
Perquisizione nella sede di Starbucks Korea per la campagna “Tank Day”
L’irruzione della polizia segue le accuse di diffamazione per una promozione che evocava i carri armati della repressione di Gwangju, con ripercussioni commerciali e politiche.
La polizia di Seul ha perquisito mercoledì la sede nazionale di Starbucks Korea, nell’ambito di un’indagine per diffamazione legata alla controversa campagna promozionale “Tank Day”. Un portavoce del Gruppo Shinsegae, che gestisce la catena in Corea del Sud, ha confermato l’operazione, mentre le autorità si sono limitate a dichiarare che l’inchiesta è in corso, senza fornire ulteriori dettagli.
La promozione, lanciata il 18 maggio, proponeva una nuova linea di tumbler di grande capacità proprio nell’anniversario della rivolta democratica di Gwangju del 1980, quando almeno 165 civili furono uccisi dopo che la dittatura militare inviò i carri armati nelle strade. L’iniziativa è stata accusata di banalizzare il movimento di protesta più emblematico del Paese e di insultare le vittime, ricordate come martiri. Un gruppo civico e i familiari delle vittime hanno sporto denuncia contro il presidente di Shinsegae, Chung Yong-jin, e l’ex amministratore delegato di Starbucks Korea, Son Jung-hyun – dimessosi in seguito allo scandalo – con l’accusa di diffamazione e oltraggio. L’indagine interna condotta dall’azienda aveva concluso che l’errore non era intenzionale, ma ha incontrato limiti: secondo l’agenzia Yonhap e l’emittente KBS, il dirigente responsabile della pianificazione si è rifiutato di consegnare il proprio telefono cellulare, e la polizia sta ora cercando prove non incluse in quella verifica.
La controversia ha avuto pesanti ricadute. Starbucks Korea ha presentato scuse pubbliche e, a giugno, ha chiuso anticipatamente per mezza giornata tutti i suoi oltre 2.000 punti vendita per sessioni di formazione del personale. Secondo la piattaforma di dati IGAWorks, il volume dei pagamenti con carta di credito e debito è calato del 17% tra maggio e giugno, e il Gruppo Shinsegae ha parlato di un “forte calo delle vendite” nei primi giorni dello scandalo. La Corea del Sud è il terzo mercato mondiale per il colosso del caffè, dopo Stati Uniti e Cina.
Sul piano politico, la BBC ha riferito che il presidente Lee Jae-myung ha criticato la campagna, accusandola di “insultare le vittime e la lotta sanguinosa” degli abitanti di Gwangju, e il ministero dell’Interno ha annunciato un boicottaggio governativo. Il leader dell’opposizione ha risposto brandendo un bicchiere Starbucks durante un discorso, accusando l’esecutivo di eccesso di zelo, e da allora i bicchieri della catena sono stati adottati da esponenti della destra come simbolo di opposizione al governo, comparendo in comizi e dirette streaming. L’inchiesta della polizia prosegue mentre gli investigatori setacciano la documentazione sequestrata per accertare eventuali violazioni di legge.
| Stampa sud-est asiatica | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
| Stampa giapponese-coreana | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
La Corea del Sud difende la memoria dei martiri di Gwangju, accusando Starbucks di aver banalizzato la loro lotta per la democrazia.
Il discorso si basa sulla personificazione delle vittime come martiri, trasformando una promozione commerciale in un insulto nazionale, e sulla giudizializzazione del conflitto attraverso una denuncia penale.
Tralascia il fatto che Starbucks abbia ritirato immediatamente la promozione e chiesto scusa, il che avrebbe potuto ridurre la gravità dell'accusa.
Il mercato reagisce: la campagna di Starbucks è stata un errore commerciale che ha provocato boicottaggi e una perquisizione della polizia.
Il racconto adotta una prospettiva economica, riducendo la controversia a un errore di pubbliche relazioni e minimizzando il contesto storico della rivolta.
Omette la denuncia penale specifica contro il presidente del Gruppo Shinsegae e la prospettiva delle famiglie delle vittime.
La polizia di Seoul ha perquisito Starbucks per una promozione considerata offensiva verso i movimenti democratici.
L'estrema brevità e neutralità presentano l'evento come un fatto di cronaca privo di contesto emotivo, normalizzando la perquisizione come routine.
Non menziona il massacro di Gwangju, la protesta dei gruppi civici né la risposta di Starbucks.
La Spagna ricorda la strage di Gwangju: la promozione di Starbucks ha profanato la memoria dei caduti per la democrazia.
L'uso di termini come 'masacre' e 'levantamiento' e l'evocazione dell'anniversario creano un'equivalenza simbolica tra la promozione commerciale e un atto di violenza storica, suscitando indignazione morale.
Non accenna al fatto che Starbucks abbia interrotto la promozione e chiesto scusa, il che avrebbe potuto mitigare la condanna.
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