
Il tacco di Tomás al 119' stende Friburgo e regala a Stoccarda la finale col Bayern
La semifinale di DFB-Pokal tra Stoccarda e Friburgo si è condensata in un dramma calcistico che ha tenuto l’Europa con il fiato sospeso e riacceso il dibattito sui limiti della tecnologia. Al 119’ della partita, il portoghese Tiago Tomás – subentrato da pochi minuti – ha infilato con un colpo di tacco spettacolare la rete del 2-1, regalando ai campioni in carica il biglietto per la finale di Berlino contro il Bayern Monaco. Ma il gol vittoria, già leggenda, era stato preceduto da un errore arbitrale che ha lasciato Friburgo con l’amaro in bocca: un gol regolare di Höler era stato annullato per un presunto fallo inesistente, con il direttore di gara che ha fischiato troppo presto impedendo al VAR di intervenire. Lo stesso Deutscher Fußball-Bund ha ammesso la svista, alimentando polemiche ben oltre i confini tedeschi.
A Stoccarda l’esplosione di gioia è arrivata dopo novanta minuti di sofferenza e supplementari carichi di tensione. Friburgo era passato in vantaggio con Eggestein, poi Undav aveva riequilibrato il match, ma la squadra di Schuster ha a lungo accarezzato il sogno di ribaltare i pronostici. Dalla prospettiva di Friburgo la beffa è doppia: il torto arbitrale e il gol subito in extremis acuiscono la sensazione di una serata storta, segnata da quello che gli analisti di Berlino definiscono «un errore tecnico e di protocollo» che riapre il dibattito sull’opportunità di riformare le regole del VAR quando il fischio arriva prematuro. A Monaco di Baviera, intanto, il Bayern osserva: la finale del 23 maggio all’Olympiastadion sarà l’ennesimo capitolo di una rivalità che in Coppa ha sempre sorriso ai bavaresi, ma lo Stoccarda arriva con la corazza di campione in carica e con l’incoscienza di chi, come ha confessato il tecnico Hoeneß, vive un «sovraccarico emotivo» che può diventare un’arma.
In Italia, dove le polemiche arbitrali e i protocolli della sala VAR sono pane quotidiano, l’episodio di Stoccarda diventa uno specchio di tensioni comuni a tutto il calcio europeo: la tecnologia, pensata per ridurre gli errori, finisce talvolta per amplificare l’ingiustizia quando i regolamenti non riescono a correggere l’umano. Il fatto che un giocatore come El Khannouss si sia piegato in campo per un conato di vomito prima dei supplementari è il dettaglio più crudo di una partita che ha messo a nudo nervi e stomaci, ricordando a tutti quanto il calcio resti un affare di fisico e psiche. La vittoria di Stoccarda, inoltre, non vale solo la finale: assicura la qualificazione a una coppa europea, con ripercussioni dirette sulla classifica di Bundesliga e sulla distribuzione dei posti per la prossima Champions ed Europa League. Un effetto a cascata che, nella lettura degli analisti del calcio tedesco, rappresenta un paracadute continentale anche in caso di sconfitta a Berlino, ma toglie certezze alle rivali in campionato. Ora lo sguardo è già al 23 maggio: Stoccarda sfiderà il Bayern con il coltello tra i denti, per infrangere un tabù che dura da decenni. La Coppa di Germania ha scritto un’altra pagina indimenticabile, dove la poesia dell’ultimo minuto e la prosa del regolamento si sono incrociate in modo indissolubile.
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