Accedi
Edizione delle 20:00 CETgiovedì 6 agosto 2026
320 testate · 17 lingue79 briefing oggi
Ultim'ora
mercoledì 6 maggio 2026

Operazione Epic Fury terminata: Washington passa alla fase difensiva nello stretto di Ormuz

Marco Rubio annuncia la conclusione dell'offensiva contro l'Iran. Al via ‘Project Freedom’ per garantire la navigazione. Trump punta sulla diplomazia.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato conclusa la fase offensiva dell’operazione ‘Epic Fury’ contro l’Iran, lanciata lo scorso 28 febbraio. In una conferenza stampa alla Casa Bianca, Rubio ha precisato che gli obiettivi militari sono stati raggiunti e che ora Washington si concentra sulla missione ‘Project Freedom’, volta a liberare le navi commerciali bloccate nello stretto di Ormuz, il passaggio strategico attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. La notifica formale al Congresso, inviata da Donald Trump il 1° maggio, ha evitato la scadenza dei sessanta giorni che avrebbe richiesto un’autorizzazione legislativa per prolungare il conflitto.

L’annuncio arriva in un clima di ambiguità. Solo poche ore prima, lo stesso Trump aveva minacciato di ‘far saltare in aria’ l’Iran in caso di attacchi contro navi statunitensi. Rubio ha tuttavia chiarito che la nuova fase è difensiva: le forze americane non apriranno il fuoco per prime, ma risponderanno con ‘efficacia letale’ se provocate. Una linea che, secondo gli analisti di Bruxelles, mira a mantenere la pressione senza riaccendere un conflitto regionale che potrebbe destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente e mettere a rischio gli approvvigionamenti energetici europei.

Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è alta. L’Unione europea, che già fronteggia tensioni nei Balcani e la guerra in Ucraina, dipende in misura significativa dal passaggio di Ormuz per le importazioni di greggio. La riapertura sicura del canale è quindi una priorità. Da Pechino, invece, si guarda con preoccupazione alla possibile militarizzazione della rotta: la Cina, primo importatore mondiale di petrolio, ha bisogno di stabilità per la propria crescita economica e teme che qualsiasi escalation possa tradursi in un aumento dei prezzi.

Sul tavolo resta l’opzione diplomatica. Rubio ha evocato la possibilità di un memorandum d’intesa con Teheran, mentre il regime degli ayatollah sembra mantenere le proprie rivendicazioni sul controllo dello stretto. L’incognita, come osservano gli analisti di Washington, è la capacità di tenere insieme deterrenza e negoziato. Il rischio di una nuova impennata delle tensioni è concreto, ma il passaggio a una postura difensiva potrebbe aprire uno spazio per il dialogo. La comunità internazionale segue con attenzione: il futuro della sicurezza energetica globale si gioca, ancora una volta, in quelle acque.

Ultim'ora
Sparatoria al consolato Usa di Toronto: fermati un diciannovenne e un quindicenne·Trump firma due ordini esecutivi per limitare la cittadinanza per nascita e vietare il “turismo delle nascite”·Visti USA, il controllo dei social media si estende a giornalisti e lavoratori nordamericani·L’IA progetta 16 virus batteriofagi funzionanti: è la prima volta per un genoma completo·Trump prevede una fine rapida del conflitto con l’Iran, mentre prosegue il negoziato su Hormuz·Wall Street incerta, petrolio in rialzo mentre si guarda al possibile accordo sullo Stretto di Hormuz·Terzo turno preliminare: Hapoel Tel Aviv avanti, cadono Maccabi e Beitar. Pari Hammarby, Rangers ko·La canzone scomparsa e il kolobok: cronaca di una guerra culturale russa·Sparatoria al consolato Usa di Toronto: fermati un diciannovenne e un quindicenne·Trump firma due ordini esecutivi per limitare la cittadinanza per nascita e vietare il “turismo delle nascite”·Visti USA, il controllo dei social media si estende a giornalisti e lavoratori nordamericani·L’IA progetta 16 virus batteriofagi funzionanti: è la prima volta per un genoma completo·Trump prevede una fine rapida del conflitto con l’Iran, mentre prosegue il negoziato su Hormuz·Wall Street incerta, petrolio in rialzo mentre si guarda al possibile accordo sullo Stretto di Hormuz·Terzo turno preliminare: Hapoel Tel Aviv avanti, cadono Maccabi e Beitar. Pari Hammarby, Rangers ko·La canzone scomparsa e il kolobok: cronaca di una guerra culturale russa·
Agg. 19:154 lingue · 10 testate
10 testate|4 lingue|2 min lettura
mercoledì 6 maggio 2026

Operazione Epic Fury terminata: Washington passa alla fase difensiva nello stretto di Ormuz

Marco Rubio annuncia la conclusione dell'offensiva contro l'Iran. Al via ‘Project Freedom’ per garantire la navigazione. Trump punta sulla diplomazia.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato conclusa la fase offensiva dell’operazione ‘Epic Fury’ contro l’Iran, lanciata lo scorso 28 febbraio. In una conferenza stampa alla Casa Bianca, Rubio ha precisato che gli obiettivi militari sono stati raggiunti e che ora Washington si concentra sulla missione ‘Project Freedom’, volta a liberare le navi commerciali bloccate nello stretto di Ormuz, il passaggio strategico attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. La notifica formale al Congresso, inviata da Donald Trump il 1° maggio, ha evitato la scadenza dei sessanta giorni che avrebbe richiesto un’autorizzazione legislativa per prolungare il conflitto.

L’annuncio arriva in un clima di ambiguità. Solo poche ore prima, lo stesso Trump aveva minacciato di ‘far saltare in aria’ l’Iran in caso di attacchi contro navi statunitensi. Rubio ha tuttavia chiarito che la nuova fase è difensiva: le forze americane non apriranno il fuoco per prime, ma risponderanno con ‘efficacia letale’ se provocate. Una linea che, secondo gli analisti di Bruxelles, mira a mantenere la pressione senza riaccendere un conflitto regionale che potrebbe destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente e mettere a rischio gli approvvigionamenti energetici europei.

Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è alta. L’Unione europea, che già fronteggia tensioni nei Balcani e la guerra in Ucraina, dipende in misura significativa dal passaggio di Ormuz per le importazioni di greggio. La riapertura sicura del canale è quindi una priorità. Da Pechino, invece, si guarda con preoccupazione alla possibile militarizzazione della rotta: la Cina, primo importatore mondiale di petrolio, ha bisogno di stabilità per la propria crescita economica e teme che qualsiasi escalation possa tradursi in un aumento dei prezzi.

Sul tavolo resta l’opzione diplomatica. Rubio ha evocato la possibilità di un memorandum d’intesa con Teheran, mentre il regime degli ayatollah sembra mantenere le proprie rivendicazioni sul controllo dello stretto. L’incognita, come osservano gli analisti di Washington, è la capacità di tenere insieme deterrenza e negoziato. Il rischio di una nuova impennata delle tensioni è concreto, ma il passaggio a una postura difensiva potrebbe aprire uno spazio per il dialogo. La comunità internazionale segue con attenzione: il futuro della sicurezza energetica globale si gioca, ancora una volta, in quelle acque.

Divergenza delle fonti

— · 10 testate · 4 lingue

0%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Questa notizia è apparsa su

10 testate · 4 lingue

Allarga lo sguardo

Da Geopolitics & Politics

Washington revoca il visto all’ambasciatrice brasiliana: scontro diplomatico a due mesi dal voto

3 lingue · 43 testate

Da Economy & Markets

I giganti del petrolio incassano utili record sulla guerra in Iran, Trump accusa le major americane

2 lingue · 21 testate

Da Technology

Apple rimuove Telegram dall’App Store per materiale pedopornografico, poi lo ripristina in giornata

3 lingue · 21 testate

Leggi di più