
Thaksin Shinawatra torna in libertà: il braccialetto e l'ombra sulla Thailandia
L'ex premier thailandese esce dal carcere dopo otto mesi. Resterà ai domiciliari con braccialetto elettronico fino a settembre. Possibile ritorno in politica?
Thaksin Shinawatra, l'uomo che da un quarto di secolo condiziona la vita politica thailandese, è uscito lunedì dal carcere di Klong Prem, a Bangkok. Il settantaseienne magnate delle telecomunicazioni, condannato a un anno per corruzione e abuso di potere, ha scontato otto mesi di detenzione e ora potrà finire la pena nella sua villa, con un braccialetto elettronico al polso e l'obbligo di non allontanarsi da un perimetro prestabilito. Ad accoglierlo, trecento sostenitori entusiasti e la figlia Paetongtarn Shinawatra, che per pochi mesi, tra il 2024 e il 2025, ha ricoperto la carica di primo ministro prima di essere estromessa da una nuova crisi istituzionale. Thaksin, che ai giornalisti ha dichiarato con ironia di aver trascorso gli otto mesi «in meditazione» e di «non ricordare nulla», torna sulla scena in un momento di fragile transizione per il regno del Sud-est asiatico.
La sua vicenda giudiziaria è indissolubilmente intrecciata alla storia recente della Thailandia. Dopo il colpo di Stato militare del 2006, che lo depose mentre si trovava all'estero, Thaksin è stato il catalizzatore di uno scontro profondo tra élite tradizionaliste, esercito e monarchia da un lato, e le masse rurali e urbane che lo hanno sempre sostenuto dall’altro. Le sue formazioni politiche — sciolte e rifondate più volte — hanno continuato a vincere le elezioni, finché l'ultimo governo guidato dalla figlia è caduto sotto la pressione dei poteri forti. Ora la sua liberazione condizionale, con l'obbligo di indossare il braccialetto fino a settembre e di astenersi da comportamenti che possano fomentare disordini, riapre interrogativi sull'equilibrio del paese.
Secondo gli analisti di Bangkok, il rilascio di Thaksin è stato negoziato nelle stanze del potere con la giunta militare che controlla il governo attuale. Un tacito accordo che gli garantisce una libertà vigilata in cambio del ritiro dalla scena politica attiva. Ma Thaksin, che a 77 anni resta magnetico e carismatico, potrebbe tentare di tornare al centro del gioco, magari orchestrando una nuova compagine elettorale in vista delle prossime consultazioni. A Bruxelles si guarda con cautela: l'instabilità thailandese ha ripercussioni sugli investimenti europei nel paese, crocevia della supply chain asiatica, e un eventuale ritorno di Thaksin alla guida effettiva del fronte populista potrebbe acuire le tensioni con l'establishment militare-monarchico, già logorato da anni di crisi.
L'ottica di Pechino è più pragmatica. La Cina vede in Thaksin un interlocutore che, al di là delle controversie interne, ha sempre mantenuto buone relazioni con l’alleato settentrionale, favorendo progetti infrastrutturali e partnership economiche. Dal Cremlino giunge invece una lettura più cauta: le condizioni della libertà condizionale — residenza fissa, divieto di viaggiare senza preavviso, lavoro solo in attività ufficiali — sembrano studiata per tenere Thaksin sotto controllo, ma la sua influenza informale resta immensa. La domanda che tutti si pongono, da Roma a Tokyo, è se il vecchio leone della politica thailandese, scampato a colpi di Stato e processi, accetterà di scomparire nella sua villa di Bangkok o se, con la scusa del braccialetto, preparerà silenziosamente la prossima mossa. I prossimi mesi, fino a settembre, diranno se la Thailandia avrà un nuovo capitolo della sua saga infinita.
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