
Giovani intrappolati: dalla Spagna alla Svezia, il futuro è un lusso negato
L’emancipazione giovanile in Spagna tocca il minimo storico, mentre in Italia e Svezia emergono altre facce della stessa crisi: un’intera generazione esclusa dal futuro.
In Spagna, l’emancipazione giovanile ha raggiunto il minimo storico: solo il 14,5% dei giovani tra i 16 e i 34 anni vive fuori dalla casa familiare, e l’età media per il primo passo è salita a 30,2 anni. Secondo gli analisti di Madrid, il problema è la voragine tra salari e costo della vita: affittare un appartamento da soli assorbe il 98,7% dello stipendio, mentre anche in condivisione si supera il 33%. Storie come quella di Juan José, 29 anni, con un impiego stabile a Cordoba, ma costretto a restare nella stanza dei genitori a Lucena, diventano simbolo di una generazione che ha perso ogni certezza. Si parla di ‘generazione boomerang’, ma il ritorno a casa è ormai una partenza negata.
In Italia, la fotografia dell’Istat è altrettanto impietosa, e colpisce in particolare le donne, le millennial e le meridionali. «L’ascensore sociale si è rotto e io ci sono rimasta dentro»: la voce di una giovane meridionale, che si riconosce nella statistica, restituisce la frustrazione di un paese dove il titolo di studio non basta più. A ciò si aggiunge un alibi demografico: troppi anziani, poche nascite, ma secondo gli osservatori di Roma è un circolo vizioso, perché lo scarso investimento nei giovani – sia in quelli ad alta formazione sia in chi viene abbandonato dal sistema – è anche una delle cause della bassa fecondità. Il futuro è rimandato, quando non cancellato.
Dalla Svezia arriva un'altra prospettiva, altrettanto preoccupante. Il dibattito sull'università si è ridotto a una logica di fabbrica: produrre laureati il più velocemente possibile per il mercato del lavoro. Come notano i commentatori di Stoccolma, l’idea di Bildung – la formazione integrale della persona – è eclissata dal paradigma della funzionalità economica. Con metà dei giovani di ogni coorte che prosegue gli studi, il conflitto tra massa e qualità diventa insanabile. Anche qui, il giovane è ridotto a variabile di un sistema che non lo ascolta.
Quel che emerge, da nord a sud d’Europa, è una sconfitta generazionale che non conosce confini. La precarietà abitativa in Spagna, l’esclusione sociale in Italia, la strumentalizzazione dell’istruzione in Svezia: tre facce della stessa medaglia. Ma forse il dato più amaro è l’assenza di un progetto politico che inverta la rotta. Senza un serio investimento in case accessibili, in percorsi formativi autentici e in un mercato del lavoro che valorizzi i talenti, il rischio è che questa generazione venga espulsa non solo dal presente, ma da qualsiasi futuro. E l’Europa, nel suo insieme, ne pagherà lo scotto.
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