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Economia e Mercativenerdì 29 maggio 2026

TotalEnergies, assemblea blindata tra proteste e la tassa sugli extraprofitti che divide la Francia

Tra contestazioni ecologiste e pressioni politiche, il colosso riunisce gli azionisti. Il governo si spacca sulla supertassa, mentre il CEO difende i profitti record.

Nel quartiere finanziario della Défense, blindato da transenne e agenti di polizia, si è aperta questa mattina l’assemblea generale di TotalEnergies. All’esterno della torre che ospita la sede del gruppo, una trentina di militanti di organizzazioni come Attac, Avaaz e 350.org ha messo in scena una protesta simbolica: un finto Emmanuel Macron alimentava con banconote un oleodotto di cartone, mentre un sosia del CEO Patrick Pouyanné le raccoglieva dall’altro capo. La scena, durata una mezz’ora, riassume la deflagrante polemica che da settimane investe il colosso francese, accusato di realizzare superprofitti mentre le famiglie faticano a far fronte al caro-energia.

All’interno, Pouyanné ha difeso con vigore i risultati record del gruppo, dichiarando che «i profitti non cadono dal cielo». In un’intervista rilasciata poco prima alla stampa francese, l’amministratore delegato ha rivendicato gli sforzi per contenere i prezzi dei carburanti, attraverso un plafond che, ha sostenuto, ha permesso di attenuare l’impatto della crisi in Medio Oriente sulle famiglie. Una linea che trova sponda nel governo: il ministro delle Piccole e medie imprese, Serge Papin, intervenendo a un’emittente radiofonica, ha escluso la necessità di una sovrattassa sugli extraprofitti, affermando che Pouyanné sta «facendo il suo dovere per la Francia».

Eppure, proprio la proposta di una «tassa Total» – così l’ha ribattezzata la stampa italiana – infiamma il dibattito politico d’Oltralpe. Secondo gli analisti vicini alla sinistra transalpina, un prelievo straordinario potrebbe fruttare fino a 2 miliardi di euro alle casse pubbliche, in un momento in cui il governo cerca risorse per finanziare la transizione ecologica e le misure di sostegno al potere d’acquisto. Ma la spaccatura è evidente, con l’esecutivo che appare riluttante a colpire un campione nazionale già gravato da una pressione fiscale tra le più alte in Europa.

Dall’Italia, dove analoghe proposte di tassare gli extraprofitti energetici sono state al centro di controversi provvedimenti legislativi, l’evoluzione francese viene osservata con attenzione. L’eventuale irrigidimento di Parigi potrebbe rinfocolare un dibattito a livello europeo sulla necessità di coordinare le politiche fiscali sui profitti eccezionali dei grandi gruppi energetici, in un contesto di persistente volatilità dei mercati globali. Ma per ora, TotalEnergies tira dritto, forte di un dividendo in crescita e di una strategia che coniuga petrolio e rinnovabili, mentre la contestazione fuori dalla sala assembleare promette di non essere l’ultimo capitolo di una stagione di tensioni.

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venerdì 29 maggio 2026

TotalEnergies, assemblea blindata tra proteste e la tassa sugli extraprofitti che divide la Francia

Tra contestazioni ecologiste e pressioni politiche, il colosso riunisce gli azionisti. Il governo si spacca sulla supertassa, mentre il CEO difende i profitti record.

Nel quartiere finanziario della Défense, blindato da transenne e agenti di polizia, si è aperta questa mattina l’assemblea generale di TotalEnergies. All’esterno della torre che ospita la sede del gruppo, una trentina di militanti di organizzazioni come Attac, Avaaz e 350.org ha messo in scena una protesta simbolica: un finto Emmanuel Macron alimentava con banconote un oleodotto di cartone, mentre un sosia del CEO Patrick Pouyanné le raccoglieva dall’altro capo. La scena, durata una mezz’ora, riassume la deflagrante polemica che da settimane investe il colosso francese, accusato di realizzare superprofitti mentre le famiglie faticano a far fronte al caro-energia.

All’interno, Pouyanné ha difeso con vigore i risultati record del gruppo, dichiarando che «i profitti non cadono dal cielo». In un’intervista rilasciata poco prima alla stampa francese, l’amministratore delegato ha rivendicato gli sforzi per contenere i prezzi dei carburanti, attraverso un plafond che, ha sostenuto, ha permesso di attenuare l’impatto della crisi in Medio Oriente sulle famiglie. Una linea che trova sponda nel governo: il ministro delle Piccole e medie imprese, Serge Papin, intervenendo a un’emittente radiofonica, ha escluso la necessità di una sovrattassa sugli extraprofitti, affermando che Pouyanné sta «facendo il suo dovere per la Francia».

Eppure, proprio la proposta di una «tassa Total» – così l’ha ribattezzata la stampa italiana – infiamma il dibattito politico d’Oltralpe. Secondo gli analisti vicini alla sinistra transalpina, un prelievo straordinario potrebbe fruttare fino a 2 miliardi di euro alle casse pubbliche, in un momento in cui il governo cerca risorse per finanziare la transizione ecologica e le misure di sostegno al potere d’acquisto. Ma la spaccatura è evidente, con l’esecutivo che appare riluttante a colpire un campione nazionale già gravato da una pressione fiscale tra le più alte in Europa.

Dall’Italia, dove analoghe proposte di tassare gli extraprofitti energetici sono state al centro di controversi provvedimenti legislativi, l’evoluzione francese viene osservata con attenzione. L’eventuale irrigidimento di Parigi potrebbe rinfocolare un dibattito a livello europeo sulla necessità di coordinare le politiche fiscali sui profitti eccezionali dei grandi gruppi energetici, in un contesto di persistente volatilità dei mercati globali. Ma per ora, TotalEnergies tira dritto, forte di un dividendo in crescita e di una strategia che coniuga petrolio e rinnovabili, mentre la contestazione fuori dalla sala assembleare promette di non essere l’ultimo capitolo di una stagione di tensioni.

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