
Operazione Epic Fury terminata: Washington passa alla fase difensiva nello stretto di Ormuz
Marco Rubio annuncia la conclusione dell'offensiva contro l'Iran. Al via ‘Project Freedom’ per garantire la navigazione. Trump punta sulla diplomazia.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato conclusa la fase offensiva dell’operazione ‘Epic Fury’ contro l’Iran, lanciata lo scorso 28 febbraio. In una conferenza stampa alla Casa Bianca, Rubio ha precisato che gli obiettivi militari sono stati raggiunti e che ora Washington si concentra sulla missione ‘Project Freedom’, volta a liberare le navi commerciali bloccate nello stretto di Ormuz, il passaggio strategico attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. La notifica formale al Congresso, inviata da Donald Trump il 1° maggio, ha evitato la scadenza dei sessanta giorni che avrebbe richiesto un’autorizzazione legislativa per prolungare il conflitto.
L’annuncio arriva in un clima di ambiguità. Solo poche ore prima, lo stesso Trump aveva minacciato di ‘far saltare in aria’ l’Iran in caso di attacchi contro navi statunitensi. Rubio ha tuttavia chiarito che la nuova fase è difensiva: le forze americane non apriranno il fuoco per prime, ma risponderanno con ‘efficacia letale’ se provocate. Una linea che, secondo gli analisti di Bruxelles, mira a mantenere la pressione senza riaccendere un conflitto regionale che potrebbe destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente e mettere a rischio gli approvvigionamenti energetici europei.
Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è alta. L’Unione europea, che già fronteggia tensioni nei Balcani e la guerra in Ucraina, dipende in misura significativa dal passaggio di Ormuz per le importazioni di greggio. La riapertura sicura del canale è quindi una priorità. Da Pechino, invece, si guarda con preoccupazione alla possibile militarizzazione della rotta: la Cina, primo importatore mondiale di petrolio, ha bisogno di stabilità per la propria crescita economica e teme che qualsiasi escalation possa tradursi in un aumento dei prezzi.
Sul tavolo resta l’opzione diplomatica. Rubio ha evocato la possibilità di un memorandum d’intesa con Teheran, mentre il regime degli ayatollah sembra mantenere le proprie rivendicazioni sul controllo dello stretto. L’incognita, come osservano gli analisti di Washington, è la capacità di tenere insieme deterrenza e negoziato. Il rischio di una nuova impennata delle tensioni è concreto, ma il passaggio a una postura difensiva potrebbe aprire uno spazio per il dialogo. La comunità internazionale segue con attenzione: il futuro della sicurezza energetica globale si gioca, ancora una volta, in quelle acque.
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