
SpaceX vale più di Amazon: Musk primo trilionario, l’IPO che riscrive la geografia del potere tecnologico
In tre giorni la capitalizzazione ha superato i 2.700 miliardi di dollari, mentre l’acquisto di Cursor per 60 miliardi rafforza la sfida all’IA globale.
In soli tre giorni di contrattazioni dopo il più grande collocamento della storia, SpaceX ha ridisegnato la mappa del capitalismo tecnologico. Partita venerdì a 135 dollari per azione sul Nasdaq, la società di Elon Musk ha chiuso la seduta di martedì oltre i 220 dollari, con una capitalizzazione che ha superato Amazon e sfiorato Microsoft, attestandosi attorno ai 2.800 miliardi di dollari. È un valore che la colloca al quinto posto mondiale, dietro solo a Nvidia, Alphabet, Apple e Microsoft, e che ha trasformato Musk nel primo trilionario dell’era moderna: il suo patrimonio personale ha raggiunto 1,4 trilioni di dollari, con un guadagno in una sola giornata di 165 miliardi, quasi il doppio dell’intera ricchezza dell’uomo più ricco d’India. Secondo gli analisti di Wall Street, la corsa è alimentata da un entusiasmo senza precedenti degli investitori individuali, che si scontra con un flottante ancora ridotto e con la scarsa propensione a vendere dei grandi fondi istituzionali.
La notizia che ha dato ulteriore carburante al rally è stata l’acquisizione, annunciata nella mattinata di martedì, di Anysphere, la startup che sviluppa l’assistente di programmazione Cursor, per 60 miliardi di dollari pagati in azioni SpaceX. L’operazione, attesa per il terzo trimestre del 2026, consolida la strategia di Musk nell’intelligenza artificiale e porta sotto il suo controllo uno degli strumenti più utilizzati dagli sviluppatori, in diretta concorrenza con OpenAI e Anthropic. Non è un dettaglio trascurabile per l’Europa: Cursor è stato co-fondato dallo svedese Arvid Lunnemark, e la sua integrazione nel colosso americano segnala quanto sia difficile per il continente trattenere i talenti e le piattaforme che plasmeranno l’economia digitale dei prossimi decenni. Da Bruxelles, osservatori antitrust guardano con preoccupazione a una concentrazione che unisce razzi, satelliti, supercalcolo e ora anche strumenti per il codice, mentre Pechino legge la mossa come un’accelerazione nella competizione tecnologica sino-americana.
Il contesto geopolitico ha amplificato l’effetto SpaceX. Lunedì i mercati globali hanno festeggiato le notizie di un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, che ha fatto crollare il prezzo del petrolio sotto gli 80 dollari al barile e ha spinto gli indici verso nuovi massimi. In una sola seduta, le 500 persone più ricche del mondo hanno aggiunto 336 miliardi di dollari ai loro patrimoni, un record assoluto. Ma dietro le cifre da fantascienza si nascondono fragilità strutturali: il flottante ridotto di SpaceX espone il titolo a una volatilità estrema, e diversi gestori americani avvertono che i piccoli investitori che hanno alimentato la scalata potrebbero essere i più colpiti quando la realtà dei fondamentali aziendali si farà sentire. La stessa opzione di acquisto di Cursor era stata negoziata in aprile con una penale di 10 miliardi in caso di rinuncia, a dimostrazione di quanto aggressiva sia la strategia finanziaria del gruppo.
Per l’Italia e l’Europa, l’ascesa di SpaceX è uno specchio che riflette un ritardo industriale sempre più difficile da colmare. Mentre il Vecchio Continente discute di regolamentazione dell’IA e di frammentazione dei mercati dei capitali, una sola azienda americana ha raccolto in un’IPO più risorse di tutte le quotazioni europee degli ultimi anni messe insieme. La fortuna personale di Musk supera il PIL di nazioni come la Spagna o i Paesi Bassi, e la capitalizzazione di SpaceX equivale a circa una volta e mezza l’intero indice Ftse Mib. La domanda che resta aperta, mentre la Federal Reserve si prepara alla prima decisione sui tassi sotto la nuova presidenza di Kevin Warsh, è se questa concentrazione di potere tecnologico e finanziario rappresenti un nuovo paradigma di crescita o il preludio a una bolla che, quando scoppierà, lascerà cicatrici profonde ben oltre Wall Street.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.90 | critical |
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.60 | aligned |
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
L'ingresso in borsa di SpaceX ha trasformato Elon Musk nel primo trilionario della storia, ma la sua ascesa è vista con crescente inquietudine. I commentatori europei denunciano la concentrazione di potere nelle mani di un 'tecno-oligarca' e mettono in guardia contro una fascinazione irrazionale dei mercati. La ricchezza smisurata di Musk solleva interrogativi sulla deriva oligarchica del capitalismo tecnologico.
SpaceX ha debuttato a Wall Street tra fuochi d'artificio e l'inno 'Rocket Man', ma per la stampa progressista anglosassone Musk è il 'cattivo' trilionario dei razzi. La sua ricchezza record è dipinta come l'emblema di un sistema fuori controllo, mentre i dipendenti festeggiano come se avessero vinto alla lotteria. Il momento di gloria del magnate è oscurato dalla denuncia delle disuguaglianze che incarna.
Con un tocco di Bollywood, la stampa indiana celebra l'IPO di SpaceX che ha reso Musk il primo trilionario, giocando con il titolo di una canzone: 'Tu cheez badi hai... Musk Musk'. L'evento è raccontato con ironia e distacco, come un piccolo passo per SpaceX ma un salto gigantesco verso il trilione. Gli investitori indiani sono invitati a non lasciarsi prendere dalla frenesia, ma a considerare con pragmatismo le opportunità di investimento indiretto.
La stampa progressista latinoamericana accoglie il traguardo di Musk con indignazione: il primo trilionario della storia è la prova vivente di un'ingiustizia sistemica. I legislatori di sinistra chiedono immediatamente una tassa patrimoniale sui super-ricchi, mentre si sottolinea che la fortuna di Musk supera il PIL di intere nazioni. L'IPO di SpaceX non è una festa, ma un campanello d'allarme sulla disuguaglianza globale.
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