
Teheran rivendica il controllo esclusivo sui fondi scongelati, smentendo Washington
L'ambasciatore iraniano all'ONU respinge le condizioni americane sull'uso dei 12 miliardi di dollari, mentre i negoziati di pace entrano nella fase tecnica.
L'annuncio del progresso nei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, mediati da Pakistan e Qatar nel resort svizzero di Bürgenstock, è stato immediatamente accompagnato da una netta divergenza sulla destinazione dei fondi iraniani congelati. L'ambasciatore di Teheran presso le Nazioni Unite a Ginevra, Ali Bahreini, ha dichiarato che "solo l'Iran deciderà cosa fare dei propri asset", smentendo le affermazioni del vicepresidente americano JD Vance e del presidente Donald Trump, secondo cui Washington e Doha manterrebbero un controllo sui circa 12 miliardi di dollari che dovrebbero essere progressivamente scongelati in base all'intesa preliminare.
Secondo l'amministrazione statunitense, i fondi – in gran parte proventi petroliferi e riserve della banca centrale iraniana bloccati all'estero da anni di sanzioni – sarebbero gestiti attraverso un conto di garanzia sotto supervisione americana e destinati all'acquisto di prodotti agricoli e medicali statunitensi. Una soluzione attribuita dal vicepresidente Vance a Jared Kushner, consigliere e genero di Trump. Fonti iraniane respingono qualsiasi ingerenza: Bahreini ha riconosciuto che Washington e Doha dovranno curare "alcuni aspetti tecnici" dello scongelamento, poiché parte delle somme è depositata in Qatar e il congelamento fu imposto dagli Stati Uniti, ma ha escluso che ciò si traduca in un potere di indirizzo sulle importazioni.
La disputa si inserisce in un quadro negoziale più ampio. L'intesa provvisoria, firmata la settimana scorsa, prevede una sospensione delle sanzioni americane per sessanta giorni – avviata lunedì – e l'istituzione di gruppi di lavoro tecnici. Secondo Teheran, saranno quattro: uno sulla rimozione delle sanzioni, uno sul nucleare, uno sulla ricostruzione economica e uno sul monitoraggio degli impegni. Fonti diplomatiche occidentali confermano almeno due tavoli, dedicati a sanzioni e attività nucleari. Parallelamente, l'Iran ha smentito che gli ispettori dell'Aiea visiteranno i siti nucleari danneggiati dai raid attribuiti a Stati Uniti e Israele, mentre Bahreini ha indicato come "linea rossa" qualsiasi nuovo attacco contro il Libano, dove una tregua fragile è in vigore da domenica.
Per l'Europa e l'Italia, l'evoluzione del dossier ha riflessi diretti. La sospensione temporanea delle sanzioni sulle vendite di petrolio e prodotti chimici iraniani, confermata da Washington, potrebbe allentare la pressione sui mercati energetici globali, secondo analisti del settore. Resta tuttavia l'incognita sulla tenuta dell'architettura di controllo proposta dagli Stati Uniti, che Teheran considera una violazione della propria sovranità economica. I prossimi passi vedranno l'avvio dei gruppi di lavoro nei giorni successivi, mentre il canale di comunicazione diretta istituito per prevenire incidenti nello Stretto di Hormuz – via d'acqua cruciale per gli approvvigionamenti energetici europei – sarà un banco di prova della capacità delle parti di tradurre la tregua tattica in un accordo permanente entro la scadenza dei sessanta giorni.
| Stampa israeliana | −0.70 | critical |
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