
Siria pronta a ridurre il petrolio russo per ottenere la rimozione dalle liste Usa
Damascus ha accettato di tagliare significativamente le importazioni di greggio da Mosca nel quadro dei negoziati con Washington per l'eliminazione della designazione di Stato sponsor del terrorismo, in vigore dal 1979.
La Siria ha comunicato agli Stati Uniti la propria disponibilità a ridurre in modo sostanziale le importazioni di petrolio russo, secondo tre fonti informate sui colloqui in corso tra i due Paesi. L’impegno, finora non reso noto, si inserisce nel negoziato per la revoca dell’ultima grande sanzione americana ancora in vigore: l’inserimento di Damasco nella lista degli Stati sponsor del terrorismo. La mossa segnerebbe un cambiamento radicale nella politica energetica siriana, che nonostante il riavvicinamento politico all’Occidente resta fortemente dipendente dal greggio di Mosca.
Fonti siriane e americane precisano che Washington non ha posto la riduzione come condizione esplicita per la cancellazione dalla lista. Tuttavia, funzionari statunitensi avrebbero fatto capire alle controparti che interrompere gli acquisti di petrolio russo «aumenterebbe le probabilità di una revoca rapida e senza complicazioni». Damasco ha replicato che proprio l’eliminazione della designazione le consentirebbe di costruire una rete di approvvigionamento diversificata, perché oggi «dipende dal petrolio russo per necessità, non per scelta». Un portavoce del Dipartimento di Stato ha incoraggiato la Siria a coinvolgere partner aziendali affidabili, «in particolare americani», e ha aggiunto che ci si aspetta il rispetto delle sanzioni contro la Russia. Lo stesso portavoce ha negato un nesso diretto tra i due dossier. Da Mosca, il ministro degli Esteri Lavrov ha ribadito che le sanzioni andrebbero rimosse senza condizioni, perché «hanno colpito il popolo siriano, non il governo».
Le spedizioni di greggio russo verso la Siria sono aumentate del 75% nell’anno in corso, raggiungendo circa 60.000 barili al giorno e facendo di Mosca il principale fornitore. L’analista siriano Nawar Saban avverte che «sostituire questi volumi da un giorno all’altro è impossibile senza rischiare penurie di carburante o un aumento dei costi di importazione», e che l’impatto di lungo periodo dipenderà dalla capacità di Washington di offrire alternative. Damasco ha già avviato contatti con nuovi fornitori: la francese TotalEnergies ha discusso un contratto di esplorazione offshore, mentre a giugno sono stati firmati accordi con ConocoPhillips e Novaterra per rilanciare la produzione di gas. Sul fronte politico, il Congresso americano ha chiesto alla nuova amministrazione siriana di chiudere l’accesso russo alle basi militari sulla costa, e secondo fonti russe gli Stati Uniti vogliono che Russia e Iran siano «espulsi per sempre dalla Siria».
La designazione di Stato sponsor del terrorismo, attiva dal 1979, è l’unica sanzione maggiore rimasta dopo che l’amministrazione Trump e il Congresso hanno revocato le misure complessive in seguito alla caduta di Bashar al-Assad. Il presidente Trump ha notificato al Congresso l’8 luglio l’intenzione di rimuovere la Siria dalla lista, avviando un periodo di revisione di 45 giorni durante il quale dovrà certificare che Damasco non ha sostenuto atti di terrorismo internazionale negli ultimi sei mesi e che non lo farà in futuro. La riduzione delle importazioni di petrolio russo rappresenta un gesto concreto in quella direzione, ma restano incerti tempi e fonti alternative di approvvigionamento.
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.10 | neutral |
| Stampa iraniana e affini | −0.70 | critical |
Damasco offre una concessione strategica a Washington, puntando sulla rimozione delle sanzioni e su un nuovo partenariato occidentale.
Presentando l'accordo come una mossa volontaria e lungimirante, si enfatizza l'agenzia siriana e i benefici del riallineamento, minimizzando la pressione coercitiva americana.
Viene omesso il fatto che la Siria agisce sotto pressione statunitense e che la decisione danneggia gli interessi russi, elementi presenti nei blocchi russo e iraniano.
La Russia subisce un colpo dalla decisione siriana, che mostra come Damasco ceda alle pressioni americane a scapito della storica alleanza.
Evidenziando il contesto coercitivo (le sanzioni come condizione) e presentando la decisione come una perdita per l'influenza russa, si adotta un linguaggio di vittimismo per la Russia.
Viene omesso il potenziale guadagno diplomatico per la Siria nel migliorare i rapporti con gli USA e l'agenzia siriana nella scelta, presenti nel blocco atlantico.
Damasco compie una scelta pragmatica, ma il vuoto energetico e la nuova leva americana restano interrogativi aperti.
Adottando un tono analitico e sollevando domande concrete sulla sostituzione del petrolio, si mantiene una posizione cauta e fattuale, senza schierarsi apertamente.
Viene omessa la cornice di pressione e vittimismo presente nei blocchi russo e iraniano, così come la celebrazione del riallineamento atlantico.
Gli Stati Uniti usano la Siria come pedina in un piano anti-russo, e Damasco cede umiliandosi.
Utilizzando un linguaggio emotivo e accusatorio ('orchestrato', 'piano anti-russo', 'capitolazione'), si dipinge la decisione come una sconfitta per l'asse della resistenza e una minaccia alla sovranità siriana.
Viene omessa qualsiasi menzione dei benefici diplomatici per la Siria o della possibilità che la decisione sia volontaria, presenti nel blocco atlantico e in parte in quello arabo.
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