
Stalking, minacce e colpi proibiti: la vulnerabilità delle atlete sotto i riflettori
Dai messaggi persecutori a Sophie Cunningham fino al contatto fisico non sanzionato su Caitlin Clark, il mondo dello sport femminile si interroga sulla sicurezza delle proprie protagoniste, mentre un caso analogo scuote il Giappone.
La guardia delle Indiana Fever Sophie Cunningham ha raccontato agli investigatori di aver ridotto le uscite e di soffrire di incubi a causa dei messaggi ricevuti da Kevin Singh, l’uomo di Indianapolis accusato di stalking, intimidazione e molestie. Secondo la ricostruzione della procura della contea di Marion, Singh avrebbe inviato a Cunningham decine di comunicazioni esplicite e minacciose sulla piattaforma X, intensificate dopo l’intervento della sicurezza della squadra. A fine aprile, la dirigenza dei Pacers Sports & Entertainment aveva notificato all’uomo una lettera di cessazione, ma i messaggi sarebbero proseguiti, culminando a settembre nella consegna a mano di un pacco contenente una maglietta dei Guns N’ Roses impregnata di colonia maschile e una lettera indirizzata alla giocatrice. Singh, già in libertà vigilata per violazione della privacy, è stato arrestato e incriminato; il procuratore Ryan Mears ha dichiarato che «le minacce di violenza, siano esse faccia a faccia o dietro una tastiera, saranno prese sul serio».
Sul parquet, la compagna di squadra Caitlin Clark ha vissuto una serata segnata da un contatto fisico rimasto senza fischio. Durante la sfida contro le Phoenix Mercury, la guardia è caduta in area dopo un’azione in cui la avversaria Alyssa Thomas, secondo le immagini diffuse, le avrebbe premuto un ginocchio all’altezza dell’inguine e una mano alla gola, per poi scavalcarla mentre il pallone rotolava lontano. L’arbitro posizionato sulla linea di fondo non ha sanzionato il gesto. Clark ha lasciato il campo nel terzo quarto per un problema alla schiena, già segnalato più volte in stagione, e non è rientrata, mentre le Fever sono state superate 111-109 dalle Mercury. La lega sta ancora esaminando il fallo tecnico fischiato a Clark nella partita precedente per «applausi e istigazione», in un contesto in cui la revisione disciplinare appare, nell’ottica di osservatori nordamericani, disomogenea.
Un episodio che esula dall’ambito sportivo ma ne rispecchia le dinamiche arriva dal Giappone, dove un funzionario del Ministero della Salute, Atsushi Takabayashi, è stato processato per stalking ai danni di una subordinata. Secondo l’atto d’accusa, l’uomo avrebbe sviluppato un sentimento unilaterale e, sfruttando la propria posizione di caposezione, avrebbe inviato messaggi tramite lo strumento di comunicazione aziendale, fotografato di nascosto la donna e la sua patente, e infine fabbricato una chiave duplicata per introdursi nella sua abitazione e sottrarre biancheria intima. La vittima, in una dichiarazione letta in aula, ha riferito di essere stata costretta a rispondere perché i messaggi contenevano anche discussioni di lavoro, e di aver dovuto cambiare casa. La procura di Tokyo ha chiesto due anni di reclusione, mentre la difesa ha proposto una sanzione pecuniaria; la sentenza è attesa nei prossimi giorni.
Le vicende di Cunningham e Clark si inseriscono in un dibattito più ampio sulla protezione delle atlete professioniste. La condanna a due anni e mezzo di carcere inflitta lo scorso anno all’uomo che perseguitava Caitlin Clark rappresenta un precedente, ma la persistenza di comportamenti analoghi – e la percezione, diffusa tra i commentatori sportivi statunitensi, di una tutela arbitrale insufficiente – alimenta interrogativi sulla capacità delle istituzioni sportive di garantire un ambiente di lavoro sicuro. Il caso giapponese, pur collocandosi in un contesto gerarchico differente, mostra come la vulnerabilità di chi opera sotto i riflettori o in rapporti di subordinazione possa tradursi in condotte persecutorie che i sistemi giudiziari faticano a prevenire.
Le Fever torneranno in campo sabato contro le Los Angeles Sparks, con l’incognita sulle condizioni fisiche di Clark. Nel frattempo, il processo a Singh e la sentenza attesa a Tokyo offriranno parametri per misurare la risposta delle autorità a un fenomeno che, secondo l’analisi di giuristi nordamericani ed europei, richiede strumenti di intervento sempre più tempestivi.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
Il sistema sportivo americano ha fallito nel proteggere le sue stelle: l'infortunio di Clark e le minacce di Cunningham dimostrano che servono regole più severe e una maggiore sorveglianza. È ora di agire prima che accada il peggio.
L'episodio viene isolato dal contesto della partita e presentato come sintomo di una crisi di sicurezza, generalizzando il rischio per tutte le atlete. Si utilizza un linguaggio emotivo per spingere verso una soluzione normativa.
Non vengono menzionati i dettagli del contrasto di gioco che hanno portato all'infortunio, né le eventuali scuse o pentimento di Cunningham, per mantenere la narrazione di minaccia unilaterale.
Il basket è uno sport di contatto: gli infortuni e le schermaglie verbali capitano. La squadra si concentrerà sulla ripresa, senza bisogno di drammatizzare. La partita prosegue.
L'episodio viene inserito nella routine sportiva, normalizzando la tensione e riducendo la portata dell'accaduto. Si evita qualsiasi giudizio morale o chiamata all'azione.
Viene omesso il contesto di minacce personali e la gravità percepita negli Stati Uniti, per mantenere una prospettiva distaccata.
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