
Supermodelle e social media vietati: il corpo come messaggio nella Russia di Putin
Due immagini, due carriere, un unico palcoscenico conteso. Da un lato la sudafricana Candice Swanepoel, ex angelo di Victoria’s Secret, immortalata in bikini con stampa serpente e reggiseno metallico. Dall’altro l’americana Lindsay Brewer, soprannominata “la pilota più sexy del mondo”, ritratta su uno yacht a Saint-Barthélemy in costume bianco e trasparenze.
Entrambe hanno pubblicato gli scatti su Instagram, piattaforma bandita in Russia da marzo 2022 perché di proprietà di Meta, società giudicata “estremista” dai tribunali di Mosca. Eppure il divieto non ha impedito che le foto facessero il giro del web russo, commentate con entusiasmo da migliaia di utenti: “Candice è perfezione”, “Il corpo che vorrei senza rinunciare alla pizza”, hanno scritto i follower. Un paradosso che racconta molto della società russa contemporanea, dove il desiderio di immagini occidentali convive con la repressione digitale.
Secondo gli analisti di Bruxelles, il caso dimostra come i provvedimenti censori contro i social network stranieri siano inefficaci nel lungo periodo: i contenuti virali oltrepassano i firewall, e il fascino del corpo femminile standardizzato — magro, abbronzato, sessualizzato — continua a essere veicolato anche in assenza di un’infrastruttura legale. Nell’ottica di Pechino, invece, questi episodi confermerebbero la necessità di un controllo statale più stringente: la Cina ha già bloccato Instagram da anni e promuove modelli di bellezza “sani” e patriottici, lontani dall’estetica di Victoria’s Secret. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la questione si intreccia con il dibattito sul Digital Services Act e sulla responsabilità delle piattaforme nella diffusione di standard corporei potenzialmente dannosi.
Se da un lato Bruxelles spinge per una moderazione dei contenuti, dall’altro il confine tra censura e tutela resta labile. La vera domanda, per i commentatori italiani, è se una società possa davvero emanciparsi da immagini che — bandite o meno — continuano a circolare attraverso il passaparola digitale, alimentando un immaginario globale sempre più uniforme. Mentre Swanepoel e Brewer posano per i loro follower, il mondo osserva: tra divieti e desideri, il corpo femminile resta il campo di battaglia di una guerra culturale che non conosce confini.
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