false e dolose” le imputazioni americane, in una difesa d’ufficio che appare più rituale che sostanziale.
Da Città del Messico, l’esecutivo di Claudia Sheinbaum ha evitato prese di posizione nette, mentre gli analisti di Bruxelles osservano con apprensione l’ennesima prova di come la lotta al narcotraffico resti un vaso di Pandora per la stabilità istituzionale messicana. La mossa di Rocha – che mantiene il fuero, come chiarito dall’ex ministro della Corte Suprema Arturo Zaldívar, ma solo fino a che la licenza non venga convertita in una rinuncia definitiva – è stata liquidata dall’opposizione come insufficiente: si chiede ora il ritiro della protezione giurisdizionale per consentire un’eventuale estradizione. L’ottica di Pechino, che guarda con interesse ai corridoi commerciali nordamericani, coglie in questa vicenda un’ulteriore fragilità del vicino partner messicano.
Per l’Italia e l’Europa, il caso ha un doppio rilievo: da un lato, il consolidamento della cooperazione giudiziaria transatlantica in materia di traffico di stupefacenti; dall’altro, il precedente di un alto funzionario che si dimette per salvaguardare la propria incolumità più che per senso di responsabilità. Bonilla, nel frattempo, dovrà gestire una macchina amministrativa sotto shock, mentre il ritorno di Rocha – se mai avverrà – dipenderà dall’esito di un’inchiesta che appare già compromessa dalla dimensione internazionale delle accuse. Il futuro prossimo di Sinaloa si gioca tra le pieghe di una legalità fragile e di una geopolitica della droga che non conosce confini.
Allarga lo sguardo
Trump annuncia un accordo per il disarmo di Hamas, ma Israele resta scettico
4 lingue · 103 testate
Da Economy & MarketsIl Messico rimbalza dell’1,5% nel secondo trimestre, il miglior dato in oltre cinque anni
1 lingua · 18 testate
Da TechnologyGIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane
1 lingua · 15 testate